“Niente!
Non si può più fare!”
Apro la posta elettronica.
Una signora mi comunica che oggi è morta una sua carissima amica. Mi
descrive il suo dolore, il suo smarrimento, la ferita del distacco.
Ad un certo punto dice: “In
questi ultimi tempi non ci siamo viste né sentite, ieri pensavo
molto a lei, mi riproponevo di sentirla. Niente! Non si può più
fare!”. Mi
ha colpito proprio questa frase: “Non
si può più fare”. E’
proprio questo il lato amaro della morte: “finisce”, mette fine,
toglie ogni possibilità. Chiude tutte le porte. E genera un immane
senso di impotenza. La signora, nella vita, aveva incontrato molte
volte la sua amica. E viveva nella gioiosa certezza che presto
avrebbero potuto nuovamente vedersi: una telefonata, un appuntamento
per un caffè, una bella chiacchierata insieme. Tra amici è bella
questa certezza che accompagna la distanza: anche se stiamo distanti
per mesi, ogni giorno sappiamo che può sorgere la possibilità di
vederci. La possibilità riempie la realtà. Dato che è possibile
incontrarci, ti sento meno lontano. L’amicizia è una porta sempre
aperta, è una porta che può aprirsi da un momento all’altro.
Proprio così accogliamo la telefonata di un amico: una porta che si
apre, inaspettata e gradita. Così, ancor di più, accogliamo la
visita improvvisa di una persona cara: inaspettata e piacevolmente
gradita. Si apre la porta e compare il suo volto. E si aggiunge un
tassello al mosaico della nostra relazione. Noi umani viviamo di
possibilità: un nuovo giorno, un nuovo incontro, un nuovo pranzo, un
nuovo impegno. E siamo vivi fino a quando nuove porte si aprono. La
morte serra ogni porta. Divora ogni possibilità. “Niente! Non si
può più fare!”. Per questo di fronte alla morte di una persona
cara immediatamente pensiamo alle possibilità sprecate. Quando muore
una persona cara diciamo: “Se la settimana scorsa fossi andato a
trovarla! Se avessi accolto l’invito a cena! Se avessi passato più
tempo con lei! Se avessi osato perdonarla! Se gli avessi confidato di
più il mio affetto! Se fossi stato più grato nei suoi confronti!”.
In una parola, quando una persona cara muore ci accorgiamo di tutte
le porte che potevamo aprire e non abbiamo aperto, di tutte le
possibilità che potevamo cogliere e non abbiamo colto. La morte
chiude il ventaglio di possibilità che la vita quotidianamente ci
regala. E, di colpo, ci apre gli occhi su una verità: troppo spesso
sprechiamo le possibilità, distratti da mille impegni o frenati da
pigrizia e indolenza. Convinti che le possibilità siano infinite.
Convinti che abbiamo tempo, tanto tempo. E rinviamo a domani un
sorriso che potremmo fare ora, una telefonata che potremmo fare ora,
un perdono che potremmo dare ora. Pensa ad una persona cara e
chiediti: “Che cosa posso fare ora per lei?”. E fallo.
P.S.
ti invito agli incontri di “Fede con arte”. Primo incontro
martedì 4 dicembre.
Derio
Olivero – Vescovo – L’Eco del Chisone 28/11