sabato 2 febbraio 2019

Zedda "Contro i sovranisti si vince solo costruendo un fronte unito a sinistra"

Massimo Zedda, prima delle europee di maggio, ci sono le regionali in Sardegna il 24 febbraio. Ad appoggiare la sua candidatura a governatore dal Pd a Campo progressista Sardegna, fino a Leu e al movimento di Pizzarotti. C'è anche Progetto comunista con tanto di falce e martello. Il centrosinistra deve procedere unito?
«Noi qui in Sardegna non ci siamo mai spostati. Sono gli altri che si muovono, che si dividono. Già nel 2011 ho corso per sindaco di Cagliari con una coalizione di centrosinistra civica e autonomista».
Consiglia di seguire il modello sardo?
«Non so se chiamarlo modello sardo. La definirei una modalità di stare insieme per determinare sviluppo e creare occasioni di lavoro: si sta insieme sui progetti da realizzare una volta che si governa, non perché solo così si vince».
Quindi tutti insieme anche per le europee? La proposta di Carlo Calenda di una lista unitaria anti sovranista la sottoscrive?
«Calenda mi ha chiesto di firmare l'appello. L'ho ringraziato ma io ora sono impegnato con le regionali e se l'avessi fatto ci sarebbe stata una fibrillazione nella coalizione. Questo dibattito sulle europee lo avrei spostato più in là, quando il segretario del Pd ad esempio, fosse stato eletto».
Però la lista europeista la giudica un'ammucchiata come dicono alcuni, oppure va nella direzione giusta?
«L'affermazione in Regione potrebbe essere una spinta in più per ricomporre il quadro dei progressisti e dei democratici. Di Calenda apprezzo lo sforzo fatto e l'impegno».
Alle suppletive di Cagliari ha vinto Andrea Frailis e il centrosinistra ma l'85% degli elettori non sono andati a votare. Forse si sta esagerando a cantare vittoria?
«Il dato astensionismo è sempre negativo. Inoltre si è votato a Cagliari e in pochi comuni per eleggere un parlamentare. Però in Sardegna sono venuti Salvini, Di Maio, Berlusconi, Toninelli, ci mancava Godzilla... Ironia a parte, sono loro ad avergli dato un segno nazionale».
Lei, prima vendoliano, oggi di Campo progressista Sardegna crede che ci si possa presentare alle europee senza più i vecchi simboli dei partiti?
«Non sono mai per dire agli altri cosa devono fare. Centrale è il progetto. Con o senza i simboli dei partiti. Per le europee auspicherei un simbolo comune. Oggi è come quando sotto i bombardamenti suonavano le sirene. Stanno suonando da mesi e mesi con il governo di Salvini e di Di Maio».
La sinistra da cui lei proviene è polverizzata.
«Dobbiamo ricomporre la sinistra e avere la capacità di parlare ai moderati preoccupati da questo governo».  
Giovanna Casadio

(la Repubblica 25 gennaio)