Morto p. Samuel Rayan"Gigante della teologia della liberazione asiatica"
"Un
gigante della teologia della liberazione asiatica che si prendeva cura
della terra e di tutti gli esseri umani con una teologia radicata nel
suo impegno verso il Cristo liberatore" con queste parole il cardinal
Charles Maung Bo presidente della federazione delle conferenze
episcopali asiatiche ha reso omaggio al teologo della liberazione
gesuita indiano padre Samuel Rayan, morto a 98 anni il 2 gennaio scorso a
Kozhikode, nello Stato meridionale del Kerala.
Di famiglia cristiana
da più generazioni, dopo aver studiato teologia a Roma alla pontificia
Università gregoriana, è stato per anni cappellano universitario, a
partire dal 1972 ha insegnato teologia a Delhi; dopo tre decenni è
tornato nel suo Kerala.
Insieme ad altri teologi asiatici, è stato
certamente tra i pionieri di una teologia a partire dal Terzo mondo(come
p. Tissa Balasuriya, religioso degli Oblati di Maria, il gesuita Michael
Amaladoss, p. Aloysius Pieris) condivideva non solo il contesto
geografico e culturale, ma soprattutto un lavoro teologico di ricerca
perché il messaggio evangelico sia capito e vissuto in una cultura
diversa da quella occidentale.
E per questo sono stati tutti
attenzionati negli anni 90, dalla congregazione per la dottrina della
fede dell'allora cardinale Joseph Ratzinger.
Negli anni Rayan è stato,
tra l'altro, membro della Commissione fede e ordine del Consiglio
ecumenico delle chiese, del comitato consultivo della commissione
liturgica in seno alla conferenza episcopale nel suo paese.
In quanto
umanista radicale, Rayan riteneva che la persona umana all'interno della
comunità è oggetto dell'amore di Dio, ancorando la sua teologia alla
sua vita e alla terra.
Di qui la missione centrale della fede cristiana
come elemento che si inserisce nella vita concreta e quotidiana
specialmente dei più emarginati e oppressi. "Il riso va condiviso, il
pane deve essere spezzato e distribuito" affermava.
Nel 1997 Adista lo
aveva intervistato durante un suo passaggio a Roma (Adista numero 47/
97). "Per molto tempo-aveva detto-la teologia insegnata dei nostri
seminari, asiatici e non solo indiani, è stata quella portata
dall'Occidente, dall'Europa, con libri di testo occidentali e insegnanti
per lo più europei. Eppure già nel XVII secolo alcuni missionari,
principalmente italiani (come Matteo Ricci in Cina, Roberto De Nobili in
India) si erano resi conto che il cristianesimo come si era sviluppato
in Europa non poteva essere semplicemente trapiantato nella cultura
orientale; il Vangelo doveva essere incarnato nella cultura locale,
nella lingua, degli usi, nella simbologia".
Solo del secolo XX sec. però
si è avuto un vero risveglio della cultura asiatica e della coscienza
nazionale: "in questo contesto, un piccolo numero di cristiani che
avevano già accettato il Vangelo, hanno cercato di ri-esprimere la
teologia in termini indiani, nella lingua e nella simbologia indiana.
Nel corso di questo XX secolo ci sono stati tentativi molto seri di
usare la filosofia e la spiritualità indiana per esprimere la fede
cristiana".
La sua teologia fini, come detto, sotto la lente
d'ingrandimento del cardinal Ratzinger accusata di relativismo: "Se
parliamo di assoluto in contrapposizione al relativo, c'è un solo
assoluto, che è Dio" commentò all'epoca. "La storia è relativa, l'amore
di Dio è relativo, la fedeltà al Vangelo è relativa, cioè sulla strada e
imperfetta, la Chiesa stessa è relativa e deve riformare se stessa: lo
ha detto anche il concilio Ecclesia semper reformanda.
Anche le
realtà storiche sono relative, eppure Dio ha sempre accompagnato il suo
popolo, gli è sempre stato vicino, proteggendolo, facendolo crescere e
sviluppare. Volendo guidare uomini e donne alla salvezza, che altro non è
se non la vita con Dio stesso, Dio anche pensato alla strada e ai
mezzi per i quali è necessario il frutto della rivelazione, cioè la
grazia che Dio ha donato.
Dio è stato vicino agli uomini in molti modi
(è il mistero di Dio) in posti diversi, ma non c'è stato uomo o popolo o
storia che sia stata dimenticata o ignorata o disprezzata da Dio. Dio
si è coinvolto in tutta la storia, invita tutti a seguire la verità, la
propria coscienza, ad amarsi gli unì gli altri a praticare la
giustizia". E si è manifestato in modi diversi, "con simbologie e lingue
diverse". "Lo spirito di Dio è assoluto, ma i nostri spiriti sono
relativi, concludeva; " Gesù Cristo è assoluto, la Chiesa è relativa".
Numerose le attestazioni di stima e di affetto per padre Rayan: p. M. K.
George, provinciale dei gesuiti del Kerala, che di Rayan è stato
allievo, lo ha definito un eccezionale pioniere della teologia che ha
dato "un volto umano e terreno" alla teologia indiana da una prospettiva
del Terzo mondo. "Per alcuni-ha aggiunto, secondo quanto riporta il
sito Indiancatholicmatters.com- una persona calorosa e gentile.
Per altri un grande amante della gente. Alcuni lo consideravano un
pensatore creativo e uno scrittore e versatile. o un artista che
dipingeva con le parole". (Ludovica Eugenio)
Adista 19/1