venerdì 27 luglio 2018

VERSO LA BARBARIE

Misure simili all’apartheid”
La legge scuote Israele

C’è chi ha paragonato questo disegno di legge “all’apartheid sudafricana". Altri addirittura alla “fine della democrazia in Israele”. Ma il premier Benjamin Netanyahu l’ha ripetuto più volte: “E’ la maggioranza che decide”. Da giorni in Israele si litiga sulla cosiddetta “Legge della nazione”, e cioè di una imminente legislazione (di cui si discute da quasi dieci anni) per determinare “la natura dello Stato di Israele come Stato del popolo ebraico”. In pratica, si tratta di ulteriori linee guida fondamentali dello Stato di Israele a difesa dell’ebraicità nel Paese, della sua cultura e della sua preservazione in ambito legislativo. 
Misure che il governo Netanyahu vuole far approvare questa settimana. Ma c’è un passaggio della legge che ha allarmato in molti: “Autorizzare una comunità composta da persone che hanno la stessa fede e nazionalità a mantenere il carattere esclusivo di quella  comunita”.
Una frase “pericolosissima”, perché secondo i suoi critici aprirebbe la strada a quartieri “per soli ebrei”, a segregazioni, a discriminazioni religiose e razziali, soprattutto nei confronti della comunità araba in Israele e Cisgiordania (secondo il governo Netanyahu invece è necessario perché ciò già accade nei confronti degli stessi coloni ebrei). Non solo: nel disegno di legge è prevista una estensione della legge religiosa ebraica in ambito civile e il declassamento dell’arabo da lingua ufficiale a lingua “con status speciale”.
Sabato sera – come accade con una certa ricorrenza da mesi a causa dei guai giudiziari del premier – migliaia di persone sono scese in piazza al Tel Aviv per protestare contro il governo Netanyahu. Le manifestazioni, i moniti allarmati dello stesso presidente israeliano Rivlin, le proteste di parte delle opposizioni e gli allarmi di accademici e associazioni di diritti umani, ieri hanno costretto il capo dell’esecutivo a fare una (piccola) retromarcia. D’accordo con il ministro dell’Istruzione Bennett, la nuova dicitura del passaggio contestato della legge adesso recita: “Lo Stato considera lo sviluppo degli avamposti ebraici come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuoverne il loro consolidamento”. 
Un restauro lessicale che però ha scontentato i falchi estremi dell’esecutivo e non ha affatto convinto i detrattori della legge.
Legge che tecnicamente è una “basic law”,” una legge fondamentale”, e cioè un articolo che avrebbe valore costituzionale. Israele non ha una Costituzione scritta – sempre rimandata nei decenni – bensì alcune “basic laws” approvate negli anni dal parlamento Knesset che si basano sulla Dichiarazione d’Indipendenza del ’48 e che poi dovrebbero costituire i fondamenti della futura Carta Costituzionale. Per questo l’eventuale approvazione di questa legge è più cruciale del solito; le leggi fondamentali “basic laws”, una volta approvate possono poi essere modificate soltanto con una “supermaggioranza” alla Knesset.

Antonello Guerrera – Repubblica 16/7