mercoledì 15 gennaio 2020

PREDICAZIONE DURANTE L'EUCARESTIA DI DOMENICA 12 GENNAIO


Letture: Is 42, 1-4. 6-7; Sal.28; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17

Isaia 42,1-4.6-7
Nella profezia di Isaia sono presenti quattro poemetti chiamati “canti del Servo del Signore” (cf. Is 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12), i quali presentano un’ora della vita di un uomo anonimo, autentico e radicale schiavo del Signore, che, chiamato da lui, compie fedelmente la missione assegnatagli. Il testo odierno è tratto dal primo canto, che delinea il profilo di questo eletto di Dio sul quale dimora lo Spirito del Signore. È un profeta che parlerà a nome di Dio e si presenterà mite e umile, ma con una missione universale: diventare “alleanza del popolo e luce delle genti”, liberazione di tutti i prigionieri delle tenebre. Ben presto i credenti in Gesù Cristo hanno individuato in questo Servo i tratti del profeta Gesù che nell’umiltà si fa immergere da Giovanni nel Giordano.


In quel tempo, 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 

Il fatto che Gesù va dal Battista per il battesimo mostra in modo chiaro che pensava di essere un peccatore bisognoso di penitenza.
Per la nostra fede è davvero tonificante il prendere atto che anche Gesù ha percorso la strada della nostra umanità: ha imparato dal Battista, si è immedesimato e immerso nelle vicende del suo popolo e del suo tempo, ha cercato la volontà di Dio, ha compiuto un cammino di conversione a partire dal proprio cuore.
La strada è chiara e quotidiana: convertirci ogni giorno e diventare coscienti che non viviamo a caso, se ascoltiamo, come Gesù, la voce di Dio, se non chiudiamo il cielo sopra di noi, se non ci barrichiamo nelle tombe degli idoli e nelle prigioni dell'io.

17Ed ecco una voce dal cielo che diceva:
Questa pagina biblica rappresenta una icona, un quadro teologico ricco di significato. La Bibbia è piena di “voci dal cielo” con cui Dio chiama il popolo e i singoli e notifica il Suo volere.
La metafora del cielo che si apre per farci udire la voce divina è la testimonianza di un Dio che si avvicina, accompagna, resta in dialogo con noi, esorta, rende consapevole dei suoi doni o conferisce una chiamata, una vocazione particolare. Dunque un Dio vivo, in relazione con il popolo, con i profeti, con noi.
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
"Tu sei il mio figlio bene-amato, nel quale mi sono compiaciuto" ."Prediletto", spesso viene tradotto nella Bibbia, ma la traduzione più letterale è "bene-amato". Gesù - quindi - è anzitutto "bene-amato" e in lui Dio si "compiace". Tutti noi veniamo educati a meritarci di essere amati, a compiere dei gesti che ci rendono meritevoli dell'affetto altrui; sin da piccoli siamo educati ad essere buoni alunni, buoni figli, buoni fidanzati, buoni sposi, buoni genitori,... il mondo premia le persone che riescono, capaci e - dentro di noi - s'insinua l'idea che Dio mi ama, certo, ma a certe condizioni. Tutta la nostra vita elemosina un apprezzamento, un riconoscimento. Dio mi dice che io sono amato bene, dall'inizio, prima di agire, a priori: Dio non mi ama perché buono ma - amandomi - mi rende buono. Dio si compiace di me perché vede il capolavoro che sono, l'opera d'arte che posso diventare, la dignità con cui egli mi ha rivestito. Allora, ma solo allora, potrò guardare al percorso da fare per diventare opera d'arte, alle fatiche che mi frenano, alle fragilità che devo superare. Il cristianesimo è questo: la scoperta che Dio mi ama per ciò che sono, Dio mi svela in profondità ciò che sono: bene-amato. 
È difficile amare "bene", l'amore è grandioso e ambiguo, può costruire e distruggere, non si tratta di adorare qualcuno, ma di amarlo "bene", renderlo autonomo, adulto, vero, consapevole. Così Dio fa con me. 
S.P.