Oggi
Venerdì Santo voglio iniziare la conversazione con voi dopo un
affettuoso saluto parlando della croce o meglio del crocifisso.
Conosciamo la storia: il potere politico romano ha condannato alla
crocifissione Gesù.
Vivere,
praticare e insegnare come faceva lui, era tutto l'opposto della
dinamica e delle regole dell’impero romano. Gesù è stato fedele
fino alla morte, fedele a Dio, fedele alla ricerca della sua volontà.
La
croce quindi ci ricorda che i cristiani non possono aspettarsi
l'applauso, non possono aspettare in questa società che non è meno
spietata dell'impero romano, che non è meno violenta, meno crudele,
meno armata... non possono aspettarsi l’elogio, una vita facile.
Chi ha inventato una strada come questa, chi l'ha percorsa sa che o
sei suddito di un impero, un civis, un allineato, oppure avrai una
vita grama e lo vediamo nella storia universale.
Le
persone che seguono una traiettoria di libertà e di liberazione
personale e collettiva, in qualche modo subiscono una sorta di
emarginazione.
Credo
che sia utile oggi nel venerdì santo allargare lo sguardo ai
crocifissi e alle crocifisse di oggi tra i quali collocherei anche i
medici, gli infermieri e il personale ospedaliero che la nostra
società, tanto disposta a spendere per le armi, non ha difeso con
gli strumenti salvavita che a loro erano necessari. Ma il numero dei
crocifissi e delle crocifisse nella nostra società è senza fine.
Questa società è la società del crescente abbandono dei deboli,
degli ultimi, è basata sulla continua crocifissione. L'elenco è
infinito e lo vediamo se allarghiamo gli orizzonti verso gli oceani,
verso i continenti. Ci accorgiamo che cos'è la povertà, la
crocifissione dei deboli.
La
chiesa che oggi con un linguaggio spropositato parla di adorazione
della croce, ha anch'essa continuato nei secoli a crocifiggere
dissenzienti, omosessuali, marginali, soggetti queer..le donne: una
chiesa che ha creato sofferenze immani a donne gay transessuali
eretici...
Nella
mia vita ho incontrato tante vite crocifisse, non solo nel senso
fisico, ma nel senso psicologico: persone destinate ad una
sofferenza da emarginazione e questa canzone della chiesa che
emargina non è ancora finita, se noi pensiamo a tanti episodi
passati e presenti della chiesa in cui NON tutte le donne e gli
uomini hanno avuto la stessa opportunità di essere parti e ministri
della chiesa.
Direi
che la giornata di oggi ci offre anche un altro spunto. Nella storia
del cristianesimo è prevalsa una certa apologia della sofferenza,
l'elogio della sofferenza. Quanto più soffri tanto più sei
cristiano: questo è stato un pensiero che ha determinato una vita
di molti credenti che quasi dovevano inventarsi o cercarsi delle
sofferenze. Nel linguaggio evangelico ben cinque volte (Mc,34,9-1; Lc
9,23-27; Mt 16,24-25) viene ripetuto “chi non prende la sua croce e
non mi segue non è degno di me” e Luca dirà addirittura “rinneghi
se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Queste
frasi sono state pronunciate per invitare non al rinnegamento della
gioia di vivere, ma sono state simbolicamente usate per esprimere un
invito pressante alla coerenza e alla perseveranza, ma dobbiamo dire
che non è stato rispettato il messaggio del Vangelo: non è la
negazione della felicità e della gioia il messaggio del Vangelo.
Piuttosto ci ricorda che chi intraprende la strada di Gesù dovrà
fare i conti anche con delle difficoltà: un linguaggio simbolico,
espressivo, che tradotto così come linguaggio materiale ha
determinato una visione per cui se tu gustavi le gioie della vita, la
sessualità, il piacere, la gioia di vivere, le buone relazioni,
quasi quasi ti sentivi in colpa. Essere felice lasciava il sospetto
di essere un cattivo cristiano.
La
negazione di sé è diventata per molti la via della santità, una
vera perversione del Vangelo (evangelo significa buona notizia). Come
possiamo pensare che Gesù, che ha cercato di vivere e di
relazionare con le persone per essere un punto di riferimento verso
la loro felicità, poi abbia chiesto ai suoi discepoli alle sue
discepole di prendere la vita soltanto come una croce?.
E'
chiaro che l’evangelo va contestualizzato e queste parole sono
impegnative, ma non negano per nulla il cammino di ricerca della
felicità personale, collettiva, comunitaria.
Vorrei
chiudere questa piccola, breve riflessione con un pensiero semplice:
qual è il nostro compito di oggi?E' di aiutare qualcuno a scendere
dalla croce. Aiutiamoci a rendere più vivibile la vita, più felice.
Questa è stata la pratica di vita di Gesù, dei santi del
pianerottolo accanto, come dice giustamente Papa Francesco. Sono
quelli che nella loro vita hanno scommesso sovente una partita
estremamente generosa perché altri scendano dalla croce, dalle loro
sofferenze.
Tutti
possiamo nella vita aiutarci a scendere dalla croce.
Qualche
volta bisogna che ci diamo una mano perché alcune piccole o grandi
sofferenze si superano soltanto se c'è qualcuno, qualche persona,
una mano, una voce che ci aiuta a scendere a riprendere il cammino
della gioia ,della convivialità, della fiducia.
Buonasera
e buonanotte a tutti e a tutte.
Franco
Barbero.
(Trasposizione
del vocale del 10 aprile a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)