martedì 25 febbraio 2020

RIFORMA COME CONVERSIONE

L'umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma, spiega papa Francesco. Di qui la ricorrente esortazione a considerare la riforma innanzitutto come conversione della mente e del cuore e successivamente come rinnovamento delle strutture e delle impalcature ecclesiali. E ricorda pure che non tutto è pacifico e lineare nel cambiamento. 
"C'è la dimensione del tempo e c'è l'errore umano, coi quali non è possibile né giusto non fare i conti perché fanno parte della storia di ciascuno… Legate a questa difficile processo storico c'è sempre la tentazione di ripiegarsi sul passato (anche usando formulazioni nuove) perché è più rassicurante, conosciuto e sicuramente meno conflittuale… Occorre mettere in guardia dalla tentazione di assumere l'atteggiamento della rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti gli ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibrio si alimentano a vicenda in un circolo vizioso". 
Come dice l'editorialista di Chiesa di tutti chiesa dei poveri (Raniero la valle) riferendosi al nuovo dicastero per lo sviluppo umano integrale "la novità è questa (forse la meravigliosa eresia di cui accusano Papa Francesco ) l'umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma della Chiesa". Integralità vuol dire infatti che l'umanità ci accomuna in quanto figli di un unico padre, "l'umanità chiama interpella provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento". Usciamo dunque anche noi: l'umanità frammentata e divisa, anche per le cattive rappresentazioni di Dio, deve e può diventare una cosa sola. E questo è il Natale". 

Lilia Sebastiani 
Rocca 2/2020