lunedì 2 ottobre 2017

RESTIAMO UMANI

Dopo gli attentati di Barcellona e Turku, come è normale (e doveroso) che sia, i media hanno tentato di offrire all`opinione pubblica una chiave di lettura il più possibile coerente con la realtà di quanto accaduto. Tra le tante voci - alcune condivisibili, altre molto meno - sono rimasto colpito da quella dello scrittore spagnolo Javier Cercas che per anni ha vissuto nella capitale catalana: non si è limitato a fare un'analisi ex post. «Dobbiamo capire questi terroristi», ha detto a Repubblica l'autore di I soldati di Salamina, Anatomia di un istante e L'Impostore. «Che non significa assolutamente giustificarli, sia chiaro. Ma come Mandela studiò l'apartheid per sconfiggerla, noi dobbiamo comprendere il prima possibile loro, l'ideologia spaventosa jihadista e come questa possa conquistare i giovani, i disadattati e i criminali che vivono da noi. Dopo la strage del Bataclan, il primo ministro francese Manuel Valls disse: "Non si può spiegare una barbarie del genere. Perché spiegarla significa giustificarla. È inaccettabile provare a capire un attacco terrorista". Io non sono affatto d'accordo».
Studiare la mente di questi killer suicidi per comprendere come possano arrivare a elucubrare il pensiero che lucidamente e con feroce determinazione li spinge a uccidere persone inermi: questo è ciò che suggerisce Cercas. Sembra una soluzione banale e invece non lo è affatto. Perché porta con sé l'idea forte, intrisa di umanità, che le azioni compiute da queste persone non siano "impresse" nel loro codice genetico. Non solo il loro destino non è già scritto - o predeterminato da un ente superiore - ma c'è anche un "prima", un tempo entro cui si potrebbe intervenire per far sì che non si determinino le condizioni "ambientali" che favoriscono quella che viene chiamata "radicalizzazione". Cioè il passaggio da una vita sostanzialmente "normale" all'acting out stragista e senza senso nel confronti di persone inermi e sconosciute.
Prevenzione. Penso che sia in questo momento l'arma più potente nelle nostre mani. L'intelligence lavora senza sosta, ma non è in grado di intercettare tutto. Occorre pertanto investire anche sullo studio del pensiero umano, basato su un approccio scientifico laico, l'unico in grado di scoprire come e perché alcuni individui arrivino a perdere il rapporto con la realtà umana al punto di "vedere" gli altri come birilli da abbattere con un furgone. «La forza, la polizia, l'esercito sono indispensabili per combattere il terrorismo, ma non bastano», ha detto ancora Cercas. "Questa dei terroristi islamici è una guerra che non è solo militare, ma ideale, di pensiero. Per vincere dobbiamo combattere l'ideologia tossica e nichilista che prolifera nell'esclusione sociale, nelle circostanze che portano a dire a questi terroristi: "Amiamo più la morte della vita". Una dottrina simile non potrà mai essere annientata soltanto dalle bombe». Anni fa, con la California devastata dagli incendi, il presidente Bush propose come soluzione l'eliminazione dl tutte le foreste. Come se la causa della tragedia fossero gli alberi e non il fuoco. C'è questa mentalità anche dietro le parole di Valls. La stessa dei sedicenti esportatori di democrazia occidentali post 11/9, secondo cui solo radendo al suolo intere nazioni e annullandone le culture si può risolvere la questione terrorismo. A cosa ci ha portato questa convinzione (delirante) è sotto gli occhi di tutti. La violenza della legge del taglione in alcuni individui ha provocato come reazione odio cieco. La causa delle stragi di Barcellona e Turku è l'odio. Restiamo umani, diceva Vittorio Arrigoni, invitando a ricordarsi qual è la natura dell'essere umano.
Federico Tulli

(Adista 2 settembre)