Dignità
del morire
Un
caro saluto.
Questa
sera vorrei tentare di dare un po' di visibilità e di spazio ad una
lettera aperta sulla dignità del morire ai tempi del coronavirus. Un
gruppo di teologi e teologhe, tra i quali mi riconosco, ha rivolto
alle autorità e alle cittadine e ai cittadini una lettera molto
importante. La sostanza di questa lunga lettera è il richiamo
sull’attenzione che c'è una morte che avviene in modo
disumanizzante quando si lascia questa vita senza poter salutare le
persone della propria affettività. Chi muore da solo non ha la
possibilità di far udire la propria voce le sue ultime volontà.
Riteniamo che questa lettera rivesta il carattere di emergenza che le
nuove decisioni di questi giorni dovrebbero considerare. Chiediamo
che si provi a formulare un protocollo che tenga assieme le ragioni
della salute con quelli degli affetti. E' importantissimo congiungere
e non separare.
E'
veramente impossibile pensare che una persona cara, nell’assoluto
rispetto delle norme sanitarie, possa essere presente per
accompagnare un proprio congiunto nel delicato momento del passaggio
dalla vita alla morte? Si può accettare la solitudine della
tumulazione? Nessuno merita di morire da solo nemmeno in una
situazione come l'attuale, sotto il rischio del sacrificio per il
bene dei propri cari.
Questa
proposta chiede alle istituzioni, così disponibili a tante spese per
le armi e in tanti settori, di mettere in conto l'esigenza di
strutture sanitarie che, con i debiti protocolli, permettano una
relativa vicinanza, con tutte le norme, ai morenti.
Ci
pare una proposta inviata un mese oltre fa, ma assolutamente priva
di risonanza e di considerazione a livello istituzionale. L'ho
pubblicata sul mio blog un mese fa appunto perché essa possa
diventare un momento di considerazione per non fermarci semplicemente
al rammarico, ma avviare qualche iniziativa di proposta concreta.
La
seconda cosa che vorrei dire è che ci sono dolori quasi
inesprimibili: ci siamo accompagnati per una vita e poi come può
essere che ci lasciamo soli nel momento della morte? Purtroppo alle
spalle c'è una manovra del potere: i deboli i non produttivi (anche
se il corona virus ha colpito anche altrove) sono i più destinati
all’abbandono. Ho ben presente, per i lunghi anni della mia vita,
che cosa successe trent’anni fa quando lo scoprimmo in Giappone:
le “case degli angeli” dove finito il periodo della produzione,
accoglievano gli anziani in una desolante solitudine.
Le
Monde Diplomatique del mese scorso ha denunciato una situazione
tutt'altro che solo francese in cui aumenta sempre di più una
regolamentazione, lentamente ma ben programmata, dell'abbandono dei
deboli. E' la direzione di marcia di questa società violenta che
chiamiamo capitalismo. Basta guardare le cifre che ci dà il governo
Usa e le cifre totalmente altre dei sobborghi delle grandi città in
cui si muore nel più totale abbandono.
Le
strutture sanitarie pubbliche devono garantire una pratica di
vicinanza, in modalità tutelata. Ci sono i dati della scienza le
competenze, ottime risorse di esperti. Bisogna che sia investito un
capitale economico anche e di strutture che metta al centro il bene
del commiato tra le persone.
Vorrei
aggiungere che dobbiamo poter toccare, parlare, sorridere,
accarezzare i morenti: dobbiamo poter piangere perché le lacrime non
ci sono date invano.
Certo
esistono per la lubrificazione dell’apparato visivo, ma non solo
per quello. Nella tradizione coranica le lacrime sono le perle con
cui Dio infiora e irriga i nostri volti. Esse esprimono la gioia e
il dolore.
Quando
si
supera un certo livello fiorisce, la lacrima, una perla che Dio ha
dato ai nostri occhi, per dirla con la tradizione coranica, per
esprimere i livelli alti della gioia e del dolore. Ci sono lacrime
diverse: pensiamo alle lacrime di riconciliazione ( certe volte ci
vuole un attimo per distruggere una relazione o per lasciarci e poi
ci vogliono percorsi lunghi per la riconciliazione).
Dobbiamo
lottare per una società che rispetti i nostri legami, la storia
delle relazioni, le radici, una società che tuteli valorizzi le
relazioni, con le loro espressioni calde. Altrimenti si apre la via
alla disumanizzazione, sì la via alla disumanizzazione.
Il
progetto capitalistico è esattamente questo. Forse poche volte
abbiamo considerato che posto hanno nella Bibbia le lacrime.
Vi
parrà una ricerca strana, eppure così bella e così interessante.
La Bibbia è il libro in cui la realtà di Dio incontra la realtà
creaturale e al salmo 6 già si dice “io riempio il mio giaciglio
giorno e notte di lacrime, le lacrime sono il mio cibo, torrenti di
lacrime al Salmo 119.... Le lacrime sono una delle modalità con cui
diamo voce al dolore. Dare voce al nostro dolore è un elemento
essenziale proprio della vita e costituisce un elemento fondamentale
per il nostro benessere personale.
Ci
sarà poi (Isaia e Apocalisse) in cui Dio asciugherà ogni lacrima.
Andiamo
al capitolo settimo del Vangelo di Luca al versetto 38.
Luca
in un modo particolare parla di una donna che egli definisce
peccatrice che si avvicina a Gesù: solo Luca rispetto agli altri
Evangelisti dice due volte che questa donna bagnò i suoi piedi con
le lacrime, le lacrime dell'amore, della riconoscenza della vita
nuova.
Ricordiamoci
sempre di tutte le lacrime che portiamo nella nostra vita: esse sono
per vivere per andare oltre, per guardare alla vita con fiducia, ma
anche per non sottrarci ai momenti difficili della nostra esistenza,
non aver paura di manifestare la nostra fragilità la nostra
corporalità, la nostra gioia e i nostri dolori.
Vorrei
finire con una riga meravigliosa del Salmo 56 versetto 8:
“Tu
o Signore, raccogli come in un otre tutte le nostre lacrime. Nulla di
noi, le nostre relazioni, i nostri amori, le nostre debolezze, le
nostre fragilità, tutto è raccolto nell’otre di Dio.
Signore,
grazie che tu raccogli proprio tutto di noi. Per Te nulla è perso.
Per Te nulla va perso di nessuno e di nessuna.
Tu
non conti i numeri. Tu hai i nomi scritti di ogni creatura nel Tuo
cuore e nelle palme delle Tue mani.
Che
Tu sia benedetto”.
Buonanotte
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 19 aprile a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)