lunedì 4 febbraio 2019

KOZHIKODE - ADISTA

Morto p. Samuel Rayan"Gigante della teologia della liberazione asiatica"
"Un gigante della teologia della liberazione asiatica che si prendeva cura della terra e di tutti gli esseri umani con una teologia radicata nel suo impegno verso il Cristo liberatore" con queste parole il cardinal Charles Maung Bo presidente della federazione delle conferenze episcopali asiatiche ha reso omaggio al teologo della liberazione gesuita indiano padre Samuel Rayan, morto a 98 anni il 2 gennaio scorso a  Kozhikode, nello Stato meridionale del Kerala. 
Di famiglia cristiana da più generazioni, dopo aver studiato teologia a Roma alla pontificia Università gregoriana, è stato per anni cappellano universitario, a partire dal 1972 ha insegnato teologia a Delhi; dopo tre decenni è tornato nel suo Kerala. 
Insieme ad altri teologi asiatici, è stato certamente tra i pionieri di una teologia a partire dal Terzo mondo(come p. Tissa Balasuriya, religioso degli Oblati di Maria, il gesuita Michael Amaladoss, p. Aloysius Pieris) condivideva non solo il contesto geografico e culturale, ma soprattutto un lavoro teologico di ricerca perché il messaggio evangelico sia capito e vissuto in una cultura diversa da quella occidentale. 
E per questo sono stati tutti attenzionati negli anni 90, dalla congregazione per la dottrina della fede dell'allora  cardinale Joseph Ratzinger. 
Negli anni Rayan è stato, tra l'altro, membro della Commissione fede e ordine del Consiglio  ecumenico delle chiese, del comitato consultivo della commissione liturgica in seno alla conferenza episcopale nel suo paese. 
In quanto umanista radicale, Rayan riteneva che la persona umana all'interno della comunità è oggetto dell'amore di Dio, ancorando  la sua teologia alla sua vita e alla terra. 
Di qui la missione centrale della fede cristiana come elemento che si inserisce nella vita concreta e quotidiana specialmente dei più emarginati e oppressi. "Il riso va condiviso, il pane deve essere spezzato e distribuito" affermava. 
Nel 1997 Adista lo aveva intervistato durante un suo passaggio a Roma (Adista numero 47/ 97). "Per molto tempo-aveva detto-la teologia insegnata dei nostri seminari, asiatici e non solo indiani, è stata quella portata dall'Occidente, dall'Europa, con libri di testo occidentali e insegnanti per lo più europei. Eppure già nel XVII secolo alcuni missionari, principalmente italiani (come Matteo Ricci in Cina, Roberto De Nobili in India) si erano resi conto che il cristianesimo come si era sviluppato in Europa non poteva essere semplicemente trapiantato nella cultura orientale; il Vangelo doveva essere incarnato nella cultura locale, nella lingua, degli usi, nella simbologia". 
Solo del secolo XX sec. però si è avuto un vero risveglio della cultura asiatica e della coscienza nazionale: "in questo contesto,  un piccolo numero di cristiani che avevano già accettato il Vangelo, hanno cercato di ri-esprimere la teologia in termini indiani, nella lingua e nella simbologia indiana. Nel corso di questo XX secolo ci sono stati tentativi molto seri di usare la filosofia e la spiritualità indiana per esprimere la fede cristiana". 
La sua teologia fini, come detto, sotto la lente d'ingrandimento del cardinal Ratzinger accusata di relativismo: "Se parliamo di assoluto in contrapposizione al relativo, c'è un solo assoluto, che è Dio" commentò all'epoca. "La storia è relativa, l'amore di Dio è relativo, la fedeltà al Vangelo è relativa, cioè sulla strada e imperfetta, la Chiesa stessa è relativa e deve riformare se stessa: lo ha detto anche il concilio Ecclesia semper reformanda
Anche le realtà storiche sono relative, eppure Dio ha sempre accompagnato il suo popolo, gli è sempre stato vicino, proteggendolo, facendolo crescere e sviluppare. Volendo guidare uomini e donne alla salvezza, che altro non è se non la vita con Dio stesso, Dio anche pensato alla strada e  ai mezzi per i quali è necessario il frutto della rivelazione, cioè la grazia che Dio ha donato. 
Dio è stato vicino agli uomini in molti modi (è il mistero di Dio) in posti diversi, ma non c'è stato uomo o popolo o storia che sia stata dimenticata o ignorata o disprezzata da Dio. Dio si è coinvolto in tutta la storia, invita tutti a seguire la verità, la propria coscienza, ad amarsi gli unì gli altri a praticare la giustizia". E si è manifestato in modi diversi, "con simbologie e lingue diverse". "Lo spirito di Dio è assoluto, ma i nostri spiriti sono relativi, concludeva; " Gesù Cristo è assoluto, la Chiesa è relativa". 
Numerose le attestazioni di stima e di affetto per padre Rayan: p. M. K. George, provinciale dei gesuiti del Kerala, che di Rayan è stato allievo, lo ha definito un eccezionale pioniere della teologia che ha dato "un volto umano e terreno" alla teologia indiana da una prospettiva del Terzo mondo. "Per alcuni-ha aggiunto, secondo quanto riporta il sito Indiancatholicmatters.com- una persona calorosa e gentile. Per altri un grande amante della gente. Alcuni lo consideravano un pensatore creativo e uno scrittore e versatile. o un artista che dipingeva con le parole". (Ludovica Eugenio) 

Adista 19/1