Chiara Mezzalama, Règis Lejonc
Oltre il giardino
Orecchio acerbo, 32 pagine, 15 euro
Storia
autobiografica sottoforma di fiabe antica in continua collisione con la
realtà moderna (ma fagocitata dal peggiore arcaismo, quella del
fondamentalismo religioso), è un racconto di formazione sulla conoscenza
dell'altro malgrado il muro. Figlia di un ambasciatore che ha girato il
mondo, Mezzalama si trova insieme al fratellino a vivere la sua
infanzia nella prigione dorata dei giardini delle dell'ambasciata
italiana in Iran. Qui dopo il colpo di Stato di Khomeini giungono i
terribili rumori della guerra tra Iran e Iraq. Gli autori giocano con
maestria sulla sequenzialità e la contemplazione globale delle tavole,
rafforzando la costruzione di immagini,, oltre che su ingestibile e
ispirate, connotate dal simbolismo. Come in Persepolis di Marjane
Satrapi ma alla rovescia, impostano il racconto sulla dialettica tra
"dentro" e "fuori", due parole che dividono la narrazione come in
capitoli. Un micro giardino dell'eden dove regolarmente penetra
Massoud,bambino dagli abiti stracciati. La nascita di questa intensa
amicizia fatta di sguardi tra Chiara e Massoud agli occhi della bambina
un principino d'Oriente, è certo la metafora più ampia di tutti I muri
che si ergono durante la vita. Ma ci rimanda sia ai muri che si vogliono
costruire per non vedere più la disperazione dell'altro, sia ai bambini
dei paesi poveri. Ai figli degli immigrati o dei rifugiati che
ignoriamo.
Francesco Boille
Internazionale 18 gennaio