Il risveglio verde nel nome di Greta
La ragazza col volto da bambina - il prossimo 3 gennaio compirà 17 anni - e il vecchio prete che diventando Papa si ritrova cucita addosso una fama da rompiscatole… chi volete che gli dia retta, nei summit delle superpotenze? Eppure sarebbero loro due, così distanti per età e per origini geografiche, i punti di riferimento del nuovo movimento ambientalista planetario che aspira a un radicale cambiamento del nostro modo di produrre, consumare, condividere la ricchezza, far pace con gli altri esseri viventi, animali e vegetali. Hanno mobilitato inaspettate moltitudini, nell'anno che si di chiude, risvegliato il protagonismo indigeno e giovanile, ma - diciamo la verità - Greta Thunberg e Francesco hanno collezionato una raffica di sconfitte. Lei ha inseguito via mare, fra New York, Santiago del Cile e Madrid, una conferenza internazionale sul clima conclusasi nel più totale disaccordo.
Lui ha convocato in Vaticano un Sinodo sull'Amazzonia per sentirsi rispondere dal presidente brasiliano Bolsonaro con la più classica delle argomentazioni sovraniste: giù le mani, la foresta pluviale polmone del mondo ci appartiene, e sono affari nostri come adoperarla o distruggerla. Ma nel frattempo in Africa si aggrava la desertificazione provocata dal cambiamento climatico esasperando le guerre tribali tra chi fatica a sopravviverci. E in Italia? Le nuove leve del "Fridays for Future", come la biologa Federica Gasbarro, rappresentano per ora solo una scommessa rivolta al futuro. L'anno che viene sarà decisivo nel rivelarci se la coscienza ambientalista diventerà forza politica in grado di contrastare la deriva del sovranismo dissipatore di risorse sempre più limitate.
La ragazza col volto da bambina - il prossimo 3 gennaio compirà 17 anni - e il vecchio prete che diventando Papa si ritrova cucita addosso una fama da rompiscatole… chi volete che gli dia retta, nei summit delle superpotenze? Eppure sarebbero loro due, così distanti per età e per origini geografiche, i punti di riferimento del nuovo movimento ambientalista planetario che aspira a un radicale cambiamento del nostro modo di produrre, consumare, condividere la ricchezza, far pace con gli altri esseri viventi, animali e vegetali. Hanno mobilitato inaspettate moltitudini, nell'anno che si di chiude, risvegliato il protagonismo indigeno e giovanile, ma - diciamo la verità - Greta Thunberg e Francesco hanno collezionato una raffica di sconfitte. Lei ha inseguito via mare, fra New York, Santiago del Cile e Madrid, una conferenza internazionale sul clima conclusasi nel più totale disaccordo.
Lui ha convocato in Vaticano un Sinodo sull'Amazzonia per sentirsi rispondere dal presidente brasiliano Bolsonaro con la più classica delle argomentazioni sovraniste: giù le mani, la foresta pluviale polmone del mondo ci appartiene, e sono affari nostri come adoperarla o distruggerla. Ma nel frattempo in Africa si aggrava la desertificazione provocata dal cambiamento climatico esasperando le guerre tribali tra chi fatica a sopravviverci. E in Italia? Le nuove leve del "Fridays for Future", come la biologa Federica Gasbarro, rappresentano per ora solo una scommessa rivolta al futuro. L'anno che viene sarà decisivo nel rivelarci se la coscienza ambientalista diventerà forza politica in grado di contrastare la deriva del sovranismo dissipatore di risorse sempre più limitate.
Gad Lerner
(la Repubblica 30 dicembre 2019)