I ragazzi e i limiti agli affetti
Un certificato per l’amicizia
di Concita De Gregorio
Sì, amore. (Perché nessuno dice: sì, affetto stabile. Sì, congiunto. Certo, consanguineo, giusto?
Quindi:
sì, amore). Puoi andare a trovare il tuo migliore amico. Puoi andare da
Alessandro, la prossima settimana, un’oretta, sì. No, nel decreto non
c’è scritto è vero — e tu che hai imparato a stare al mondo giocando
online, quindi prima di tutto a rispettare le regole questo vuoi sapere:
quali sono le regole, di questo gioco grande. «E quindi?», hai
domandato quando è finita la conferenza stampa. E quindi niente, perché
fra i congiunti Alessandro non rientra. Poi è arrivata la precisazione:
affetti stabili.
E
allora sì: mi prendo la responsabilità, non serve un altro ancor più
ridicolo penoso decreto. Non conosco nessun affetto più stabile
dell’amicizia: nessun amore nessun matrimonio nessuna passione nessun
legame di sangue. Perciò puoi andare. Con attenzione, restando a
distanza, all’aperto: vai. Sicura? Sicura.
Detto
questo, applicati cioè il buon senso e l’ordinaria prudenza che vale
per gli adolescenti come per chiunque, resta qualcosa da dire al
presidente del Consiglio e ai suoi sensazionali consiglieri. No, non è
questione di «allentare un po’» — cosa? Il morso? La presa da
combattimento? — per «andare incontro ai desideri comuni» — quali
sarebbero? Mangiare in piedi la pizza sul marciapiedi?
Andare allo stadio a veder giocare i «nostri beniamini?».
No,
non si tratta di alleviare il «sentimento di frustrazione» di chi
vorrebbe, poniamo, «fare un party» (Fare un party?, voi dite così?) o
andare a messa (ma chi? Dove sono i fedeli deprivati? Chi vuol pregare
prega in ogni luogo). Il mio personale desiderio comune, egregio
presidente, sarebbe quello di avere un governo in grado di spiegarmi
qual è il piano: per oggi e per domani. Per adesso e per dopo, ammesso
che un dopo diverso da questo si possa immaginare. Cioè: nella prossima
conferenza stampa vorrei sapere 1) quale sia il progetto sul fronte
sanitario.
Esiste
un ministro della Salute: possiamo vederlo, ascoltare forse da lui se
sono stati ordinati i tamponi, i test sierologici e quanti? Qualcuno li
sta certificando? Chi?
Quanto ci vorrà a fare una mappa di chi è a rischio, di chi non lo è e di conseguenza organizzare la vita in comune.
2)
La scuola. Materna e elementare. La scuola estiva. C’è un progetto?
Qualcuno vi ha detto — non so, il comitato tecnico scientifico, Colao
con le sue slide da Londra — se e perché i bambini sotto i dodici anni
non possono tornare a scuola con le dovute precauzioni? Perché se ci
sono le ragioni, ci saranno di certo, sarebbe ottimo illustrarle in
diretta tv. Altrimenti non si riesce a capire perché si possa tornare a
messa e non a teatro, o in classe. Sempre con la massima prudenza, è
ovvio.
3) I lavoratori clandestini.
Della
filiera agroalimentare (se nessuno raccoglie nessuno inscatolerà),
della logistica e trasporti, della cura: badanti, persone di servizio,
baby sitter. Quelli che fanno quei lavori pesanti che gli italiani da
anni non vogliono fare più, e sono illegali. Bisognerà regolarizzarli,
no?, non fosse altro che per sapere chi si muove sul territorio. Oppure
le regole del distanziamento e dell’igiene valgono solo per chi ha una
casa tutta per sé e non per chi vive in dieci in una stanza, o in
cinquanta in una baracca. Domando.
Chiedere è lecito.
Rispondere:
«Quando governerà lei farà meglio» è indecente. Perché per questo siete
lì: per rispondere alle domande di chi vi ci ha messo, qualche volta —
non sempre — votandovi. Trattare gli italiani come se avessero sette
anni, con la condiscendenza di chi "viene incontro" ai capricci di un
bambino, è offensivo e sospetto. Appare come una prova generale di
obbedienza collettiva, un sinistro prologo. In un assalto a un bancomat è
morto l’altro ieri un poliziotto. Speriamo tutti quanti insieme,
eventualmente se volete pregando, che le misure di contenimento — la
povertà è già tutto attorno a noi — non generino rabbia sociale, e
conseguenti misure drastiche di sicurezza. Abbiamo dato, nel passato
recente, con le leggi speciali. Questo governo — il suo primo esponente,
almeno — ha un gigantesco problema di linguaggio, di postura, di
scaletta e certo, prima di tutto: di sostanza. Sembra che gli siano
caduti di mano i fogli e li rilegga a caso. Sembra che ci stia spiegando
che non dobbiamo fare il bagno prima di aver digerito e che andare a
trovare la zia si può, l’amante no. Va bene andare a messa a Bra ma non
dal barbiere a Matera, pazienza se in Basilicata non ci sono contagi e
in Piemonte si muore.
Il
nuovo decreto spiega che le mascherine possono essere anche
autoprodotte. Perfetto. Fino alla scorsa settimana si dovevano cambiare
ogni quattro ore, se no non sono sterili, ti venivano fornite con
pinzetta. Ora basta avvolgersi in un calzino, che tutt’al più nasconde
il doppio mento.
Avete
in mente un mondo fondato su Dio, calcio e famiglia regolare. E la
storia si riavvolge all’indietro. Le donne a casa, tutt’al più a fare le
interpreti nella lingua dei segni alle vostre conferenze. Gli affetti:
certificati. I fidanzati: stabili. Ci si può divertire all’infinito a
scherzare su come convincere il carabiniere che ti ferma. Speriamo di
trovare la divisa gentile e non quella che ti multa se stai portando
fuori il cane insieme alla persona con la quale ti sei appena alzato dal
letto. Sei a meno di un metro: fanno 400 euro a testa.
Tutta
questa paura virata a disciplina, la delazione incoraggiata dallo
Stato, lo svago benevolmente concesso: a che disegno sono orientati? C’è
un limite, alla pazienza.
Due
mesi sono tanti, quattro saranno troppi. Finirà la speranza, in un
ministro di nome Speranza. Intanto, amore. Sì. Un affetto stabile è
anche il tuo migliore amico.
È
soprattutto lui, la vita più avanti ti dirà che inferno possono essere i
congiunti, che prigione. Per me, se non ci spiegano prima — con
argomenti adulti — come e perché tua nonna possa andare a pregare in
chiesa e tu non possa andare all’angolo della strada a dirgli "ciao,
Bro’. Come stai?". Per me, vai. Sta’ attento, sii responsabile, torna
per le otto.
La Repubblica 29/4