venerdì 1 febbraio 2019

Stati Uniti

La chiusura del governo colpisce anche le carceri
Kimberly Kindy, The Washington Post, Stati Uniti
Lo shutdown, il blocco delle attività del governo statunitense, sta costringendo le guardie carcerarie a lavorare senza paga e a fare turni più lunghi. Facendo aumentare i rischi nelle prigioni.

Il 4 gennaio la guardia carceraria Brian Shoemaker stava facendo un giro di controllo nei corridoi del carcere di Lee, in Virginia, quando un detenuto ha cercato di superarlo ed entrare in un'area vietata. Shoemaker gli ha ordinato di tornare indietro, ma l'uomo gli si è scagliato addosso. La guardia non ha riportato ferite gravi, ma si è resa conto che a causa dello shutdown, il blocco parziale dell'attività del governo federale, sta facendo uno dei lavori più pericolosi degli Stati Uniti senza essere pagata.
Shoemaker è una delle 36mila guardie carcerarie considerate "dipendenti essenziali" dal governo degli Stati Uniti. Questo significa che deve presentarsi al lavoro durante il blocco anche se non sarà pagato fino a quando non finirà. In teoria dipendenti come lui sono tenuti a lavorare, ma nelle dieci prigioni contattate dal Washington Post il numero di guardie che non si presenta al lavoro è raddoppiato dall'inizio dello shutdown. Di conseguenza, quelli che decidono di lavorare sono costretti a fare turni molto più lunghi. Inoltre capita che a segretari, custodi e insegnanti venga richiesto di sostituire le guardie assenti.
Ci sono diversi motivi per cui gli agenti di custodia sono una categoria unica tra i dipendenti federali: sono nella posizione insolita di rischiare infortuni e perfino la vita ogni volta che si presentano al lavoro, ma sono anche tra i meno pagati tra gli agenti di polizia federali. Molti lavorano in aree isolate dove non ci sono strade di grande percorrenza e per raggiungerle sono costretti a passare ore in auto ogni giorno.

Insicurezza interna
Per capire quanto la situazione sia difficile basta guardare a quello che succede nel penitenziario di Hazelton, in West Virginia. I rappresentanti sindacali riferiscono che nelle ultime settimane è aumentato in modo preoccupante il numero delle aggressioni contro gli agenti, mentre il numero di guardie e altri dipendenti che si mettono in malattia è quadruplicato. Una o due volte alla settimana gli agenti sono costretti fare turni di sedici ore. Inoltre quasi ogni settimana viene chiesto a dipendenti che non sono agenti di polizia di sostituire le guardie assenti (in tempi normali succede una volta al mese).
Un aspetto particolarmente umiliante per le guardie carcerarie è che i detenuti sono consapevoli che gli agenti non ricevono lo stipendio. Percependo le loro difficoltà, li provocano e a volte cercano di corromperli, come riferiscono alcuni leader sindacali e i dipendenti delle carceri. È successo a Ryan Enos, agente di un penitenziario di Lompoc, in California. Enos lavora in un luogo soprannominato "il buco", in cui i detenuti restano rinchiusi nelle loro celle per 23 ore al giorno. La prima provocazione, racconta, è arrivata mentre stava riaccompagnando un detenuto nella cella dopo l'ora d'aria. "Mi ha detto: 'Ancora non ti pagano? Dovresti lavorare per i cartelli. Loro non chiudono mai'".
Nel frattempo nei penitenziari aumenta la rabbia contro il presidente Donald Trump e i parlamentari, che a differenza delle guardie continuano a percepire lo stipendio durante lo shutdown. "Che senso ha bloccare il governo in nome della sicurezza dei confini, compromettendo nel frattempo la sicurezza interna?", chiede Eric Young, presidente del sindacato degli agenti di custodia. "Siamo i volti che stanno dietro il blocco. Se accadrà qualcosa a uno dei nostri agenti a causa di questo scontro le mani dei politici saranno sporche di sangue. Basta giocare con le nostre vite". as

Da sapere
Soluzione lontana

Lo shutdown, il blocco parziale delle attività del governo federale, è cominciato il 22 dicembre del 2018, quando i democratici del congresso e il presidente Donald Trump non hanno trovato un accordo sulla legge di bilancio del 2019. Questo shutdown è il più lungo della storia statunitense. I dipendenti pubblici coinvolti sono 800mila, tra cui 42omila persone costrette a lavorare senza paga e 380mila in congedo non retribuito. Finora non si è trovata una soluzione perché i democratici si rifiutano di stanziare 5,7 miliardi di dollari per la costruzione di un muro al confine con il Messico. A pagare il prezzo politico di questo stallo potrebbe essere soprattutto Trump. Secondo un sondaggio del Washington Post, il 53 per cento degli statunitensi incolpa della situazione il presidente.

(Internazionale 1290, 18 gennaio 2019)