mercoledì 30 gennaio 2019

Cacciati in 400 per il decreto dignità
A Crotone la principale società di call center non rinnova i contratti a tempo determinato. Protesta dei sindacati.

CROTONE. Arrabbiati con il governo, delusi dall'azienda, spaventati dal futuro. Nella Crotone che lo scorso 4 marzo ha regalato al M5s il 58% delle preferenze, per i lavoratori della Abramo Customer Care l'applicazione concreta del "decreto dignità" voluto dal ministro Luigi Di Maio è un boccone assai amaro da digerire.
Dopo anni nel più grande call center crotonese, 400 addetti assunti a tempo determinato non si sono visti rinnovare il contratto e sono stati accompagnati alla porta. Avevano già lavorato per 24 mesi e se avessero continuato l'azienda sarebbe stata obbligata a stabilizzarli, per questo ha preferito lasciarli a casa.
«Il motivo è molto semplice - spiega Daniele Carchidi, segretario della Slc-Cgil - Il mondo dei call center funziona su commesse e la formazione degli addetti è breve e non onerosa per le imprese. In assenza di incentivi alla stabilizzazione dei lavoratori o di obblighi per i datori di lavoro, per l'azienda è molto più semplice non rinnovare i contratti». A Crotone, l'ex Stalingrado di Calabria che alla "morte" del polo chimico industriale è sopravvissuta grazie ai call center, significa innescare una potenziale bomba sociale. Su 60mila abitanti, non c'è famiglia che non abbia qualcuno che sia passato per la Abramo Customer Care. L'ex Datel lavora grazie a commesse delle grandi aziende (telefoniche e non) non è in crisi, ma è costretta a fare delle scelte. «Hanno il coraggio di chiamarlo decreto dignità, ma ci condanna all'elemosina» protestavano in piazza gli ex addetti che con l'anno nuovo sono rimasti senza lavoro e con poche prospettive in una provincia in cui la disoccupazione tocca il 30%. «Vorremmo che Di Maio, che gira tutta Italia, vedesse l'effetto devastante che il suo decreto sta facendo nel mondo dei call center e qui a Crotone» dice Rita Lorenzano, segretario provinciale Cisl donne. Il problema però non riguarda solo il crotonese - o la Abramo Customer Care.
«Solo in Calabria non verranno rinnovati circa 1500 contratti a tempo determinato e il governo ne è informato da luglio - denuncia Carchidi - Abbiamo provato a suggerire correttivi alla norma, per adeguarla alle peculiarità dei settori, ma non hanno inteso ascoltarci». Giovedì prossimo, sindacati di settore e rappresentanti dei lavoratori del crotonese sono attesi - al ministero dello Sviluppo Economico a Roma per discutere la questione. «Con la speranza - dice il segretario, della Slc- che non finisca come alla Almaviva, dove i lavoratori sono stati messi di fronte ad un ricatto: perdere il lavoro o rinunciare a diritti e salario».
Alessia Candito

(la Repubblica 16 gennaio)