Il Gesù “vivo” è così imbalsamato, mummificato, divinizzato da
diventare un tale “oggetto di culto, spesso una specie d’icona
dalla quale sono stati allontanati o appianati i tratti del profeta.
L’aspetto
critico e provocatorio, la forza di sconvolgere e di mobilitare del
grido profetico di liberazione sembrano svanire nella nuvola di
incenso della nostra adorazione. Anche questo è un modo per
‘ibernare’ un profeta, farlo tacere” (Edward Schillebeeckx,
Narrare il
Vangelo, Queriniana,
pg. 64).
“La
freschezza dell’immagine autentica di Gesù sembra oggi sepolta
sotto uno spesso strato di detriti… Il processo di divinizzazione,
secondo Scheler, ha un duplice effetto, soprattutto per la grande
massa di credenti: da una parte il fondatore, grazie ai rapporti del
tutto eccezionali che gli sono attribuiti con la divinità, diviene
un’autorità assoluta, il che consente nel gruppo dei suoi devoti
il formarsi di un’altra autocoscienza e dello stretto vincolo
interno a essa collegato. D’altra parte la divinizzazione
costituisce un processo di liberazione. La
comunità si sente liberata dall’impegno, non sempre facile, di
seguire le orme del fondatore, proprio perché questi è divenuto
Dio: un
uomo infatti non può seriamente misurarsi con un essere che è, per
definizione, un Dio, o almeno di origine divina. Con la
divinizzazione si opera una estraniazione, un allontanamento dal
fondatore: proiettato
nell’aldilà, egli può essere venerato, ma non veramente imitato…
Non appena
l’originaria posizione del seguace si è trasformata in adorazione,
l’opera del fondatore diviene un capitale sacro, precostituito,
amministrato dalla casta sacerdotale” (Adolf Holl, Gesù
in cattiva compagnia, Einaudi,
Torino 1991, pag. 39).
La
mania della dogmatizzazione ha prodotto frutti nefasti. Vogliamo
aprire il sarcofago, come milioni di donne e di uomini hanno fatto in
questi secoli? Certo, la conoscenza storica è necessaria, ma “una
conoscenza puramente storica di Gesù diventa vuota e superflua,
proprio se lo si considera come un fenomeno ormai concluso. Si deve
invece proporre una conoscenza che porti avanti il processo iniziato
da Gesù, che cammini con lui” (idem,
pag. 162).
Gesù
è per me un evento
aperto, il
testimone di Dio sempre da scoprire e da seguire con la sicurezza che
la sua vita, la sua testimonianza e il suo messaggio costituiscono
per noi cristiani/e la
via di Dio nelle strade del mondo.
Franco
Barbero