Eraldo Affinati
Nella
giornata del migrante e del rifugiato e difficile non ripensare alla
mancata appropriazione della legge impropriamente chiamata dello ius soli:
una pagina nera che resterà nella coscienza di molti. Sappiamo bene che
non si trattava di concedere la cittadinanza agli immigrati, bisognava
solo regolarizzare la posizione di tanti bambini e ragazzi i quali di
fatto italiani già sono; tuttavia, i ritardi, le polemiche, le
speculazioni elettorali hanno trasformato il dibattito pubblico
mostrando che la questione specifica era soltanto una scusa. In gioco
ancora una volta, sono tornati i vecchi fantasmi: la paura del
confronto, Il premuroso ritrarsi di fronte al volto dell'altro,
l'insicurezza diffusa, la fragilità identitaria che spinge a erigere
steccati. Forse non possiamo pretendere dalla classe politica il
coraggio di sfidare il consenso, anche se dobbiamo ammettere che il vero
statista e quello capace di affermare un principio in cui crede, non co
lui
pronto a mettere in conto la possibilità di rinnegarlo. Abbiamo invece
il dovere di chiedere a noi stessi la disponibilità a compiere il lavoro
umano necessario, in Italia e in Europa, per sottrarsi al cinismo,
all'indifferenza e all'ipocrisia. Saranno proprio loro, i rifugiati, i
profughi, i forestieri, ad aiutarci a farlo.
Da Qualevita 179