SAN TORPETE CHIUDE A NATALE GESÙ È ESPULSO DALL’ITALIA DAL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI |
San Torpete, parrocchia nel cuore di Genova centro-est, non celebra il Natale 2018.
Nata nei secoli XI-XIII come parrocchia privata del casato dei Marchesi
Cattaneo della Volta, nel 1995 fu ceduta alla Diocesi. Dopo un
decennale primo restauro, la chiesa, aperta al pubblico nel luglio del
2005, fu affidata al prete Paolo Farinella, con il mandato di farne un «centro culturale». Con l’impegno di tanti collaboratori, il mandato è stato realizzato fino a oggi: San
Torpete è un luogo di spiritualità, di poesia, di cultura, di musica e
di politica con il suo fulcro nell’Eucaristica domenicale, frequentata da persone di altri quartieri cittadini e da fuori Genova. Da «Parrocchia senza parrocchiani», San Torpete è diventata la par-rocchia della diaspora dei pellegrini nomadi.
Natale non è più Natale cristiano: non più «memoria» della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie, «merci in vendita» nel pagano «spirito natalizio»,
sequestrato dal mercato neocapitalistico. I cattolici non credono
affatto che Natale sia la coscienza della «prossimità di Dio» per
costruire una nuova umanità universale. Essi si accontentano
colpevolmente della favoletta innocua del presepe che,
tra oche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d’inge-gneria
idraulica, fa del «mistero fondamentale della fede cristiana»,
l’Incarnazione del Lògos-Verbum-Parola, uno strumento di alienazione a
beneficio di bambini e adulti infantili che, pur battezzati, solo in
quell’occasione entrano in una chiesa. Turisti del religioso
folcloristico
Il clima buonista domina il tempo natalizio, tra babbi-natale, buoi, asini, befane e zampogne, tanto che i giornali (Il Secolo XIX di sabato 1-12-2019), parlano di «spirito del Natale»
riferendosi alle prospettive di commercio e di vendita. Il «mistero di
Dio che viene» è ridotto a religione civile e pagana, occasione di
circostanza da cui Dio è escluso ed espulso. Le luminarie
stradali indicano i «negozi» come capanne di Betlemme con gli angeli
adoranti la merce esposta in vendita, segnata da una stella
lampeggiante.
I cristiani sono complici del degrado di Natale,
perché la memoria della nascita di Gesù non c’entra nulla con questo
Natale, trasformato in saga paesana di abbuffate tra regali e presepi,
mentre accanto «i poveri Cristi» muoiono di fame e freddo
in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia, che fomenta le
guerre con l’immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti
guadagni. Il cibo si butta via, mentre sulle stesse strade «Gesù, il migrante dei migranti» muore di fame e di freddo al canto di «Tu scendi dalle stelle al freddo e al gelo».
Nel 2018 non si può celebrare il Natale, anche per «obiezione di coscienza» al Decreto Legge N. 113/2018, spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della Democrazia e del Diritto. Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire «i Migranti»,
proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù,
emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla
persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo
un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev.
Tutto questo avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico
che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola
un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un
rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto. Papa Francesco
li chiamarli «cristiani da pasticceria». In questo anno 2018, se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe
fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico,
perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una
guerra «vecchia» dal 1948.
Inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello Stato e del Diritto, i cattolici sono complici di lesa umanità e di «deicidio» perché ogni volta che si fa un torto sul piano del Diritto alla persona del povero, lo si fa a direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti. Con
quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di
quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta,
espelle l’Uomo nel Figlio di Dio?
A pochi giorni
del varo di questa legge col voto positivo del Sg. Di Maio che si fa
fotografare mentre bacia il sangue di San Gennaro (povero lui!), come è possibile aprire le chiese e baloccarsi
con ninne-nanne, Tu scendi dalle stelle, canti gregoriani, presepi
scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato,
vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’«Uomo dei Dolori»
d’Isaia profeta? (Is 53).
Il decreto «Salvini» è incostituzionale, e «prima gl’Italiani»
è un obbrobrio giuridico che fa straccio di secoli di conquiste di
civiltà giuridica. Mentre aspettiamo la sentenza della suprema Corte che
non arriverà prima di due anni, il Diritto langue, la Democrazia è
ferita, la Costituzione sbranata e… i cristiani… non si vergognano di assistere ed essere conniventi di questo scempio ad ogni «uomo che viene in questo mondo.
Non ci resta che assumere l’unico gesto di dignità rimasto: la nostra coscienza opposta come bastione di obiezione totale con atto pubblico, radicale, dirompente e inequivoco: la
chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa perché per un Natale
senza Cristo, un Natale senza Dio, perché Natale senza Uomo.
Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza che Natale sia «Dio-con-noi-Im-ma-nù-el».
Le celebrazioni riprenderanno con l’Epifania (6/01), la
«manifestazione del Signore ai popoli del mondo», festa di universalità
senza confini, compiuta da «una moltitudine immensa, che nessuno poteva
contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9).
Non celebrate la mia nascita – dice Gesù – perché Io-Sono da sempre;
celebrate piuttosto la vostra ri-nascita di creature nuove: convertitevi
e tornate al Vangelo (Mc 1,15). |
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