mercoledì 15 gennaio 2020

SE LA COMPETENZA NON VALE PIU' NULLA


Gentile Augias, alcune figure professionali subiscono una delegittimazione del ruolo sociale che sta comportando delle conseguenze gravi. Fino a qualche decennio fa i medici dispensavano in maniera pressoché insindacabile le cure e solo in caso di palesi errori clinici veniva messo in discussione il loro operato. Gli insegnanti, a loro volta, erano considerati i depositari del sapere e della trasmissione dello stesso agli alunni e difficilmente si mettevano in discussione metodi e comportamenti. Oggi, nella migliore delle ipotesi, questi professionisti sono spesso oggetto di attacchi verbali o di denunce: nella peggiore ipotesi, di aggressioni fisiche. 
Non si chiede certo di esimersi dal criticare o denunciare errori e comportamenti scorretti; però, al contempo, va recuperato il rispetto del lavoro di queste figure prima che venga perso un altro importante valore che regola la civile convivenza.
Calogero Barranco – barranco,c@libero .it

Il Sig. Barranco sottolinea una delle novità di comportamento indotte dalla rivoluzione digitale e delle comunicazioni sociali (social media). Fenomeno noto agli studiosi che non riguarda solo l’Italia, analizzato anche a livello politico. C’è per esempio negli Stati Uniti chi sostiene che in assenza di questo svilimento delle competenze un uomo come Donald Trump non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. A un livello più modesto, in una città come Napoli si è arrivati a sequestrare un’ambulanza per farvi salire di forza un giovanotto che aveva una distorsione, violando priorità e competenze. Tom Nichols (insegna ad Harvard) ha scritto un saggio diventato famoso. Titolo: La conoscenza e i suoi nemici (Edito dalla Luiss). Parla degli Stati Uniti ma la situazione italiana non è migliore: “Il sapere di base dell’americano medio è ormai talmente basso da essere crollato prima al livello di “disinformazione” e ora sprofondato nella categoria “errore aggressivo”. E’ esattamente il preoccupante fenomeno di cui la lettera si fa interprete. Cito: “Uno degli aspetti più impressionanti non è tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza ma che lo faccia con tanta frequenza, su così tante questioni e con una tale rabbia”. Un atteggiamento di questo tipo si è facilmente diffuso in un paese come l’Italia dove un numero esagerato di persone hanno creduto che si potessero curare forme tumorali con il bicarbonato, che la terra sia piatta, che i vaccini inducano deficienze mentali. Secondo Nichols si tratta di qualcosa che supera il normale scetticismo nei confronti degli esperti. “Forse stiamo assistendo – scrive – alla fine dell’idea stessa di competenza, un crollo di qualsiasi divisione tra professionisti e profani, studenti e insegnanti, conoscitori e fantasiosi speculatori”. Senza sottovalutare la sindrome già individuata da Fruttero&Lucentini nel saggio La prevalenza del cretino. Recensendo quel testo fondamentale, Guido Ceronetti scrisse: “Quando la Chiesa parlava latino diceva non praevalebunt. Intendeva i cretini. Si sbagliava. Prevalgono. La prevalenza del cretino è una realtà”. Un egualitarismo insensato e caricaturale ha cancellato in noi il pudore della nostra ignoranza dandoci anzi l’orgoglio di esibirla.
Corrado Augias – Repubblica 8 gennaio