Ieri la Comunità di Piossasco si è trovata per leggere Isaia, trovo stimolanti le riflessioni di Gabriella Caramore in La parola Dio, Einaudi pag.106 che riporto:
“
C’è infine qualcosa ancora che possiamo considerare lascito prezioso
dei profeti anche per il pensare contemporaneo. Sono due parole che
spezzano quel tono così imperativo della parola profetica, incrinano la
sua risolutezza, mettono in questione un certo automatismo. Le parole
sono “forse” ulay e “tuttavia” laken.
Se la parola dei
profeti ci appare come troppo sicura di sé e della Parola di Dio, come
un fortilizio di certezze inespugnabili, ricordiamoci del suo “forse” e
del suo “tuttavia”. Parole che ci accade di sentire oggi così di rado.
(André Neher, nel suo L’essenza del profetismo,
Marietti 1984, assegna a queste due espressioni, in maniera diversa, il
compito di tenere aperta una possibilità nuova e sconosciuta là dove
tutto sembra predeterminato. Forse: "una porta misteriosa resta aperta attraverso la quale la sventura può passare". Tuttavia: "la parola che spezza l'impossibile, che spazza gli ostacoli che crea l’avvenire".)