Il matrimonio non è mai una somma
Vittorio Lingiardi
Candidato all'Oscar Noah Baumabach è il regista del momento.
Difficile ascoltare pareri meno che entusiastici sul suo Storia di un matrimonio,
resoconto serratissimo sulla vita coniugale come repertorio di affetti
in scatole cinesi: nell'amore abita l'odio, nella tenerezza il
disprezzo, nella fiducia la diffidenza, nella devozione il rancore.
Un
film, dice il trailer, "sulla fine di un matrimonio in una famiglia che
resta unita". Aggiungerei che, almeno per i miei gusti, il ritmo è
troppo serie Netflix e la psicologia molto americana.
I due si amano,
adorano il loro bambino, ma per Nicole questo amore è un'ipoteca sulla
sua realizzazione, una storia che rischia di rimpicciolirla. Potrebbe
vivere una vita felice, ma sarebbe una vita non sua, prigioniera di
quella ingombrante del marito Charlie. Quindi lo lascia e va per
avvocati.
In tema di devastazione della coppia mi vengono in mente, simili nel titolo, due gioielli della galassia matrimoniale: La storia di un matrimonio di Greer(crediamo tutti di conoscere le persone che amiamo) e Scene da un matrimonio
di Bergman (e il suo epilogo capolavoro, vent'anni dopo, Sarabanda).
Rilke diceva che è un buon matrimonio quello in cui ciascuno nomina
l'altro custode della sua solitudine. Ecco cosa manca ai due competitivi
sposini. Analfabeti sentimentali, non si sono mai fermati a custodire
la solitudine dell'altro, sanno elencare le virtù del coniuge ma non si
sono mai chiesti "che cosa ci faccio qui". Si sono amati e forse
continuano ad amarsi, ma non hanno imparato a prendersi cura di sé
curandosi dell'altro. La mia idea di legame e ancor più di matrimonio e
che sì, ci sono due persone, ma c'è una cosa in più: la loro relazione.
Che non è una somma, non coincide. E' una terza dimensione che
alimentando il riconoscimento reciproco, garantisce lo spazio
individuale.
Il venerdì 20 dicembre