A
dicembre, come supplemento al numero 183 di Qualevita, è stato
pubblicato un numero del periodico PRETIOPERAI interamente dedicato
alla memoria di don Carlo Carlevaris.
Tutta
la sua vita è stata una testimonianza dalla parte degli operai e dei
più deboli. Nella chiesa torinese, italiana e ben oltre, ha lasciato
una traccia indelebile. La Torino operaia costituiva per lui, a mio
avviso, anche un appello alla conversione della chiesa. La sua
testimonianza fu di una coerenza esponenziale.
Ambedue
impegnati nel sociale e in politica, legati mani e piedi alle lotte
operaie, avevamo probabilmente anche valutazioni e sensibilità
diverse. Io non ho mai condiviso la centralità della classe operaia
che mi sembrava essere uno dei suoi pilastri concettuali e operativi.
In quegli anni 60 – 70 ero coinvolto nelle lotte nonviolente,
contro la Nato e l’industria delle armi e, a partire dal 63 – 64,
mi occupavo molto dell’aspetto dogmatico del cristianesimo, delle
nuove povertà, delle ricerche storiche, dei linguaggi della fede, la
questione femminile, delle lotte degli omosessuali.
Quando
fui sotto processo ecclesiastico , mi colpì qualche suo scritto non proprio solidale. Talune ricerche e prese di posizione gli sembravano
devianti e marginali. Insomma una profonda stima reciproca, una
grande differenza nelle priorità del quotidiano, un orizzonte
comune. Questo rimase sempre tra di noi.
Ora
al termine della mia vita ringrazio Dio di aver sempre ricevuto e
mantenuto l’affetto, ma anche di non aver dato ascolto a tanti cari
amici che mi raccomandavano sempre di essere prudente, di non toccare
certe formulazioni dogmatiche , di non addentrarmi in certi argomenti scottanti.
Ricordo le
accorate lettere di amici che sulla cristologia mi scrivevano di
fermarmi…. che non era il tempo di battersi con gli omosessuali, di
“benedire le loro nozze”, di negare la divinità di Gesù, che
egli era morto per i nostri peccati.....
Penso
che sia importante mantenere le relazioni amicali, più accoglienti e
plurali, ma non lasciarci limitare nel nostro ambito di ricerca anche
da ottimi amici che, sul terreno della ricerca teologica, hanno o
hanno avuto orizzonti, scelte e percorsi diversi.
Ma,
tornando a Carlo Carlevaris, prima di tutto occorre raccogliere e far
tesoro di una fede e di una esperienza che hanno sempre puntato
all’essenziale. Una memoria che può solo parlare di Vangelo
vissuto a tutti noi che l’abbiamo incontrato.
Franco
Barbero