lunedì 6 gennaio 2020

L'Amaca di MICHELE SERRA
Anche se non è il figlio di Dio


Ho messo il bambinello nella sua mangiatoia, quest'anno, con buon anticipo. Per rassicurare entrambi (lui e me) che in casa mia può sentirsi al sicuro, nessuno verrà a rubarlo per esporlo nei presepi in stato d'assedio che piacciono tanto ai catto-nazionalisti, e nessuno vorrà nasconderlo per la paura - assurda - che una natività possa turbare le persone di altre fedi.

È un bambinello privilegiato, non solo perché, come nelle migliori famiglie di teatranti, è sulla scena già da tre generazioni (lo comperò mia madre, con tutta la compagnia, a Milano negli anni Cinquanta, e ogni anno si esibiscono, tutti quanti, con la stessa freschezza; e nessuno dimentica la parte). Non solo perché è di legno, il materiale più politicamente corretto del pianeta. Ma soprattutto perché la casa di miscredenti che ha l'onore di ospitarlo, anzi di custodirlo, insieme a un altro piccolo presepe messicano di gesso, non oserebbe mai confonderlo con i traffici degli adulti, la diffidenza, la propaganda, l'imbarazzo. La sola concessione "politica" del mio presepe è il soldato romano, che mia madre voleva a tutti i costi un po' perché Cesare doveva avere quello che era di Cesare, un po' perché l'Impero, tutto sommato, le piaceva. Diciamo che lo sopporto, il soldato romano, ma preferisco di gran lunga l'asino e il bue. Non credo che il bambinello (tanto meno il mio) fosse il figlio di Dio, ma questo non mi impedisce di onorarlo come simbolo di vita nuova, di rinascita e di fratellanza. Sono i vantaggi del relativista etico. Gli voglio bene a prescindere, senza pretendere che sia il figlio di Dio. A tutti voi un augurio grande.


(la Repubblica, 23 dicembre 2019)