lunedì 4 febbraio 2019

L'OPINIONE

Serve un nuovo impegno civile

Jeanne Emmanuele Hutin,
Ouest- France, Francia

 Un sabato dopo l'altro, la violenza scuote le città francesi. In un clima di rivolta ormai ci si rassegna a chiudere le attività commerciali. Niente giustifica questi ostacoli al lavoro e alla libertà di circolazione delle persone. Niente giustifica la violenza contro i poliziotti. Niente giustifica le minacce contro i deputati.
 Ma niente giustifica nemmeno il ricorso sproporzionato alla forza contro i manifestanti. L'uso da parte degli agenti di gas lacrimogeni e granate stordenti ha provocato molti feriti gravi. Non si può continuare così. Siamo in un vicolo cieco e dobbiamo uscirne per evitare di sprofondare in un caos che rischierebbe di travolgere la democrazia e aggravare i problemi sociali. E’ importante ritrovare il buon senso e il rispetto reciproco.
 A chi governa si chiede un cambio di atteggiamento e l'apertura di un  dialogo. Ma come favorire la partecipazione dei cittadini?
” La Francia non deve essere gestita come una grande azienda. E’ una comunità di persone che ha bisogno di coinvolgere i cittadini per realizzare una politica sociale rispettosa dei lavoratori e delle famiglie“, ha scritto l'ex sindacalista Medard Lebot. ”I cittadini impegnati nelle associazioni e nei consigli municipali sono pronti a darsi da fare per costruire una società su basi più eque, più responsabili e più solidali. E i leader politici devono fidarsi di loro“. Solo in questo modo ritroveremo la grandezza e l'umiltà della politica.
 Le persone che hanno manifestato pacificamente non possono tornare a casa e disinteressarsi di come procede il dibattito, perché questo significherebbe lasciare il movimento in ostaggio di gruppi che cercano non di risolvere i problemi ma di imporre un cambio di regime con la forza e attraverso il caos. I francesi non devono comportarsi da spettatori curiosi ma da cittadini impegnati. Ripensare  la partecipazione civile è essenziale per uscire dallo stallo e ricostruire la fiducia indispensabile per la democrazia.
Internazionale 1290/ 18 gennaio 2019