lunedì 4 marzo 2019

DALLE CRISTOLOGIE ALLA SEQUELA DI GESU'

La “partita” non è di poco conto. Infatti le formulazioni dogmatiche, venerate come sacre ed immutabili, sono diventate simili a tanti sarcofagi. 
Il Gesù “vivo” è così imbalsamato, mummificato, divinizzato da diventare un tale “oggetto di culto, spesso una specie d’icona dalla quale sono stati allontanati o appianati i tratti del profeta.
L’aspetto critico e provocatorio, la forza di sconvolgere e di mobilitare del grido profetico di liberazione sembrano svanire nella nuvola di incenso della nostra adorazione. Anche questo è un modo per ‘ibernare’ un profeta, farlo tacere” (Edward Schillebeeckx, Narrare il Vangelo, Queriniana, pg. 64).
“La freschezza dell’immagine autentica di Gesù sembra oggi sepolta sotto uno spesso strato di detriti… Il processo di divinizzazione, secondo Scheler, ha un duplice effetto, soprattutto per la grande massa di credenti: da una parte il fondatore, grazie ai rapporti del tutto eccezionali che gli sono attribuiti con la divinità, diviene un’autorità assoluta, il che consente nel gruppo dei suoi devoti il formarsi di un’altra autocoscienza e dello stretto vincolo interno a essa collegato. D’altra parte la divinizzazione costituisce un processo di liberazione. La comunità si sente liberata dall’impegno, non sempre facile, di seguire le orme del fondatore, proprio perché questi è divenuto Dio: un uomo infatti non può seriamente misurarsi con un essere che è, per definizione, un Dio, o almeno di origine divina. Con la divinizzazione si opera una estraniazione, un allontanamento dal fondatore: proiettato nell’aldilà, egli può essere venerato, ma non veramente imitato… Non appena l’originaria posizione del seguace si è trasformata in adorazione, l’opera del fondatore diviene un capitale sacro, precostituito, amministrato dalla casta sacerdotale” (Adolf Holl, Gesù in cattiva compagnia, Einaudi, Torino 1991, pag. 39).
La mania della dogmatizzazione ha prodotto frutti nefasti. Vogliamo aprire il sarcofago, come milioni di donne e di uomini hanno fatto in questi secoli? Certo, la conoscenza storica è necessaria, ma “una conoscenza puramente storica di Gesù diventa vuota e superflua, proprio se lo si considera come un fenomeno ormai concluso. Si deve invece proporre una conoscenza che porti avanti il processo iniziato da Gesù, che cammini con lui” (idem, pag. 162).
Gesù è per me un evento aperto, il testimone di Dio sempre da scoprire e da seguire con la sicurezza che la sua vita, la sua testimonianza e il suo messaggio costituiscono per noi cristiani/e la via di Dio nelle strade del mondo.
Franco Barbero