Basta finanziamenti alla Guardia costiera libica!
05-02-2020 - di: Filippo Miraglia
Volerelaluna
Mentre
in Libia la guerra civile infuria coinvolgendo potenze più o meno
influenti, il Governo italiano e la maggioranza che lo sostiene,
approfittando della disattenzione generale, hanno provocato la proroga
“automatica”, per la durata di tre anni e alle stesse condizioni, del
memorandum italo-libico (cioè dell’intesa firmata il 2 febbraio 2017 tra
i due Stati in merito “alla cooperazione nel campo dello sviluppo, del
contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al
contrabbando e al rafforzamento della sicurezza delle frontiere”).
L’intesa – sottoscritta dal Governo Gentiloni, ministro degli interni
Minniti – prevedeva (e prevede), tra l’altro, aiuti economici e supporto
tecnico alle autorità libiche (in particolare alla Guardia costiera) al
fine dichiarato di ridurre i flussi migratori attraverso il
Mediterraneo. È un fatto di estrema gravità sul terreno della difesa dei
diritti umani e delle politiche migratorie del nostro Paese.
La
proroga è avvenuta, all’evidenza, per l’incapacità del nostro Governo
di prendere una qualsivoglia decisione indipendente da quel che dice o
fa l’ex inquilino del Viminale, nonché da quel che scrive e dichiara il
predecessore di quest’ultimo (si scrive, appunto, Minniti). I fatti, i
crimini contro l’umanità che si stanno perpetrando davanti ai nostri
occhi, le loro conseguenze politiche e culturali, che favoriscono la
destra xenofoba e razzista, non intaccano, infatti, la prudenza dei
ministri competenti e del presidente Conte, incuranti del fatto che la
questione dei flussi migratori dalla Libia serve a orientare l’opinione
pubblica e a costruire il consenso nello spazio pubblico e che
continuare a inseguire le strumentalizzazioni della destra xenofoba è un
suicidio a dir poco inspiegabile.
Proroga
per ben tre anni del memorandum, con annessi finanziamenti, strumenti e
mezzi, significa, da una parte, chiudere gli occhi davanti agli orrori
dei lager libici (denunciati e documentati da istituzioni
internazionali, da organizzazioni indipendenti, da alcuni giornalisti e,
soprattutto, dalle ferite di chi riesce a fuggire da quell’inferno) e,
dall’altra, non capire che essa alimenta il conflitto in corso in Libia e
il ricorso ai profughi come arma di ricatto da utilizzare in chiave sia
interna che internazionale.
Le ragioni che impongono la revoca immediata del memorandum, sbagliato e insostenibile sotto ogni punto di vista, sono molte:
1)
esso è stato predisposto, all’evidenza, in chiave di politica interna e
per fini essenzialmente elettorali: grazie ad esso si è potuto
raccontare falsamente agli italiani e alle italiane che, bloccando le
fughe dalla Libia, si evitavano morti in mare (si moriva nei lager ma
non sotto i nostri occhi) e che si combattevano i trafficanti (che in
realtà sono stati finanziati e dotati di strumenti e risorse);
2)
in Libia c’è una guerra di tutti contro tutti e le condizioni sul
terreno sono talmente insostenibili che perfino l’UNHCR ha dovuto
chiudere il centro per le evacuazioni (si noti che l’UNHCR ha un suo
programma di evacuazione dalla Libia al quale l’Unione europea, Italia
compresa, risponde poco e male, e che è stato avviato da tempo proprio
perché in Libia non ci sono condizioni di sicurezza per nessuno);
3)
l’intesa ha avuto un effetto estremamente negativo sul conflitto libico
e lo ha di fatto alimentato, sia perché, con essa, l’Italia si è
schierata a fianco di uno dei contendenti (ostacolando così il dialogo),
sia perché ha rafforzato la Guardia costiera libica (che è una delle
milizie in conflitto);
4)
la nostra Marina militare – e quindi il Governo italiano – ha diretto
le operazioni di cattura e rientro nei lager di molti profughi in fuga,
operando, attraverso la cosiddetta Guardia costiera, dei veri
respingimenti vietati dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra: si
tratta di palesi violazioni del diritto internazionale che continuano a
essere messe in atto;
5)
le testimonianze e le denunce su quanto avviene in Libia e nei lager da
noi finanziati dimostrano al di là di ogni dubbio che si tratta di veri
crimini contro l’umanità.
Da
ultimo, anche la Commissaria del Consiglio d’Europa per i diritti
umani, Dunja Mijatovic, ha chiesto che cessi ogni collaborazione
dell’Italia con la Guardia costiera libica. Il Governo italiano,
prendendo tempo e raccontando una realtà che non esiste, si rende
responsabile di delitti e orrori che ricordano i periodi più bui della
storia europea passata e recente. Non ci sono alibi. Questo accordo
della vergogna va revocato subito.
Non
servono modifiche più o meno profonde. Serve – questo sì con urgenza –
un piano straordinario di evacuazione dei prigionieri dei lager e
l’avvio di un processo di pace in Libia che veda al centro l’interesse
del Paese e della sua popolazione e non delle milizie che si contendono
il terreno, né, tanto meno, degli interessi elettorali di movimenti e
partiti politici o di quelli economici delle multinazionali del petrolio
e non solo.
Cos’altro ci vuole per recedere da quell’intesa?