sabato 8 dicembre 2018

LE PAROLE PER DIRLO


Niente! Non si può più fare!”

Apro la posta elettronica. Una signora mi comunica che oggi è morta una sua carissima amica. Mi descrive il suo dolore, il suo smarrimento, la ferita del distacco. Ad un certo punto dice: “In questi ultimi tempi non ci siamo viste né sentite, ieri pensavo molto a lei, mi riproponevo di sentirla. Niente! Non si può più fare!”. Mi ha colpito proprio questa frase: “Non si può più fare”. E’ proprio questo il lato amaro della morte: “finisce”, mette fine, toglie ogni possibilità. Chiude tutte le porte. E genera un immane senso di impotenza. La signora, nella vita, aveva incontrato molte volte la sua amica. E viveva nella gioiosa certezza che presto avrebbero potuto nuovamente vedersi: una telefonata, un appuntamento per un caffè, una bella chiacchierata insieme. Tra amici è bella questa certezza che accompagna la distanza: anche se stiamo distanti per mesi, ogni giorno sappiamo che può sorgere la possibilità di vederci. La possibilità riempie la realtà. Dato che è possibile incontrarci, ti sento meno lontano. L’amicizia è una porta sempre aperta, è una porta che può aprirsi da un momento all’altro. Proprio così accogliamo la telefonata di un amico: una porta che si apre, inaspettata e gradita. Così, ancor di più, accogliamo la visita improvvisa di una persona cara: inaspettata e piacevolmente gradita. Si apre la porta e compare il suo volto. E si aggiunge un tassello al mosaico della nostra relazione. Noi umani viviamo di possibilità: un nuovo giorno, un nuovo incontro, un nuovo pranzo, un nuovo impegno. E siamo vivi fino a quando nuove porte si aprono. La morte serra ogni porta. Divora ogni possibilità. “Niente! Non si può più fare!”. Per questo di fronte alla morte di una persona cara immediatamente pensiamo alle possibilità sprecate. Quando muore una persona cara diciamo: “Se la settimana scorsa fossi andato a trovarla! Se avessi accolto l’invito a cena! Se avessi passato più tempo con lei! Se avessi osato perdonarla! Se gli avessi confidato di più il mio affetto! Se fossi stato più grato nei suoi confronti!”. In una parola, quando una persona cara muore ci accorgiamo di tutte le porte che potevamo aprire e non abbiamo aperto, di tutte le possibilità che potevamo cogliere e non abbiamo colto. La morte chiude il ventaglio di possibilità che la vita quotidianamente ci regala. E, di colpo, ci apre gli occhi su una verità: troppo spesso sprechiamo le possibilità, distratti da mille impegni o frenati da pigrizia e indolenza. Convinti che le possibilità siano infinite. Convinti che abbiamo tempo, tanto tempo. E rinviamo a domani un sorriso che potremmo fare ora, una telefonata che potremmo fare ora, un perdono che potremmo dare ora. Pensa ad una persona cara e chiediti: “Che cosa posso fare ora per lei?”. E fallo.
P.S. ti invito agli incontri di “Fede con arte”. Primo incontro martedì 4 dicembre.
Derio Olivero – Vescovo – L’Eco del Chisone 28/11