martedì 3 ottobre 2017

Ai bianchi dieci euro in più la paga decisa in base alla pelle

COSENZA. Sfruttavano i braccianti per oltre 10 ore al giorno nei campi. Li costringevano a lavorare senza guanti, né protezioni. E senza dar loro neanche da bere, se non una bottiglietta d'acqua a mezzogiorno. La paga era per tutti da fame. Ma per i lavoratori africani di più.
«Ci dicevano che noi siamo neri, loro sono più bianchi di noi quindi - racconta uno - hanno diritto a una paga maggiore», sui dieci euro in più. Per questo, i fratelli Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo di Amantea, nel Cosentino, sono finiti ai domiciliari con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Per mesi - ha svelato l'inchiesta coordinata dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni - i due hanno sfruttato i richiedenti asilo, ospiti di un centro Spar vicino al loro agriturismo, costringendoli ad accettare condizioni anche peggiori di quelle imposte ai braccianti rumeni o indiani.
«Mangiavamo per terra, come animali» racconta uno dei ragazzi ai carabinieri di Paola. I 25 euro promessi, a fine giornata non sempre arrivavano. Ma nessuno - dicono - poteva fiatare perché «minacciavano di chiamare un loro fratello poliziotto per farci espellere. Di loro avevamo paura, perché siamo tutti richiedenti asilo».
Alessia Candito

(la Repubblica 21 settembre)