mercoledì 15 aprile 2020

IL POTERE NON SOPPORTA LA LIBERTA'


Oggi Venerdì Santo voglio iniziare la conversazione con voi dopo un affettuoso saluto parlando della croce o meglio del crocifisso. Conosciamo la storia: il potere politico romano ha condannato alla crocifissione Gesù.
Vivere, praticare e insegnare come faceva lui, era tutto l'opposto della dinamica e delle regole dell’impero romano. Gesù è stato fedele fino alla morte, fedele a Dio, fedele alla ricerca della sua volontà.
La croce quindi ci ricorda che i cristiani non possono aspettarsi l'applauso, non possono aspettare in questa società che non è meno spietata dell'impero romano, che non è meno violenta, meno crudele, meno armata... non possono aspettarsi l’elogio, una vita facile. Chi ha inventato una strada come questa, chi l'ha percorsa sa che o sei suddito di un impero, un civis, un allineato, oppure avrai una vita grama e lo vediamo nella storia universale.
Le persone che seguono una traiettoria di libertà e di liberazione personale e collettiva, in qualche modo subiscono una sorta di emarginazione.
Credo che sia utile oggi nel venerdì santo allargare lo sguardo ai crocifissi e alle crocifisse di oggi tra i quali collocherei anche i medici, gli infermieri e il personale ospedaliero che la nostra società, tanto disposta a spendere per le armi, non ha difeso con gli strumenti salvavita che a loro erano necessari. Ma il numero dei crocifissi e delle crocifisse nella nostra società è senza fine. Questa società è la società del crescente abbandono dei deboli, degli ultimi, è basata sulla continua crocifissione. L'elenco è infinito e lo vediamo se allarghiamo gli orizzonti verso gli oceani, verso i continenti. Ci accorgiamo che cos'è la povertà, la crocifissione dei deboli.
La chiesa che oggi con un linguaggio spropositato parla di adorazione della croce, ha anch'essa continuato nei secoli a crocifiggere dissenzienti, omosessuali, marginali, soggetti queer..le donne: una chiesa che ha creato sofferenze immani a donne gay transessuali eretici...
Nella mia vita ho incontrato tante vite crocifisse, non solo nel senso fisico, ma nel senso psicologico: persone destinate ad una sofferenza da emarginazione e questa canzone della chiesa che emargina non è ancora finita, se noi pensiamo a tanti episodi passati e presenti della chiesa in cui NON tutte le donne e gli uomini hanno avuto la stessa opportunità di essere parti e ministri della chiesa.
Direi che la giornata di oggi ci offre anche un altro spunto. Nella storia del cristianesimo è prevalsa una certa apologia della sofferenza, l'elogio della sofferenza. Quanto più soffri tanto più sei cristiano: questo è stato un pensiero che ha determinato una vita di molti credenti che quasi dovevano inventarsi o cercarsi delle sofferenze. Nel linguaggio evangelico ben cinque volte (Mc,34,9-1; Lc 9,23-27; Mt 16,24-25) viene ripetuto “chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me” e Luca dirà addirittura “rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Queste frasi sono state pronunciate per invitare non al rinnegamento della gioia di vivere, ma sono state simbolicamente usate per esprimere un invito pressante alla coerenza e alla perseveranza, ma dobbiamo dire che non è stato rispettato il messaggio del Vangelo: non è la negazione della felicità e della gioia il messaggio del Vangelo. Piuttosto ci ricorda che chi intraprende la strada di Gesù dovrà fare i conti anche con delle difficoltà: un linguaggio simbolico, espressivo, che tradotto così come linguaggio materiale ha determinato una visione per cui se tu gustavi le gioie della vita, la sessualità, il piacere, la gioia di vivere, le buone relazioni, quasi quasi ti sentivi in colpa. Essere felice lasciava il sospetto di essere un cattivo cristiano.
La negazione di sé è diventata per molti la via della santità, una vera perversione del Vangelo (evangelo significa buona notizia). Come possiamo pensare che Gesù, che ha cercato di vivere e di relazionare con le persone per essere un punto di riferimento verso la loro felicità, poi abbia chiesto ai suoi discepoli alle sue discepole di prendere la vita soltanto come una croce?.
E' chiaro che l’evangelo va contestualizzato e queste parole sono impegnative, ma non negano per nulla il cammino di ricerca della felicità personale, collettiva, comunitaria.
Vorrei chiudere questa piccola, breve riflessione con un pensiero semplice: qual è il nostro compito di oggi?E' di aiutare qualcuno a scendere dalla croce. Aiutiamoci a rendere più vivibile la vita, più felice. Questa è stata la pratica di vita di Gesù, dei santi del pianerottolo accanto, come dice giustamente Papa Francesco. Sono quelli che nella loro vita hanno scommesso sovente una partita estremamente generosa perché altri scendano dalla croce, dalle loro sofferenze.
Tutti possiamo nella vita aiutarci a scendere dalla croce.
Qualche volta bisogna che ci diamo una mano perché alcune piccole o grandi sofferenze si superano soltanto se c'è qualcuno, qualche persona, una mano, una voce che ci aiuta a scendere a riprendere il cammino della gioia ,della convivialità, della fiducia.
Buonasera e buonanotte a tutti e a tutte.
Franco Barbero.
(Trasposizione del vocale del 10 aprile a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)