"CAMBIARE O MORIRE":
I PRIMI PASSI DEL CAMMINO SINODALE IN GERMANIA
BERLINO-ADISTA. È partito il 1° dicembre, prima domenica di Avvento, il "Cammino sinodale" per la riforma della Chiesa in Germania, che tante speranze - e altrettante polemiche - ha suscitato negli ultimi mesi. In un momento delicato per la Chiesa, segnato dalle conseguenze devastanti dello scandalo degli abusi sessuali, il Cammino sinodale - la cui durata prevista è di due anni - dovrebbe prendere, infatti, decisioni di primo piano soprattutto riguardo al celibato sacerdotale, al magistero sulla morale sessuale, al ruolo delle donne e a una riduzione del potere clericale (v. Adista Notizie n. 34/19); la sua approvazione è stata preceduta da un lungo dibattito, in seguito alle indicazioni date da papa Francesco in una lettera inviata ai vescovi tedeschi alla fine dello scorso giugno; una lettera di appoggio, ma anche di franchi inviti alla prudenza.
Collaborando con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), il più importante organismo laicale, i vescovi cercheranno dunque strade che possano mettere un freno all'apparentemente irrefrenabile emorragia di fedeli che la Chiesa in Germania sta vivendo da alcuni anni, conseguente alla perdita di credibilità che la crisi degli abusi sessuali ha provocato.
Domenica primo dicembre, secondo quanto riporta il portale europeo di informazione religiosa in lingua inglese Novena News, dunque, in tutte le 27 cattedrali tedesche e nelle quattro concattedrali, è stata accesa la candela sinodale: a Monaco, lo ha fatto il card. Reinhard Marx insieme alla vicepresidente dello ZdK, Karin Kortmann, durante la messa delle 10. Nonostante le differenze di opinioni, ha detto Marx nell'omelia, è importante ascoltarsi e raggiungere un consenso: «Dopo la devastante esperienza della scoperta degli abusi sessuali nella Chiesa - ha affermato - è ora cruciale esaminare i pericoli sistemici come gli organismi che generano un cattivo governo. Se vogliamo tornare a essere testimoni credibili della gioia e della speranza, dobbiamo rimuovere alcuni ostacoli». La credibilità, insomma come «condizione imprescindibile e assoluta cui arrivare attraverso una discussione autocritica», come ha osservato Marx in un video messaggio insieme al presidente dello ZdK Thomas Sternberg. Perché ciò si verifichi, la Chiesa deve diventare «non un sistema chiuso, non una cittadella fortificata», ma il popolo di Dio che cammina insieme, aperto a nuove esperienze. Il rinnovamento «comincia con il rinnovo delle strutture», ha affermato Karin Kortmann, dicendosi convinta che un intenso dibattito sarebbe scaturito sulle questioni del celibato obbligatorio e del sacerdozio femminile.
Quattro giorni prima del lancio dell'iniziativa, il 26 novembre, un gruppo di portavoci della stampa diocesana, provenienti da 12 diocesi tedesche - Aachen, Bamberg, Berlino, Essen, Freiburg, Limburg, München/Freising, Münster; Rottenburg-Stuttgart, Speyer, Würzburg, oltre ai portavoce dello Zdk e dell'organizzazione di aiuto agli ultimi Adveniat - ha fatto appello ai media affinché accompagnino il Cammino con serietà: «Particolarmente per quanto riguarda scandali, crisi e conflitti, l'unica cosa che aiuta e la maggiore trasparenza possibile. Saremmo grati se i media seguissero questo dibattito decisivo sul futuro della Chiesa cattolica in Germania».
A titolo personale, anche diversi vescovi e cardinali tedeschi si sono espressi: il card. Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha manifestato all'emittente cattolica domradio.de la speranza che i partecipanti ai quattro forum tematici del Sinodo tedesco «si ascoltino seriamente a vicenda e non condividano semplicemente le richieste più alte, altrimenti l'intero progetto fallirà».
Per il vescovo di Essen mons. Franz-Josef Overbeck (Westdeutsche Allgemeine Zeitung, 30/11) uno dei temi più rilevanti che verranno trattati nei prossimi due anni di Cammino sinodale «è la questione culturale del XXI secolo, che a mio avviso è quella della parità di genere, del ruolo delle donne e dei loro possibili ministeri nella Chiesa». Overbeck si è spinto ad affermare che «personalmente, ora posso immaginare che le donne siano sacerdoti, ma probabilmente non avrò tempo di sperimentarlo. Ma c'è un ulteriore passo avanti: che anche gli uomini sposati possano diventare sacerdoti», che consentirebbe ad alcuni di trovare la loro strada nella Chiesa.
