CERCARE
IL CENTRO TRA LEGGENDE E SUPERSTIZIONI
La
Pasqua ci aiuta a mettere al centro ciò che è centrale e a
dislocare in periferia oppure semplicemente a lasciare ciò che è
inessenziale per la nostra fede.
Stasera
vorrei parlare nel contesto delle mondovisioni e delle apparizioni
che in questo tempo invadono la nostra esperienza quotidiana. Vorrei
parlare della distinzione che esiste tra religione, fede, devozioni,
leggende. Dire che si tratti del sacro lino, del sudario di Gesù
Cristo, significa avvalorare una leggenda da cui è nato un culto in
piena espansione.
Come
per la Sindone di Torino, come per la basilica del santo sepolcro, è
sicuro che il ritrovamento della reliquia della croce in cui Gesù
fu crocifisso è una leggenda che risale al quarto secolo e che vide
la solenizzazione con la festa del 3 maggio del 700, "inventio
sanctae crucis". La leggenda che si rifà a Elena la madre di
Costantino, parla del ritrovamento di tante croci. Non si riusciva
a capire quale fosse la vera croce di Cristo. Si prese un cadavere e
lo si fece toccare vari legni della croce. Quella al cui tocco il
cadavere resuscitò fu individuata come la vera e unica croce di
Cristo.
Nello
sviluppo sempre crescente del devozionalismo le gerarchie cattoliche.
anche per coprire il vuoto lasciato dai culti pagani e per
sostituirli, usarono tutte le leggende e favorirono la loro
diffusione.
Ora
le nuove tecnologie sono in grado di produrre una formidabile
spettacolarità attorno al santo sepolcro e attorno alla sindone,
come attorno a mille altre reliquie. Un giro devozionale e turistico
immenso suggestivo.
Oggi
ovviamente sappiamo dagli studi che le varie reliquie della croce,
come la Sindone di Torino appartengono a quel castello leggendario e
devozionale che di secolo in secolo la chiesa cattolica crea e
conserva e utilizza. Devozioni locali, con le nuove tecnologie
possono diventare planetarie e costituiscono uno strumento di
diffusione di quella che la gerarchia definisce religiosità
popolare, che sarebbe meglio definire religione indotta dal potere
gerarchico.
Abbiamo
una svolta devozionale di enorme portata.
Non
si tratta, quando si ragiona così, di gettare discredito sulla fede
di chi oggi sosta davanti a un video della sindone. Le perplessità
e le domande vogliono collocarsi non nel livello della mancanza di
rispetto delle persone, ma nel totale rispetto della realtà.
Che
cosa c'è dietro questo moltiplicarsi di oggetti visibili, dietro
questo bisogno di toccare, vedere, apparire sempre di più? C'è un
bisogno di mostrare che si avvicina al dimostrare o almeno al bisogno
di prove tangibili che, a mio avviso, allontana dalla beatitudine
evangelica di coloro che crederanno senza aver visto.
La
mia inquietudine che si traduce in domanda, riguarda anche un altro
aspetto della comunità cristiana. Quando si perdono il contatto il
significato dei simboli e delle metafore bibliche, quando si perde la
frequentazione delle Scritture, quando si sostituisce il cammino
dell’interpretazione con quello del visionario dell’immediato,
non si rischia di essere esposti alle ondate, ai flussi e ai riflussi
del mercato religioso?
Questa
non diventa una religione che rischia di perdere contatto con
l'esperienza storica di Gesù di Nazareth e con l’essenzialità del
suo messaggio in cui si saldano, in una unità inscindibile, l'amore
del prossimo e l'amore di Dio?
Gli
aspetti religiosi, quando sono sganciati dal messaggio centrale e
crescono a dismisura, rischiano di non essere al servizio della fede,
ma a servizio di una istituzione che copre i suoi vuoti interiori con
questo ritualità.
Non
sarà mai ribadito a sufficienza che scambiare i fatti storicamente
documentati con leggende, confonderli, è un brutto equivoco perché
si presta all'operazione di chi semina credulità anziché fede.
Vorrei
dire allora che la Pasqua ci richiama all’essenziale, a uscire
dalla mondovisione per entrare nel cammino di fede.
O
Dio, che sei fonte della vita, che hai raccolto presso di te Gesù
che i potenti hanno condannato a morte, questa è una Pasqua
difficile. Davanti a noi, più allarghiamo lo sguardo, più vediamo
povertà, abbandono, disuguaglianze.
Grazie
dei segni di risurrezione che ci vengono da tante parti del mondo, ma
aiutaci a convertire la nostra vita quotidiana affinché ciascuno e
ciascuna di noi diventi un piccolo operaio di risurrezione. Aiuta
anche la nostra chiesa a compiere un cammino di conversione, di
liberazione dalla superstizione, dalle leggende, dal devozionalismo
per ritornare a fare centro sul messaggio di Gesù che guarda a Te o
Dio e guarda all'amore dei fratelli e delle sorelle.
Buona
serata a voi Ciao
Franco
Barbero
(Trasposizione
della conversazione del 11 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e
Fiorentina Charrier)