Torino: gli imam in carcere per occuparsi dei detenuti "radicalizzati" |
La Repubblica, 12 dicembre 2018
Una
decina di detenuti radicalizzati o a rischio di avvicinamento verso le
dottrine più radicali dell'Islam è monitorata dentro al carcere delle
Vallette. Da alcuni mesi però ad occuparsi di loro, o meglio delle loro
anime, ci sono gli imam autorizzati a entrare nella casa circondariale
Lorusso e Cutugno di Torino.
È
una delle novità più rilevanti illustrate durante la firma del nuovo
protocollo d'intesa per "Agevolare e gestire il pluralismo religioso nei
luoghi di detenzione". È stato confermato ieri dal direttore della casa
circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, Domenico Minervini, che ha
sottoscritto il documento insieme all'assessore ai Diritti della Città
di Torino, Marco Giusta, alla direttrice dell'Istituto penale per
minorenni "Ferrante Aporti", Gabriella Picco, e alla Garante dei diritti
delle persone private della libertà, Monica Gallo.
"Avremmo
voluto che valesse anche per il Cie, ma hanno ritenuto che non ci fosse
un tempo di permanenza sufficiente per avviare un percorso sulla
religione - racconta Gallo - Questo accordo garantisce un rafforzamento
della presenza dei ministri di culto nelle strutture detentive, ma avvia
anche un dialogo che permetterà di avere la cosiddetta animazione
spirituale, cioè il dialogo tra le religioni tra i detenuti. Si partirà
coi religiosi, ma si arriverà anche a un dialogo tra i detenuti stessi".
Alle
Vallette solo dal 2015 è stata ammessa la presenza degli imam: "Questo è
un aspetto importante anche per migliorare il clima dentro il Lorusso
Cotugno - spiega Minervini - Fino a un paio d'anni fa mancava la tutela
per i detenuti di fede musulmana, ora siamo a tre venerdì su quattro per
la preghiera collettiva cui partecipano anche i detenuti per reati
sessuali".
Diverso
è il discorso per i radicalizzati: "Loro non possono andare nelle aree
comuni - chiarisce il direttore - Anche loro hanno però colloqui con gli
imam, concertati con il gruppo di monitoraggio, per far loro capire che
la fede non c'entra nulla con la strada che stavano prendendo o hanno
preso".
Per
ora non si parla di stanze del silenzio nelle carceri, ma il protocollo
potrebbe portare a una presenza maggiore dei religiosi, non solo
cattolici, anche nel minorile: "La presenza dell'imam ci è stata di
grande aiuto, i ragazzi attendono i venerdì con grande dedizione -
conferma Picco - Speriamo di poter aprire ad altre religioni".
Soddisfatto l'assessore Giusta: "Ora l'obiettivo è avere un tavolo di
lavoro con il comitato Interfedi per lanciare iniziative ancora più
efficaci".
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