"Io, gay picchiato nel cortile di casa ignorato dai vicini"
"Un amico mi ha salvato dagli aggressori ora ho paura a tornare in quel posto"
«Ho paura di tornare nella mia casa, ho paura per me e per la persona che mi ha salvato la vita. Mi hanno detto "ricchione ti ammazziamo", mi hanno pestato a sangue e se fosse stato per il vicinato sarei già morto». Leonardo Ranieri trema mentre racconta quello che gli è successo mercoledì pomeriggio e al pensiero che a 53 anni non potrà tornare nella casa di via Biglieri di Torino, dove ha abitato per 9 anni perché su quel pianerottolo stava per lasciarci la vita da vittima di un'aggressione omofoba. È stato picchiato ed è finito all'ospedale Molinette con una prognosi di 30 giorni per una frattura del setto nasale, lesioni multiple.
«Sarebbe bastato un colpo al petto, sono cardiopatico e ho avuto tre infarti e sono stato operato al cuore il 23 novembre. Ho perso i sensi e nessuno ha voluto aiutarmi. Se non un caro amico che mi ha salvato, mi ha tirato in casa e ha gridato chiedendo aiuto ma tutti hanno chiuso le finestre. Stavano per prendere un coltello, volevano gettarmi di sotto. È stato un passante a chiamare il 118».
Perché i vicini non l'hanno aiutata?
«Da anni abito in quella casa Atc, ci sono andato perché ero in emergenza abitativa. Diciamo che lì mi trovavo discretamente bene anche se mi hanno sempre guardato con occhi diversi. Ero oggetto di scherno continuo nel palazzo ma ci passavo sopra e cercavo di aiutare tutti quando mi chiedevano dei soldi, facevo quello che potevo. Sono persone che si arrabattano ma mai mi sarei aspettato questo. Io stesso ho avuto momenti difficili, mi sono rivolto agli assistenti sociali, alla Caritas e a diverse strutture e nessuno mi ha mai aiutato».
Cosa ricorda della aggressione?
«Sono entrato nel cortile e mi hanno chiesto dei soldi, ho rifiutato ero un po' nervoso per motivi personali e subito mi hanno aggredito. Mi hanno sbattuto contro una macchina, il vetro si è rotto e mi hanno iniziato a insultare. "Ricchione, la gente come te deve morire bruciata", mi ripetevano. Sono riuscito a scappare sul pianerottolo ma era buio. Ho sentito solo un colpo sulla testa e sono caduto per terra. Poi non ricordo più niente, mi sono svegliato in ospedale».
Chi è intervenuto?
«Solo una persona a me cara mentre mi massacravano a morte. Li ha mandati via ma uno di loro ha chiamato un altro e gli ha detto di prendere un coltello, che mi avrebbe buttato giù dalla finestra. Mi avrebbero accoltellato se non fosse stata per questa persona che disperata ha provato a cercare aiuto ma tutti hanno chiuso la porta».
Ora come sta?
«Fisicamente meglio ma non moralmente. Nel 2019 è assurdo che un'aggressione omofoba abbia tra gli autori dei giovani. Da una persona di 60 o 70 anni posso anche aspettarmelo perché ha paura ma dal ragazzino che mi colpisce alle spalle e tenta di farmi male no».
Crede che ci sia un particolare clima d'odio in questo periodo?
«Sono convinto che alcuni ministri prima di parlare dovrebbero venire per un minuto qui, dove sto vivendo io, in un posto prevalentemente di italiani: sono loro gli omofobi. Sono stati loro gli insensibili, ma mi sorprende il calore - ricevuto da molti amici e soprattutto da estranei che mi stanno vicino in questo momento».
Come sarà la sua vita ora?
«Ho sporto denuncia e sono andato al comando dei vigili urbani. Non posso dire dove andrò, ho paura per me e per quella persona che mi ha aiutato. Ci hanno detto che ci avrebbero ammazzato».
