venerdì 8 febbraio 2019

"Migranti, la pietà è morta"
L'offensiva dei magistrati


Una poesia con le firme di 60 magistrati a Bologna. L'ha scritta un collega di Santa Maria Capua Vetere e racconta il dramma dei migranti in mare che aspettano di essere salvati. Un opuscolo con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo distribuito dalle toghe rosse di Area, e a Firenze consegnato pure al Guardasigilli Alfonso Bonafede. A Torino le parole del generale Francesco Saluzzo: «Potrei dire che la pietà, declinata nel suo senso laico, è morta». A Roma quelle del pg Giovanni Salvi, «la legalità non è solo repressione». E l'ex procuratore di Catania aggiunge: «Nessuna politica di sicurezza degna di questo nome può fondarsi sulla marginalizzazione, sulla spinta alla clandestinità e al lavoro nero, quando non all'illegalità quale mezzo di sostentamento». Sotto accusa c'è ovviamente il decreto sicurezza che la presidente della Corte di Appello di Salerno Iside Russo boccia così: «Provocherà un consistente incremento dei ricorsi».
Nei 26 distretti si apre l'anno giudiziario 2019. Ma come venerdì in Cassazione a Roma, anche in periferia in primo piano c'è lui, il ministro dell'Interno Salvini, la sua legge, la sua reazione alla richiesta di autorizzazione a procedere che l'Anm di Catania definisce «irridente e irriguardosa», i suoi continui sfottò contro la magistratura. Ancora ieri eccolo comiziare in piazza Oberdan a Milano di fronte ai fan leghisti: «Portatemi le arance a San Vittore...». Sfida le toghe: "«Sceglierà il Senato sull'evidente invasione di campo di qualche giudice di sinistra che vuol fare politica, io non mollo di un centimetro».
Ma il vice presidente del Csm David Ermini ad Ancona ricorda i colpi di pistola di Luca Traini contro sette persone di colore e mette in guardia dal rischio di veder «risorgere germi razzisti e antisemiti» e, senza mai citarlo indirizza a Salvini una frase chiarissima: «Il potere giudiziario è tutelato dal pericolo sempre incombente 'di essere osservato e valutato secondo fuorvianti e inesistenti legami con idee di popolo dal significato emotivamente ambiguo, più vicine all'immagine della piazza o della folla, che si collocano radicalmente all'opposto della struttura democratica della giustizia».
Sì, la fotografia della magistratura 2019 testimonia una rivolta effettiva contro parole ed atti del ministro dell'Interno. Che coinvolge tutti i giudici, senza distinzioni ideologiche o di corrente. In una parola, le toghe stanno con i migranti contro il ministro perché dalla parte dei primi ci sono la Costituzione con la garanzia del diritto di asilo, le leggi del mare e quelle della terra, sia italiane che internazionali. Sorprende che il Guardasigilli Bonafede non difenda i magistrati. Da Torino se lo chiede Saluzzo («Vi è forse la consegna di non nominarli per ristabilire equilibri costituzionali e istituzionali?»), ma il ministro a Firenze svicola e sulla Diciotti ribadisce «che è stata un azione condivisa da tutto il governo».
In ballo però non c'è solo la Diciotti e l'atto di accusa di Catania. C'è il suo decreto sicurezza. La presidente della Corte di appello di Milano Marina Tavassi documenta che il boom delle richieste di asilo dalle 291 del 2016 è passata alle 2509 del 2017. La collega margherita Cassano  da Firenze parla di 5.577 richieste di protezione internazionale.  Da Reggio Calabria Luciano Gerardis vede «migranti che non hanno mai rappresentato un problema di ordine pubblico».
Mentre da Palermo il collega Matteo Frasca dà notizia di «un vertiginoso aumento di sbarchi fantasma», e il pg Roberto Scarpinato critica «l'illusione repressiva che problemi di tale complessità e portata possano essere risolti mediante la facile e semplicistica scorciatoia di nuove forme di criminalizzazione e inasprimenti sanzionatori». Ma, come dice da Genova il pg Valeria Fazio, «l'articolo 10 della Costituzione riconosce il diritto di asilo e quindi andrà verificata la sua compatibilità con la norma che riduce i permessi
Liana Milella

(la Repubblica 27 gennaio)