L'ISOLAMENTO DELL'ITALIA
"La regola è semplice: se litighi con tutti, in politica estera non conti più niente.
E gli alleati scelgono di non cercarti più"
L'isolamento dell'Italia, divisa in due anime di lotta e di sondaggi, è così grave che neanche sul Venezuela Roma c'è. Francia, Germania e Spagna, con il Regno Unito, chiedono elezioni libere o riconosceranno Juan Guaidó, il presidente dell'Assemblea nazionale autoproclamatosi capo dello Stato per l'illegittima rielezione del caudillo chavista Nicolás Maduro. E l'Italia? Nessuna traccia.
Funziona così. Se litighi con Parigi perché fai il tifo per i gilet gialli, anche se sfasciano tutto, e dici che l'Africa emigra per fuggire dal franco africano, avrai guai con Fincantieri e il partner transalpino. Se litighi con la Germania sui migranti, avrai la missione Sophia disdetta, con Merkel che non concede più navi. Se litighi contemporaneamente con Parigi e Berlino, firmeranno il Trattato di Aquisgrana e decideranno senza di te. E il seggio Onu? L'Italia sovranista fa da sé, lasciamola meditare per conto suo. Se litighi con l'Unione europea sempre sui migranti, l'Ue deciderà di lasciarti sola: se Roma non vuole la missione comune, la missione chiuderà. Se litighi con 1'Olanda perché la Sea Watch batte bandiera olandese, avrai un alleato in meno, tanto più che il premier Mark Rutte, peraltro in ascesa nelle istituzioni europee, è altresì irritato perché Bruxelles ha chiuso più di un occhio sul rispetto ballerino dei vincoli nei conti italiani. Se provochi Madrid - i barconi di rifugiati se li prenda Barcellona - la Spagna abbandona la comune sensibilità da Europa mediterranea.
La regola è semplice: se litighi con tutti, sei solo. E gli alleati non ti cercano più. Se ti chiami Stati Uniti d'America, prima potenza mondiale, per un po' puoi andare avanti, salvo dover ritrovare un'unità di intenti nazionale, pur di porre fine al congelamento dei fondi pubblici più lungo della storia. E che botta per il sovranista in chief, Donald Trump! Se sei l'Italia, che del ruolo da collante europeista aveva fatto tesoro e del peso da paese fondatore e facilitatore dell'Unione aveva fatto punto di rilevanza, il risultato è semplice: resti sola e non conti nulla. Convinti di riuscirci, pentaleghisti di lotta e di sondaggi, ad andare avanti da soli con l'aiuto (forse) di Vladimir Putin e Viktor Orban? Ma poi quale aiuto? Che interesse hanno ad aiutare Roma?
Con voi al governo l'Italia e rimasta sola più volte. È successo sulla crisi siriana, è accaduto sul dossier iraniano, avviene sul Venezuela, e la cosa qui è grave per i legami tra venezuelani e italiani, e per il fatto che uno degli ultimi campioni nazionali, l'Eni, si occupa di petrolio e di risorse energetiche, temi cari nei migliori bar di Caracas.
Se d'improvviso sparisce un post a favore di Maduro da parte del padre di uno dei partiti di lotta e di sondaggi, il comico Beppe Grillo che ha messo in scena l'esperimento dadaista del Movimento 5 Stelle, è improbabile che ti consultino se quel modello finisce esangue e impresentabile agli occhi del mondo. Se il subcomandante Alessandro Di Battista dice che «firmare l'ultimatum Ue è una stronzata megagalattica» e insulta la linea madurista, è difficile che il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, sia interessato dal negoziato. Stavolta Matteo Salvini è realista: meglio accompagnati. Ma la fame (di libertà) del popolo venezuelano non è nel contratto di governo; da ministro e da contraente, smesse le divise, dovrebbe saperlo. Come ha detto Moisés Naím a questo giornale: è uno scontro tra autoritarismo e democrazia liberale. Tra le due cose il vostro patto di potere non sa scegliere, questo è il dramma.
Daniele Bellasio
(la Repubblica 27 gennaio 2019)