mercoledì 12 febbraio 2020

PRETI OPERAI


A dicembre, come supplemento al numero 183 di Qualevita, è stato pubblicato un numero del periodico PRETIOPERAI interamente dedicato alla memoria di don Carlo Carlevaris.
Tutta la sua vita è stata una testimonianza dalla parte degli operai e dei più deboli. Nella chiesa torinese, italiana e ben oltre, ha lasciato una traccia indelebile. La Torino operaia costituiva per lui, a mio avviso, anche un appello alla conversione della chiesa. La sua testimonianza fu di una coerenza esponenziale.
Ambedue impegnati nel sociale e in politica, legati mani e piedi alle lotte operaie, avevamo probabilmente anche valutazioni e sensibilità diverse. Io non ho mai condiviso la centralità della classe operaia che mi sembrava essere uno dei suoi pilastri concettuali e operativi. In quegli anni 60 – 70 ero coinvolto nelle lotte nonviolente, contro la Nato e l’industria delle armi e, a partire dal 63 – 64, mi occupavo molto dell’aspetto dogmatico del cristianesimo, delle nuove povertà, delle ricerche storiche, dei linguaggi della fede, la questione femminile, delle lotte degli omosessuali.
Quando fui sotto processo ecclesiastico , mi colpì qualche suo scritto non proprio solidale. Talune ricerche e prese di posizione gli sembravano devianti e marginali. Insomma una profonda stima reciproca, una grande differenza nelle priorità del quotidiano, un orizzonte comune. Questo rimase sempre tra di noi.
Ora al termine della mia vita ringrazio Dio di aver sempre ricevuto e mantenuto l’affetto, ma anche di non aver dato ascolto a tanti cari amici che mi raccomandavano sempre di essere prudente, di non toccare certe formulazioni dogmatiche , di non addentrarmi in certi argomenti scottanti. 
Ricordo le accorate lettere di amici che sulla cristologia mi scrivevano di fermarmi…. che non era il tempo di battersi con gli omosessuali, di “benedire le loro nozze”, di negare la divinità di Gesù, che egli era morto per i nostri peccati.....
Penso che sia importante mantenere le relazioni amicali, più accoglienti e plurali, ma non lasciarci limitare nel nostro ambito di ricerca anche da ottimi amici che, sul terreno della ricerca teologica, hanno o hanno avuto orizzonti, scelte e percorsi diversi.
Ma, tornando a Carlo Carlevaris, prima di tutto occorre raccogliere e far tesoro di una fede e di una esperienza che hanno sempre puntato all’essenziale. Una memoria che può solo parlare di Vangelo vissuto a tutti noi che l’abbiamo incontrato.
Franco Barbero