COSENZA. Sfruttavano i braccianti per oltre 10 ore al giorno nei campi. Li costringevano a lavorare senza guanti, né protezioni. E senza dar loro neanche da bere, se non una bottiglietta d'acqua a mezzogiorno. La paga era per tutti da fame. Ma per i lavoratori africani di più.
«Ci dicevano che noi siamo neri, loro sono più bianchi di noi quindi - racconta uno - hanno diritto a una paga maggiore», sui dieci euro in più. Per questo, i fratelli Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo di Amantea, nel Cosentino, sono finiti ai domiciliari con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Per mesi - ha svelato l'inchiesta coordinata dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni - i due hanno sfruttato i richiedenti asilo, ospiti di un centro Spar vicino al loro agriturismo, costringendoli ad accettare condizioni anche peggiori di quelle imposte ai braccianti rumeni o indiani.
«Mangiavamo per terra, come animali» racconta uno dei ragazzi ai carabinieri di Paola. I 25 euro promessi, a fine giornata non sempre arrivavano. Ma nessuno - dicono - poteva fiatare perché «minacciavano di chiamare un loro fratello poliziotto per farci espellere. Di loro avevamo paura, perché siamo tutti richiedenti asilo».
Alessia Candito
(la Repubblica 21 settembre)
«Ci dicevano che noi siamo neri, loro sono più bianchi di noi quindi - racconta uno - hanno diritto a una paga maggiore», sui dieci euro in più. Per questo, i fratelli Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo di Amantea, nel Cosentino, sono finiti ai domiciliari con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Per mesi - ha svelato l'inchiesta coordinata dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni - i due hanno sfruttato i richiedenti asilo, ospiti di un centro Spar vicino al loro agriturismo, costringendoli ad accettare condizioni anche peggiori di quelle imposte ai braccianti rumeni o indiani.
«Mangiavamo per terra, come animali» racconta uno dei ragazzi ai carabinieri di Paola. I 25 euro promessi, a fine giornata non sempre arrivavano. Ma nessuno - dicono - poteva fiatare perché «minacciavano di chiamare un loro fratello poliziotto per farci espellere. Di loro avevamo paura, perché siamo tutti richiedenti asilo».
Alessia Candito
(la Repubblica 21 settembre)