Bisogna ripartire dalla pratica del fanciullino.
1
Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea,
cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni
che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose
a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei
Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla
veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane
perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo
alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli
rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti
neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora
uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C'è qui un
ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo
per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta
erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila
uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li
distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci,
finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli:
«Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li
raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani
d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la
gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire:
«Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma
Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si
ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. (Giov. 6, 1-15)
Collocare questo testo nel contesto biblico
Anche
questa pagina ricorre, con alcune varianti, in tutti i vangeli. Nei
due Testamenti spesso Dio viene presentato come Colui che, tramite i
Suoi profeti, sazia il Suo popolo. L'Esodo ci parla della manna con
cui Dio nutre la carovana che, sfuggita alla tirannia del faraone,
cerca una terra in cui abitare in pace. Nei libri dei Re, i profeti
Elia ed Eliseo sono operatori e soccorritori dei poveri, come ci
narra l'episodio della vedova di Sarepta.
Gesù, che per noi
cristiani è il testimone di Dio per eccellenza, è molto attento ai
problemi concreti della gente che incontra nella sua itineranza da
villaggio a villaggio. I profeti non sono mai dei sognatori astratti
e spiritualisti, non scrivono messaggi sublimi fuori dalla realtà.
Essi parlano e sono testimoni di un "Dio della vita" e per
loro "il regno" è una esistenza in cui si realizzi la
giustizia, il sogno di Dio per le Sue creature.
Allora si capisce
bene perché Gesù si prenda cura di chi soffre nel corpo e nello
spirito, di chi è emarginato, solo, bollato, privo di salute e di
lavoro. La fede in Dio che Gesù ha vissuto e di cui ci ha dato
testimonianza implica sempre un cambiamento che parte dal cuore e poi
trasforma i nostri comportamenti quotidiani.
Gesù
s'accorge
Ecco
il primo passo. Gesù è stanco e cerca un po' di pace, ma vede la
folla che lo insegue e pensa ai bisogni più elementari della gente:
come fare in modo che possano mangiare? Tutta la vita di Gesù, che
guarda le persone con gli occhi del cuore, è fatta di questa
attenzione. La domanda che rivolge a Filippo è il segno che Gesù
coinvolgeva i suoi discepoli in questo atteggiamento di premura e di
cura.
La disattenzione genera una terribile cecità. Vediamo le
persone come "realtà estranee", come pezzi a parte,
esistenze lontane. Si tratta di persone che non diventano mai "il
nostro prossimo". Esiste un distacco, un disinteresse, una
distanza che potremmo chiamare "la morte del prossimo".
Filippo ed Andrea, come ci documenta questa pagina evangelica, si
lasciano contagiare da questo atteggiamento di cura e di solidarietà
di Gesù.
Penso che se noi, dopo anni e anni di cammino cristiano,
non abbiamo risvegliato in noi l'attenzione operosa verso chi manca
del pane (casa, lavoro, salute, affetti), siamo rimasti fuori dal
cammino di Gesù, fruitori di riti, ma non partecipi della pratica di
vita che qualifica un discepolo del nazareno. Ogni giorno ritrovo in
me tanta disattenzione e sta davanti a me un sentiero di conversione
in cui sono molto manchevole. Devo guarire questa mia "distrazione",
questo mio frequente disimpegno.
Rassegnarsi
nell'impotenza?
Se,
come ben sappiamo, queste pagine non sono cronache o resoconti
precisi di un evento, ma costruzioni letterarie e teologiche che
offrono a noi nuove prospettive di vita, possiamo lasciarci provocare
dalla trama del raccconto: come risolvere questo enorme problema?
Gesù
si rivolge a Filippo: dove possiamo comperare il pane necessario?
Filippo fa la conta delle possibilità: non bastano duecento denari.
Andrea ha pur visto che c'è un "fanciulIino" (così dice il testo
greco) che ha cinque pani d'orzo e due pesciolini, "ma che cos'è
questo per così tanta gente?".
Rivolgersi
a qualche magnate della zona o ricorrere a qualche benefattore?
Oppure rassegnarsi all'impotenza e lasciare le cose come stanno?
C'è
qui un fanciullino
Gesù
sta individuando un percorso, una strategia. Parte proprio da questo
fanciuIlino, da questi cinque pani e da questi due pesciolini.