CRISTINA PALAZZO
(la Repubblica 5 gennaio)
"Un amico mi ha salvato dagli aggressori ora ho paura a tornare in quel posto"
«Ho paura di tornare nella mia casa, ho paura per me e per la persona che mi ha salvato la vita. Mi hanno detto "ricchione ti ammazziamo", mi hanno pestato a sangue e se fosse stato per il vicinato sarei già morto». Leonardo Ranieri trema mentre racconta quello che gli è successo mercoledì pomeriggio e al pensiero che a 53 anni non potrà tornare nella casa di via Biglieri di Torino, dove ha abitato per 9 anni perché su quel pianerottolo stava per lasciarci la vita da vittima di un'aggressione omofoba. È stato picchiato ed è finito all'ospedale Molinette con una prognosi di 30 giorni per una frattura del setto nasale, lesioni multiple.
«Sarebbe bastato un colpo al petto, sono cardiopatico e ho avuto tre infarti e sono stato operato al cuore il 23 novembre. Ho perso i sensi e nessuno ha voluto aiutarmi. Se non un caro amico che mi ha salvato, mi ha tirato in casa e ha gridato chiedendo aiuto ma tutti hanno chiuso le finestre. Stavano per prendere un coltello, volevano gettarmi di sotto. È stato un passante a chiamare il 118».
Perché i vicini non l'hanno aiutata?
«Da anni abito in quella casa Atc, ci sono andato perché ero in emergenza abitativa. Diciamo che lì mi trovavo discretamente bene anche se mi hanno sempre guardato con occhi diversi. Ero oggetto di scherno continuo nel palazzo ma ci passavo sopra e cercavo di aiutare tutti quando mi chiedevano dei soldi, facevo quello che potevo. Sono persone che si arrabattano ma mai mi sarei aspettato questo. Io stesso ho avuto momenti difficili, mi sono rivolto agli assistenti sociali, alla Caritas e a diverse strutture e nessuno mi ha mai aiutato».
Cosa ricorda della aggressione?
«Sono entrato nel cortile e mi hanno chiesto dei soldi, ho rifiutato ero un po' nervoso per motivi personali e subito mi hanno aggredito. Mi hanno sbattuto contro una macchina, il vetro si è rotto e mi hanno iniziato a insultare. "Ricchione, la gente come te deve morire bruciata", mi ripetevano. Sono riuscito a scappare sul pianerottolo ma era buio. Ho sentito solo un colpo sulla testa e sono caduto per terra. Poi non ricordo più niente, mi sono svegliato in ospedale».
Chi è intervenuto?
«Solo una persona a me cara mentre mi massacravano a morte. Li ha mandati via ma uno di loro ha chiamato un altro e gli ha detto di prendere un coltello, che mi avrebbe buttato giù dalla finestra. Mi avrebbero accoltellato se non fosse stata per questa persona che disperata ha provato a cercare aiuto ma tutti hanno chiuso la porta».
Ora come sta?
«Fisicamente meglio ma non moralmente. Nel 2019 è assurdo che un'aggressione omofoba abbia tra gli autori dei giovani. Da una persona di 60 o 70 anni posso anche aspettarmelo perché ha paura ma dal ragazzino che mi colpisce alle spalle e tenta di farmi male no».
Crede che ci sia un particolare clima d'odio in questo periodo?
«Sono convinto che alcuni ministri prima di parlare dovrebbero venire per un minuto qui, dove sto vivendo io, in un posto prevalentemente di italiani: sono loro gli omofobi. Sono stati loro gli insensibili, ma mi sorprende il calore - ricevuto da molti amici e soprattutto da estranei che mi stanno vicino in questo momento».
Come sarà la sua vita ora?
«Ho sporto denuncia e sono andato al comando dei vigili urbani. Non posso dire dove andrò, ho paura per me e per quella persona che mi ha aiutato. Ci hanno detto che ci avrebbero ammazzato».
CRISTINA PALAZZO
(la Repubblica 5 gennaio)