L'umanità
è la cifra distintiva con cui leggere la riforma, spiega papa
Francesco. Di qui la ricorrente esortazione a considerare la riforma
innanzitutto come conversione della mente e del cuore e successivamente
come rinnovamento delle strutture e delle impalcature ecclesiali. E
ricorda pure che non tutto è pacifico e lineare nel cambiamento.
"C'è
la dimensione del tempo e c'è l'errore umano, coi quali non è possibile
né giusto non fare i conti perché fanno parte della storia di ciascuno…
Legate a questa difficile processo storico c'è sempre la tentazione di
ripiegarsi sul passato (anche usando formulazioni nuove) perché è più
rassicurante, conosciuto e sicuramente meno conflittuale… Occorre
mettere in guardia dalla tentazione di assumere l'atteggiamento della
rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce
per disseminare di paletti gli ostacoli il terreno del bene comune,
facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio.
Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La
rigidità e lo squilibrio si alimentano a vicenda in un circolo
vizioso".
Come dice l'editorialista di Chiesa di tutti chiesa dei poveri
(Raniero la valle) riferendosi al nuovo dicastero per lo sviluppo umano
integrale "la novità è questa (forse la meravigliosa eresia di cui
accusano Papa Francesco ) l'umanità è la cifra distintiva con cui
leggere la riforma della Chiesa". Integralità vuol dire infatti che
l'umanità ci accomuna in quanto figli di un unico padre, "l'umanità
chiama interpella provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il
cambiamento". Usciamo dunque anche noi: l'umanità frammentata e divisa,
anche per le cattive rappresentazioni di Dio, deve e può diventare una
cosa sola. E questo è il Natale".
Lilia Sebastiani
Rocca 2/2020