mercoledì 19 giugno 2019

"C'è da vergognarsi". L'autocoscienza dei pm
Assemblea delle correnti a Palazzo di Giustizia dopo lo scandalo delle nomine vendute a Roma
In extremis l'accordo per chiedere le dimissioni dei magistrati coinvolti. Solo 5 voti contrari.

«Siamo magistrati. Non vogliamo almeno accertare la verità prima di chiedere le dimissioni dei consiglieri del Csm?». Carlo Pellicano resta della sua idea, anche a fine assemblea: ci accontentiamo dell'autosospensione, hanno scritto quelli di Mi nella mozione torinese sul caso "toghe sporche" che fa tremare il Consiglio superiore lella magistratura. Con Pellicano ci sono Cesare Parodi e Ombretta Salvetti, maggiorenti torinesi della corrente sotto a attacco a Roma. «Ma noi lo sappiamo che cosa si sono detti davvero a quella cena?» è l'ultimo appello del pg Pellicano, prima che si proceda con il voto. Quando si arriva alla conta delle mani, però, sono appena cinque quelle che resistono a difesa del fortino di Magistratura indipendente. Per tutti gli altri è categorica la richiesta di dimissioni dei consiglieri che stanno infangando i giudici. «Mi sono vergognato» dice il procuratore generale Francesco Saluzzo. «Sono stato incerto se parlare a questa assemblea, chi di voi mi conosce sa bene quanto mi sia tenuto lontano in tutta la mia carriera dalla correnti».
L'appuntamento è nell'aula 6 del Palazzo di Giustizia per l'assemblea del distretto dell'Anm. Si presentano in 125. Si parla di strapotere delle correnti, di smania morbosa di visibilità, di nomine e carriere a braccetto con i politici sotto inchiesta. È in discussione la sopravvivenza stessa dell'organo di autogoverno della magistratura, alla luce di guanto sta accadendo intorno alla nomina di importanti uffici direttivi come i capi delle procure di Roma, Brescia e Perugia. Anche Torino è in attesa, e ormai da sei mesi, ma il Palagiustizia non sembra neppure lontanamente sfiorato dallo scandalo, almeno da quel che è trapelato fino a ora. Quel che basta a scatenare l'indignazione. "È un problema di credibilità, di quello che la gente può pensare della nostra categoria» dice Saluzzo. «Ed è un problema culturale che abbiamo: pensare sempre che il colpevole sia lontano da noi, non sia a contatto con noi». Presenti esclusi, ovviamente.
Il caso romano - ipotesi di corruzione per conquistare le poltrone di potere - risuona come un'eco distante. Ma qualche "comportamento a rischio" chi non l'ha avuto? L'assemblea quasi una seduta di autocoscienza. La chiamata al Csm per farsi tenere in considerazione in un concorso, la ricerca di un'attenzione particolare. «Queste persone si comportano così perché noi glielo consentiamo - dice ancora il procuratore generale – alimentiamo la loro sete di apparire influenti, decisivi nelle sorti del singolo magistrato». È un rapporto perverso quello che si è creato tra la base e gli esponenti del Csm. Che ha fatto cadere ogni freno. «E quel che è successo non è una novità» dice Saluzzo.
La riflessione del giudice Andrea Natale: «Le correnti devono  cominciare a veicolare l'idea che  non esistono carriere in magistratura». Il suo intervento è tra quelli che appartengono ad Area, come il pm Francesco Pelosi. «La risposta che dobbiamo dare questa sera è che non ci sono autosospensioni, ci sono solo dimissioni da pretendere». Condivide anche il professore generale: «Non possiamo avere piaghe». Da Roma, intanto, si diffonde la notizia: altri due consiglieri hanno fatto un passo indietro. Grande preoccupazione. Fino a dove si estenderà quest'epidemia?
Ottavia Giustetti

(la Repubblica 5 giugno)