martedì 21 aprile 2020

DIGNITA' DEL MORIRE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Dignità del morire 

Un caro saluto.
Questa sera vorrei tentare di dare un po' di visibilità e di spazio ad una lettera aperta sulla dignità del morire ai tempi del coronavirus. Un gruppo di teologi e teologhe, tra i quali mi riconosco, ha rivolto alle autorità e alle cittadine e ai cittadini una lettera molto importante. La sostanza di questa lunga lettera è il richiamo sull’attenzione che c'è una morte che avviene in modo disumanizzante quando si lascia questa vita senza poter salutare le persone della propria affettività. Chi muore da solo non ha la possibilità di far udire la propria voce le sue ultime volontà. Riteniamo che questa lettera rivesta il carattere di emergenza che le nuove decisioni di questi giorni dovrebbero considerare. Chiediamo che si provi a formulare un protocollo che tenga assieme le ragioni della salute con quelli degli affetti. E' importantissimo congiungere e non separare.
E' veramente impossibile pensare che una persona cara, nell’assoluto rispetto delle norme sanitarie, possa essere presente per accompagnare un proprio congiunto nel delicato momento del passaggio dalla vita alla morte? Si può accettare la solitudine della tumulazione? Nessuno merita di morire da solo nemmeno in una situazione come l'attuale, sotto il rischio del sacrificio per il bene dei propri cari.
Questa proposta chiede alle istituzioni, così disponibili a tante spese per le armi e in tanti settori, di mettere in conto l'esigenza di strutture sanitarie che, con i debiti protocolli, permettano una relativa vicinanza, con tutte le norme, ai morenti.
Ci pare una proposta inviata un mese oltre fa, ma assolutamente priva di risonanza e di considerazione a livello istituzionale. L'ho pubblicata sul mio blog un mese fa appunto perché essa possa diventare un momento di considerazione per non fermarci semplicemente al rammarico, ma avviare qualche iniziativa di proposta concreta.
La seconda cosa che vorrei dire è che ci sono dolori quasi inesprimibili: ci siamo accompagnati per una vita e poi come può essere che ci lasciamo soli nel momento della morte? Purtroppo alle spalle c'è una manovra del potere: i deboli i non produttivi (anche se il corona virus ha colpito anche altrove) sono i più destinati all’abbandono. Ho ben presente, per i lunghi anni della mia vita, che cosa successe trent’anni fa quando lo scoprimmo in Giappone: le “case degli angeli” dove finito il periodo della produzione, accoglievano gli anziani in una desolante solitudine.
Le Monde Diplomatique del mese scorso ha denunciato una situazione tutt'altro che solo francese in cui aumenta sempre di più una regolamentazione, lentamente ma ben programmata, dell'abbandono dei deboli. E' la direzione di marcia di questa società violenta che chiamiamo capitalismo. Basta guardare le cifre che ci dà il governo Usa e le cifre totalmente altre dei sobborghi delle grandi città in cui si muore nel più totale abbandono.
Le strutture sanitarie pubbliche devono garantire una pratica di vicinanza, in modalità tutelata. Ci sono i dati della scienza le competenze, ottime risorse di esperti. Bisogna che sia investito un capitale economico anche e di strutture che metta al centro il bene del commiato tra le persone.
Vorrei aggiungere che dobbiamo poter toccare, parlare, sorridere, accarezzare i morenti: dobbiamo poter piangere perché le lacrime non ci sono date invano.
Certo esistono per la lubrificazione dell’apparato visivo, ma non solo per quello. Nella tradizione coranica le lacrime sono le perle con cui Dio infiora e irriga i nostri volti. Esse esprimono la gioia e il dolore.
Quando
si supera un certo livello fiorisce, la lacrima, una perla che Dio ha dato ai nostri occhi, per dirla con la tradizione coranica, per esprimere i livelli alti della gioia e del dolore. Ci sono lacrime diverse: pensiamo alle lacrime di riconciliazione ( certe volte ci vuole un attimo per distruggere una relazione o per lasciarci e poi ci vogliono percorsi lunghi per la riconciliazione).
Dobbiamo lottare per una società che rispetti i nostri legami, la storia delle relazioni, le radici, una società che tuteli valorizzi le relazioni, con le loro espressioni calde. Altrimenti si apre la via alla disumanizzazione, sì la via alla disumanizzazione.
Il progetto capitalistico è esattamente questo. Forse poche volte abbiamo considerato che posto hanno nella Bibbia le lacrime.
Vi parrà una ricerca strana, eppure così bella e così interessante. La Bibbia è il libro in cui la realtà di Dio incontra la realtà creaturale e al salmo 6 già si dice “io riempio il mio giaciglio giorno e notte di lacrime, le lacrime sono il mio cibo, torrenti di lacrime al Salmo 119.... Le lacrime sono una delle modalità con cui diamo voce al dolore. Dare voce al nostro dolore è un elemento essenziale proprio della vita e costituisce un elemento fondamentale per il nostro benessere personale.
Ci sarà poi (Isaia e Apocalisse) in cui Dio asciugherà ogni lacrima.
Andiamo al capitolo settimo del Vangelo di Luca al versetto 38.
Luca in un modo particolare parla di una donna che egli definisce peccatrice che si avvicina a Gesù: solo Luca rispetto agli altri Evangelisti dice due volte che questa donna bagnò i suoi piedi con le lacrime, le lacrime dell'amore, della riconoscenza della vita nuova.
Ricordiamoci sempre di tutte le lacrime che portiamo nella nostra vita: esse sono per vivere per andare oltre, per guardare alla vita con fiducia, ma anche per non sottrarci ai momenti difficili della nostra esistenza, non aver paura di manifestare la nostra fragilità la nostra corporalità, la nostra gioia e i nostri dolori.
Vorrei finire con una riga meravigliosa del Salmo 56 versetto 8:
“Tu o Signore, raccogli come in un otre tutte le nostre lacrime. Nulla di noi, le nostre relazioni, i nostri amori, le nostre debolezze, le nostre fragilità, tutto è raccolto nell’otre di Dio.
Signore, grazie che tu raccogli proprio tutto di noi. Per Te nulla è perso. Per Te nulla va perso di nessuno e di nessuna.
Tu non conti i numeri. Tu hai i nomi scritti di ogni creatura nel Tuo cuore e nelle palme delle Tue mani.
Che Tu sia benedetto”.
Buonanotte
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 19 aprile a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)