Vangelo
di Luca 24, 13-35
Per questa domenica
riporto la trasposizione della conversazione orale avvenuta il giorno
seguente la Pasqua effettuata a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier.
Il
brano sul quale questa sera riflettiamo, dopo questo primo affettuoso
saluto è molto noto. Si trova nel Vangelo di Luca al capitolo 24 :
i discepoli di Emmaus.
Si
tratta di un vero gioiello letterario, ma ancor più di uno
straordinario messaggio di fede.
Luca
dipinge i due discepoli che a pochi giorni dalla Pasqua si mettono in
viaggio per un villaggio di nome Emmaus, a due ore di cammino da
Gerusalemme.
Turbati
e sconvolti dalla fine ingloriosa del maestro e increduli rispetto ad
alcune voci di donne discepole di Gesù, vedono avvicinarsi, mentre
viaggiano e discutono, una persona con cui subito entrano nel vivo
del discorso.
Di
che cosa si parla? Sui fatti accaduti a Gerusalemme e questa
persona si inserisce molto bene nei loro discorsi ma, racconta Luca,
i loro occhi erano incapaci di riconoscere chi fosse. Allora è Gesù
che rompe l’incantesimo: “ siete stolti e tardi di cuore nel
credere alla parola dei profeti...”. Invitato quando ormai è sera,
si ferma a fare un boccone con loro e quando spezza il pane, così
prosegue il racconto, i due discepoli lo riconoscono. Giusto il tempo
di riconoscerlo ed egli si dilegua: “si aprirono i loro occhi e lo
riconobbero e si dissero l'un l'altro: non ci ardeva forse il cuore
nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino e ci spiegava le
scritture”?.
Su
queste parole vorrei compiere due brevi riflessioni.
La
prima è sulla bellezza del viaggio: amiamo i giorni che ci sono
dati, amiamo il viaggio della vita con le sue tante tappe, con il
cangiare dei colori e degli umori, con il suo saliscendi, perché
nel gustare e vivere ci sono le paure e le malattie ma ci sono anche
le sorprese i doni inaspettati come il dono di questa presenza.
Per
i due discepoli di Emmaus si aprono orizzonti nuovi, si intravvedono
sentieri inediti, si scopre di non essere nati a caso e in quel
momento i cuori si accendono. Fu così per i due viandanti verso
Emmaus. La loro testimonianza sta in questa ripresa della speranza
anche in un momento di delusione di totale incertezza.
La
Pasqua che abbiamo appena celebrato apre proprio questa possibilità:
che il nostro cuore si riaccenda, si riempia di fiducia in questa
difficile stagione. Il senso e anche l’incisività della nostra
fede nel Dio di Gesù stanno qui in questo accogliere il viaggio da
Gerusalemme verso l'ignoto del villaggio, però con il cuore che
arde, che cerca la presenza di Dio testimoniata da Gesù.
Se
anche qualche volta la fiaccola della nostra fede e della nostra vita
e della nostra fede in Dio si è assopita, si è spenta, si può
riaccendere. Anche per noi può accadere l'incontro di Emmaus, il
nostro viaggio ad Emmaus.
Mi
piace tanto constatare che questi giorni in cui il cammino dei nostri
piedi si è quasi fermato, il viaggio verso Emmaus con questi
itineranti che parlano, si confrontano, si arricchiscono di pensieri
e di emozioni positive, è l'immagine di ciò che può avvenire nel
mondo delle nostre relazioni che nella distanza possono trovare una
nuova intimità e profondità.
Io
credo che nessuno nessuna di noi ha compiuto un passo verso il nuovo
della vita una profondità nuova, senza esperimentare uno
smarrimento. Quando, molti anni fa, scrissi il libro “Il dono
dello smarrimento” (Editore Gabrielli) pensai che senza smarrire
alcune certezze, si rischia davvero di perdere la strada o di
continuare la solita strada...
Ma
non possiamo trascurare un dato rilevantissimo di questa pagina
ricchissima di stimoli: il cuore dei discepoli si accende quando
Gesù lungo il cammino spiegava le Scritture.
IL
fuoco interiore ha bisogno di un combustibile, un combustibile
adeguato. Perché la vita della chiesa e la sua presenza nella
storia tocchino i cuori, occorre ritrovare il pozzo d'acqua viva, il
combustibile insostituibile dell'ascolto e della meditazione delle
Scritture.
Forse
bisogna ripensare il nostro cammino personale e comunitario ancorato
alla lettura delle Scritture.
Ci
sono troppi fuochi di paglia, troppi fuochi devozionali. Occorre in
qualche modo reimpostare il cammino pastorale, liturgico e
catechistico là dove viviamo un'esperienza di comunità e di fede
adulta. Qui è necessaria la spinta dei laici: non stanchiamoci di
proporre l’assiduità alla lettura biblica, insistiamo e partiamo
dal trovare spazio per la nostra vita personale alla lettura della
Bibbia. Dal fuoco della parola che fa ardere i cuori nasce il
coraggio di una vita sulle tracce del Nazzareno.
Scavando,
cercando anno dopo anno, tra le sabbie mobili delle Scritture,
troviamo la parola che fa vivere. Il popolo di Dio deve suonare il
campanello al clero che al massimo è disposto ad una “lectio
divina, ma non ad una lettura storico-critica e spirituale della
Bibbia.
Se
non si parte più dalle madonne, dai pellegrinaggi e cose simili, si
può creare una nuova partenza con un bel gruppo di lettura biblica
che certo non è impresa facile far nascere.
I
discepoli di Emmaus hanno ripreso a credere e a vivere con un cuore
ardente ascoltando e condividendo la lettura delle Scritture dei due
Testamenti, senza fermarsi alle preziose briciole evangeliche
domenicali somministrate dal parroco.
Franco
Barbero
Buona
serata e buonanotte e ciascuna e ciascuno di voi....
un
caro Ciao