Si
noti che i diminutivi sono d'obbligo perché sono presenti nel testo
greco che, evidentemente, ha voluto sottoIineare la sproporzione tra
il dato di partenza e il cibo che ha saziato cinquemila persone con
relativi avanzi. L' osservazione di Andrea, tra candore e sgomento, è
pienamente giustificata. Chi mai ha sfamato cinquemila persone con
cinque pani e due pesciolini? E chi mai, in una situazione collettiva
in cui si presenta un enorme problema, si rivolge ad un fanciuIlino?
La
provocazione non dovrebbe cadere nel vuoto.
Noi
troppo spesso pensiamo che solo i grandi deIla terrra, solo con
enormi risorse, solo con macroscopiche imprese si possano affrontare
i problemi della convivenza umana. Dio, come ci testimonia Gesù in
questa pagina, ci sospinge su una strada diversa: le chiavi del
futuro, la possibilità di cambiare le situazioni di diseguaglianza,
di sofferenza, di disagio stanno ancora neIle mani dei "fanciuIlini"
e di tutti coloro che hanno solo cinque pani e due pesciolini.
Dio agisce dal basso
Se
milioni di "fanciulIini", cioè di persone piccole e
povere, aIla Iuce delIa Parola di Dio, che ci chiama alIa
disponibilità, mettono insieme ciò che Dio ha posto nel loro cuore
e tra le loro mani, si compiono "miracoIi". La vita di Gesù lo testimonia a chiare lettere. Egli si è attorniato di gente
"fanciullina ", ha riposto fiducia in persone impotenti,
imperfette, ininfluenti. Le donne e gli uomini del suo gruppo erano
in larga misura privi di potere e di "grandezza". Lui
stesso ha percorso un sentiero umile, nascosto, senza grandi mezzi.
Grande fu in lui soltanto la fiducia in Dio e l'apertura a tutte le
persone che incontrava.
Dico
questo non per coltivare I'idolatria del "piccolo è bello"
ma perché, mentre i grandi del mondo sono impigliati nei corridoi
dei vari palazzi, sono ancora le donne e gli uomini più veri e piccoli
che vivono il "miracolo" deIla condivisione e affrontano
con concretezza, con lucidità e con coraggio i problemi delIa vita
quotidiana. Penso che saranno ancora loro, con il grido delle loro
sofferenze, a farci capire che l' attuale globalizzazione è il
travestimento di nuove e vecchie oppressioni se non imbocca il
sentiero della condivisione Se la politica, intesa come cura del bene
comune, vuole rinascere davvero "e ce n'è tanto bisogno",
essa deve ascoltare il grido, i bisogni, i diritti della "gente
fanciullina", dei popoli e delle persone meno fortunate.
Dunque
Questa
pagina viene tradita se la leggiamo come il gioco di un Gesù mago
che fa uscire all'infinito pane e pesci da una cesta. Liberiamoci da
questa lettura ingenua, miracolistica, deviante, che non richiede se
non ammirazione per il prestigiatore. Il vero "miracolo" è
avvenuto nel cuore di queste persone che hanno accolto l'invito di
Gesù a mettere in comune le loro povere scorte di viaggio. Il vero
"miracolo" avviene ogni volta che noi, creature spesso
"tentate" dall'egoismo, ci decidiamo a fare qualche scelta
concreta di condivisione. Mi piace pensare che quelle persone, sedute
sull'erba, guardandosi negli occhi, fossero addirittura stupite per
quella bella cena che, su proposta del profeta di Nazareth, avevano
potuto realizzare senza che nessuno rimanesse a stomaco vuoto. A
volte, quando leggo tante piccole esperienze di microcredito, di
Emergency, di associazioni e gruppi....vedo che con cinque pani e due
pesciolini si fanno miracoli, si possono porre i "segni"
concreti del regno di Dio, germi e semi di una umanità nuova.
Grazie,
o Dio
Aiutami , o Dio, a vedere i segni, a tendere l'orecchio,
ad aprire i cuori e le mani.
Anche in me c'è un fanciullino che può mettere a disposizione qualcosa delle sue piccole scorte,
che poi sono i Tuoi doni, le opportunità che ci offri nel viaggio della nostra vita.