sabato 22 febbraio 2020

La magia di Mary Lou
Con lei Sinn Féin ha spiccato il volo

LONDRA - La prima deputata donna eletta al parlamento britannico fu proprio di Sinn Féin. Si chiamava Constance Markievicz, era il 1918, lei aveva 50 anni, ma non arrivò mai a Westminster perché in carcere per la rivolta di Pasqua del 1916 contro gli inglesi. Oggi, se Sinn Féin è il clamoroso vincitore delle elezioni di sabato scorso in Irlanda, lo deve a un'altra donna: Mary Lou McDonald. Cinquant'anni, sposata con due figli, è la prima leader del partito – ex volto politico dell'Ira - a non aver fatto parte dei terroristi repubblicani e l'unica vera protagonista donna della politica irlandese. E pensare che fino a qualche tempo fa Mary Lou era in discussione, dopo la batosta alle europee del 2019. Molti di Sinn Féin credevano che non fosse all'altezza del suo predecessore, il controverso Gerry Adams che fece spazio alla sua decennale vice nel 2018. E invece. Come disse quando si insediò due anni fa: «Non sono arrivata fin qui per usare le scarpe di Gerry. Ho portato le mie!».
Aveva ragione Mary Lou. Ora proclama al mondo intero «che da sabato è nata una nuova Irlanda». Difatti Sinn Féin avrà - lo spoglio è ancora in corso - circa il 24% dei voti e almeno 35 seggi al Parlamento irlandese Dáil, record assoluto nella storia recente. I due partiti tradizionali di centro(destra), Fine Gael del 41enne primo premier gay Leo Varadkar e Fiánna Fail, devono ringraziare che Sinn Féin abbia presentato solo 42 candidati. Altrimenti sarebbe stato un trionfo epocale. Varadkar insiste che un governo di coalizione con l'ex braccio politico dell'Ira sia impossibile. Il leader di Fiánna Fail Micheál Martin, invece, è tentato dal patto con l'oramai ex diavolo. Perché la maggioranza di 80 seggi in Parlamento è ardua da raggiungere (i due partiti principali avranno una quarantina di seggi a testa) e ora sarà complicato ignorare Sinn Féin.
«Ora tocca a noi!», urla McDonald. «Tiocfaidh ár lá!», come prometteva il martire dell'Ira Bobby Sands morto nel carcere nordirlandese di Maze nel 1981. Mary Lou ha iniziato a interessarsi alla politica proprio allora, a 12 anni, quando i repubblicani iniziarono a morire di sciopero della fame contro i britannici. Eppure le origini di Mary Lou non sono degne di Sinn Féin: nata nel quartiere dublinese e benestante di Rathgar, famiglia di classe media, studi in letteratura inglese e Sylvia Plath al prestigioso ateneo Trinity College, niente accento nordirlandese, dice Londonderry invece di Derry, niente legami diretti con l'Ira, la giornalista Christiane Amampour (Cnn) come suo idolo, sì ai recenti referendum pro aborto e matrimoni gay.
Ma nel 2002 entra in Sinn Féin - secondo i maligni, perché nel suo precedente partito Fiánna Fail non riusciva a fare carriera - e lì costruisce la sua fortuna. Prima parlamentare Ue, poi dopo qualche anno vice di Gerry Adams e l'illuminazione politica decisiva: diventare la vera sinistra in Irlanda, mentre il Labour era impantanato in "ammucchiate" di coalizione. Più welfare e sanità, guerra ai ricchi e alle multinazionali, tappo agli affitti e ai costi del mercato immobiliare cresciuti mostruosamente in Irlanda e a Dublino per una piaga di oltre 20mila senzatetto, una retorica popolare e gestuale. Sembra il Jeremy Corbyn degli inizi, quando il leader Labour conquistava cuori e voti in Regno Unito. Poi, certo, Mary Lou è anche controversa. Per i suoi critici è «il volto pulito di un partito sporco di sangue», una volta a San Patrizio sfilò dietro lo striscione «Fuori gli inglesi dall'Irlanda», ha sostenuto il venezuelano Maduro, è stata tiepida con scagnozzi violenti dell'Ira. E poi l'Ue: inizialmente euroscettica, ora è a favore. Perché il terremoto della Brexit potrebbe finalmente realizzare il sogno di Sinn Féin: l'Irlanda unita. Anche la vice di McDonald - e vicepremier in Irlanda del Nord - è una donna: Michelle O'Neill, 43 anni, brillante politica e «molto più forte», parole sue, da quando ha avuto un figlio a 16 anni. È il ticket del futuro. La loro avventura è appena iniziata. E pensare che McDonald ha sempre odiato quella canzone di Ricky Nelson che fa «Oh Mary Lou, I am so in love with you». Da oggi, visto il successo nazionale, forse non più.
Antonello Guerrera

(la Repubblica 10 febbraio)