Delle proprie speranze ha anche parlato il vescovo dl Hildesheim, mons. Heiner Wilmer, che in un'intervista all'Augsburger Allgemeine si è detto certo che «la Chiesa tedesca, dopo, sarà una Chiesa diversa, certamente più partecipativa e femminile». Un Cammino «non facile», ha detto Wilmer. E sul fatto che la Chiesa debba cambiare non ha dubbi nemmeno l'arcivescovo di Paderborn, mons. Hans-Josef Becker, che, nel corso dell'omelia domenicale del 1° dicembre, ha dichiarato che «nella Chiesa, non possiamo semplicemente andare avanti così». Tutta una serie dl temi urgenti deve essere affrontata di petto, ha spiegato Christian Bauer, professore di Teologia all'Università di Innsbruck: «Il modo in cui il potere viene controllato nella Chiesa, il modo in cui andare oltre una Chiesa misogina e omofobica... sono tutti temi antichi, ma sono diventati urgenti da quando è iniziata la crisi degli abusi». «L'idea non è solo quella di un ennesimo forum in cui tutti parlano e nessuna decisione viene presa», chiarisce Ulrich Lehner, professore alla University of Notre Dame, negli Stati Uniti. «Alla fine ci sarà una votazione il cui esito verrà consegnato alla Santa Sede, a papa Francesco, per prendere ulteriori provvedimenti». Anche se, è convinto, alla fine non ci saranno grandi cambiamenti: «La Chiesa tedesca sta attraversando un declino così rapido che i vescovi assomigliano davvero a "polli senza testa" (espressione anglosassone per chi si affanna a vuoto, ndr). Mi dispiace usare questa immagine, ma penso che sia così... Si stanno rendendo conto che il loro intero sistema sta collassando, e non sanno cosa fare».
Ottimista sull'esito del Cammino sinodale (anche se non sarà una rivoluzione) è il portavoce della Conferenza episcopale Matthias Kopp: «Sarebbe ridicolo se stessimo qui nei nostri uffici senza fare niente... C'è stata ovviamente molta discussione e ovviamente stiamo tenendo Roma al corrente, ma qui in Germania abbiamo bisogno di questo spazio aperto di discussione», ha detto, aggiungendo che «nel XXI secolo non si puòo lavorare come 30 anni fa». E chi parla di un rischio di scisma, adducendo che i cattolici tedeschi, con il Cammino sinodale, provocherebbero una divisione simile alla Riforma, 500 anni fa, esagera, e lo fa «per motivi politici», secondo quanto ha affermato il portavoce dei gesuiti tedeschi p. Godehard Brüntrup, vicepresidente della Scuola di Filosofia di Monaco, in un'intervista al New York Times (29/11). Quello che i vescovi tedeschi vogliono davvero, ha spiegato, è che la Chiesa recuperi presso i fedeli la credibilità perduta con la devastante crisi degli abusi: «Vogliono avviare un processo di dialogo, ascoltando ciò che la gente, i laici e gli esperti hanno da dire, in modo che la gerarchia passi dall'insegnamento all'ascolto». Secondo Brüntrup non sarebbero in vista cambiamenti immediati: il Cammino sinodale «potrebbe richiedere 10, 20 o 30 anni perché si arrivi a un Concilio universale, in cui forse le cose cambieranno». I cambiamenti, in ogni caso, potrebbero riverberarsi nella Chiesa universale anche per via del prestigio, in termini intellettuali come anche finanziari, della Chiesa tedesca: «La teologia tedesca era ed è ancora una forza trainante».
La tabella di marcia
Dopo l'avvio del Cammino, la prima domenica d'Avvento, la prima assemblea sinodale, alla quale prenderanno parte circa 230 delegati tra vescovi, laici ed esperti, avrà luogo dal 30 gennaio al 1 febbraio 2020 a Francoforte. Francesco, il 29 novembre, in un discorso ai membri della Commissione Teologica internazionale, sembra aver voluto alludere al Cammino tedesco quando ha ribadito che la sinodalità «mi sta molto a cuore: la sinodalità è uno stile, è un camminare insieme, ed è quanto il Signore si attende dalla Chiesa del terzo millennio», «tradizionale ma sempre da rinnovare». Oggi si pensa, ha detto il papa, che «fare sinodalità è prendersi per mano e andare in cammino, fare festa con i ragazzi ..., o fare un'inchiesta di opinioni: "Cosa si pensa sul sacerdozio delle donne?". Per lo più si fa così, non è vero? La sinodalità è un cammino ecclesiale che ha un'anima che è lo Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo non c'è sinodalità». (ludovica eugenio)
(Adista, 14 gennaio 2020)