giovedì 16 aprile 2020

CERCARE IL CENTRO.....


CERCARE IL CENTRO TRA LEGGENDE E SUPERSTIZIONI
La Pasqua ci aiuta a mettere al centro ciò che è centrale e a dislocare in periferia oppure semplicemente a lasciare ciò che è inessenziale per la nostra fede.
Stasera vorrei parlare nel contesto delle mondovisioni e delle apparizioni che in questo tempo invadono la nostra esperienza quotidiana. Vorrei parlare della distinzione che esiste tra religione, fede, devozioni, leggende. Dire che si tratti del sacro lino, del sudario di Gesù Cristo, significa avvalorare una leggenda da cui è nato un culto in piena espansione.
Come per la Sindone di Torino, come per la basilica del santo sepolcro, è sicuro che il ritrovamento della reliquia della croce in cui Gesù fu crocifisso è una leggenda che risale al quarto secolo e che vide la solenizzazione con la festa del 3 maggio del 700, "inventio sanctae crucis". La leggenda che si rifà a Elena la madre di Costantino, parla del ritrovamento di tante croci. Non si riusciva a capire quale fosse la vera croce di Cristo. Si prese un cadavere e lo si fece toccare vari legni della croce. Quella al cui tocco il cadavere resuscitò fu individuata come la vera e unica croce di Cristo.
Nello sviluppo sempre crescente del devozionalismo le gerarchie cattoliche. anche per coprire il vuoto lasciato dai culti pagani e per sostituirli, usarono tutte le leggende e favorirono la loro diffusione.
Ora le nuove tecnologie sono in grado di produrre una formidabile spettacolarità attorno al santo sepolcro e attorno alla sindone, come attorno a mille altre reliquie. Un giro devozionale e turistico immenso suggestivo.
Oggi ovviamente sappiamo dagli studi che le varie reliquie della croce, come la Sindone di Torino appartengono a quel castello leggendario e devozionale che di secolo in secolo la chiesa cattolica crea e conserva e utilizza. Devozioni locali, con le nuove tecnologie possono diventare planetarie e costituiscono uno strumento di diffusione di quella che la gerarchia definisce religiosità popolare, che sarebbe meglio definire religione indotta dal potere gerarchico.
Abbiamo una svolta devozionale di enorme portata.
Non si tratta, quando si ragiona così, di gettare discredito sulla fede di chi oggi sosta davanti a un video della sindone. Le perplessità e le domande vogliono collocarsi non nel livello della mancanza di rispetto delle persone, ma nel totale rispetto della realtà.
Che cosa c'è dietro questo moltiplicarsi di oggetti visibili, dietro questo bisogno di toccare, vedere, apparire sempre di più? C'è un bisogno di mostrare che si avvicina al dimostrare o almeno al bisogno di prove tangibili che, a mio avviso, allontana dalla beatitudine evangelica di coloro che crederanno senza aver visto.
La mia inquietudine che si traduce in domanda, riguarda anche un altro aspetto della comunità cristiana. Quando si perdono il contatto il significato dei simboli e delle metafore bibliche, quando si perde la frequentazione delle Scritture, quando si sostituisce il cammino dell’interpretazione con quello del visionario dell’immediato, non si rischia di essere esposti alle ondate, ai flussi e ai riflussi del mercato religioso?
Questa non diventa una religione che rischia di perdere contatto con l'esperienza storica di Gesù di Nazareth e con l’essenzialità del suo messaggio in cui si saldano, in una unità inscindibile, l'amore del prossimo e l'amore di Dio?
Gli aspetti religiosi, quando sono sganciati dal messaggio centrale e crescono a dismisura, rischiano di non essere al servizio della fede, ma a servizio di una istituzione che copre i suoi vuoti interiori con questo ritualità.
Non sarà mai ribadito a sufficienza che scambiare i fatti storicamente documentati con leggende, confonderli, è un brutto equivoco perché si presta all'operazione di chi semina credulità anziché fede.
Vorrei dire allora che la Pasqua ci richiama all’essenziale, a uscire dalla mondovisione per entrare nel cammino di fede.
O Dio, che sei fonte della vita, che hai raccolto presso di te Gesù che i potenti hanno condannato a morte, questa è una Pasqua difficile. Davanti a noi, più allarghiamo lo sguardo, più vediamo povertà, abbandono, disuguaglianze.
Grazie dei segni di risurrezione che ci vengono da tante parti del mondo, ma aiutaci a convertire la nostra vita quotidiana affinché ciascuno e ciascuna di noi diventi un piccolo operaio di risurrezione. Aiuta anche la nostra chiesa a compiere un cammino di conversione, di liberazione dalla superstizione, dalle leggende, dal devozionalismo per ritornare a fare centro sul messaggio di Gesù che guarda a Te o Dio e guarda all'amore dei fratelli e delle sorelle.
Buona serata a voi Ciao
Franco Barbero
(Trasposizione della conversazione del 11 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)