Il vescovo Olivero sta meglio e telefona al pastore valdese Genre
Il
pastore valdese di Pinerolo, Gianni Genre, racconta la telefonata che
ha ricevuto dal vescovo Derio Olivero, ricoverato per Covid 19.
Ciao amico eretico, riconosci la voce?…
Con
questo esordio pieno di ironia, oggi pomeriggio (domenica 19 aprile) mi
ha chiamato il Vescovo della Diocesi di Pinerolo, per noi il nostro
fratello in Cristo Derio Olivero.
“Avevamo avuto degli scambi di
messaggi sia nei giorni in cui era già ricoverato in ospedale, sia dopo
il lungo blackout che ha dovuto vivere dopo essere intubato e poi
tracheotomizzato. Già all’inizio di questa scorsa settimana mi aveva
voluto inviare un paio di whatsapp per dirmi che era “tornato” dal
viaggio nel coma farmacologico, artificiale, ma non mi aspettavo che la
voce fosse già così chiara.
Abbiamo parlato, ovviamente, della sua
esperienza, di cui non dirò nulla, solo la calda sensazione cui mi ha
accennato di essere “accompagnato” dalla presenza del Signore, anche
quando gli dissero a chiare lettere che non sarebbe stato certo il
risveglio. E poi i momenti difficili, di cui non hanno ancora raccontato
tutto nemmeno a lui…
Attraverso questa conversazione, mons. Derio ha
voluto così ringraziare davvero tutti, ad iniziare dal personale
ospedaliero che l’ha seguito, comprendendo i Valdesi, quelli che lo
hanno curato al Civile e tutti gli altri dei quali ha sentito la
vicinanza e la preghiera.
Si è raccomandato che io ricordassi che anche il Papa gli ha chiesto di salutare molto i fratelli e le sorelle valdesi.
Fra alcuni giorni sarà sottoposto ad un nuovo tampone per decidere quando potrà tornare a casa in convalescenza.
Conversando
con lui, pensavo che in qualche modo siamo tutti “eretici”, cioè, dal
punto di vista etimologico, persone che scelgono. Anzi, persone che sono
state scelte per un annunzio che non appartiene a nessuno e che è più
grande di tutti noi. E proprio per questo appassionante.
Potremo
presto ricominciare a collaborare, a confrontarci, a pregare e a
discutere, proprio a partire da quella Parola che dimora in eterno,
ringraziando per il dono della diversità che da sempre aiuta a declinare
in modo plurale, “sinfonico” la Buona Novella del Vangelo.
Negli
scorsi giorni ho anche ricevuto alcuni messaggi e telefonate da Mons.
Piergiorgio Debernardi, dal Burkina Faso. Molto affaticato dopo avere
combattuto contro la “dengue”, che è peggio di una semplice forma di
malaria. Sebbene sia portata anche questa da un tipo particolarmente
pericoloso di zanzara, la chiamano “febbre rompiossa”, tanto per
capirci…
Basti pensare che l’incidenza di questa malattia è aumentata
di 30 volte negli ultimi 50 anni, a causa delle condizioni di vita in
alcune aree del mondo.
Piano piano si sta riprendendo e vorrei
ricordare che questo fratello Piergiorgio non si è mai dimenticato, da
quando ha lasciato Pinerolo, di telefonare regolarmente (anche in
occasione del 17 febbraio) per comunicare a tutti il suo affetto, il suo
pensiero, la sua preghiera.
Anche noi chiediamo al Signore di tenere
nel palmo della sua mano questi fratelli nella fede, tutte e tutti
coloro che non ce l’hanno fatta e non ce la stanno ancora facendo,
coloro che piangono i loro cari, ovunque in Italia e nel mondo.
Che la luce inedita di Pasqua possa accompagnarci tutti ed illuminare i nostri sentieri di vita.”