IL
SACRAMENTO QUOTIDIANO DELL'AMICIZIA SOLIDALE
Questa
sera vorrei proporvi una riflessione su quello che potrei chiamare
il sacramento quotidiano.
Parto
da questo pensiero perché oggi è avvenuta una violenta presa di
posizione della gerarchia cattolica italiana che nel provvedimento
del governo, dettato dalla saggezza, vede la negazione della libertà
di culto. Mi sembra incredibile. I vescovi, se qualche volta fanno
un passo avanti, ne fanno subito tre indietro. Resto stupito perché questa durissima nota della conferenza episcopale parla con parole
degne di un tempo in cui i cristiani vedevano ovunque la
persecuzione.
In
questi giorni, nel vivere il presente e nel progettare il futuro, si
tirano in ballo i grandi sistemi, i problemi enormi che il futuro ci
presenterà: è fondamentale tenere ben presente il quadro generale,
il panorama che è fuori dall’uscio di casa nostra e guardare il
mappamondo.
Succedono tragedie dappertutto, vicino e lontano: dal
disastro Usa alla violenza di Bolsonaro in Brasile, ai fatti violenti
che sono successi riguardo all'informazione in Italia con la
destituzione del direttore di Repubblica, con la sostituzione di
uomini affidabili agli Agnelli e quindi agli Usa e quindi a Trump.
Allargare
lo sguardo ci aiuta a non rinchiuderci nei soli nostri problemi,
nelle nostre sofferenze, per non farne una prigione.
La
Bibbia insegna ad essere sentinelle che guardano a che ora siamo
della notte per vedere come è possibile andare verso il giorno. Ma
stamattina mi hanno raggiunto alcune telefonate che mi hanno aiutato
a capire ancora meglio il valore delle piccole cose che possiamo fare
gli uni per le altre, in questo periodo così straordinariamente
incerto.
Giovanna
da Torino mi ha ricordato un pensiero di un sacerdote appassionato,
che ha lasciato un segno ovunque è passato, don Michele Do. Egli
ripeteva che il primo sacramento è il sacramento dell'amicizia, la
pratica quotidiana della vita solidale. Questo sacramento, per dirlo
ai nostri signori vescovi non ha nemmeno bisogno dell’eucarestia di
tutte le domeniche (che pure tanto amiamo) ma in questo momento l si
può vivere questo sacramento dell'amicizia, della spartizione della
solidarietà, anche se la chiesa rimane chiusa.
Forse
bisogna proprio scoprire le varie dimensioni di questo sacramento
dell’amicizia solidale: tutti abbiamo bisogno e tutti possiamo
essere dentro questo sacramento attori e protagonisti. Sacramento per
dire segno
della nostra umanità e della nostra fede.
Anche le Scritture semplificano in modi diversi questo segno
quotidiano della fede. Prendete le Scritture ebraiche al capitolo 16
e al capitolo 37 del libro di Siracide. Trovate delle espressioni
bellissime per parlare del concetto di amicizia, di solidarietà
quotidiana. “Un amico fedele è rifugio sicuro, chi lo trova trova
un tesoro. Per un amico fedele, non c'è prezzo, non c'è misura
per il suo valore, un amico fedele è medicina che dà vita. Lo
troveranno quelli che vivono al cospetto di Dio e come lui saranno i
suoi amici”(6). Ed ancora lo stesso autore procede nel dirci “Non
dimenticarti dell’amico tuo per averlo nell'animo e non scordarti
di lui nella tua prosperità”.
Ma
sono bellissimi al riguardo gli altri passi del Libro dei Proverbi
(capitolo 17) “Un amico è amico per sempre in ogni tempo, è nato
per essere un fratello nei tempi difficili” e al capitolo 18 “Ci
sono amici più affezionati di un fratello o di una sorella. Il
consiglio dell’amico è come un dolce per il cuore”. Questi
libri sapienziali non dimenticano i grandi problemi del mondo, ma ci
invitano a fare un uso gioioso, liberante, costante delle piccole
possibilità che il presente ci offre sul piano delle relazioni.
In
qualche modo le esortazioni che troviamo nelle Scritture cristiane
“pregate gli uni per gli altri” non vogliono invitarci a
strappare grazie al buon Dio, ci sollecitano a tenere viva in noi la
consapevolezza che stiamo camminando sullo stesso cammino di vita e
di fede e vogliono rinsaldare i vincoli di fraternità e di sororità,
di reciproca attenzione ed accoglienza. Come possiamo vivere davvero
il segno dell’amicizia solidale? Bisogna passare dalla grammatica
alla pratica. E' qui si vive il segno, il sacramento, quando non ho
paura di confidare il mio dolore, mi riconosco un uomo che può
soffrire. Date parole al vostro dolore, diceva lo psichiatra e lo
psicologo Cancrini. Non ho paura di chiedere aiuto come fece Gesù
che invitò i discepoli a stargli vicino nell'ora della passione. .
E’ una piccola cosa trovare il tempo per una telefonata, ma tutti
abbiamo sperimentato che qualche volta quando ci arriva una voce
amica, il nostro cuore si allarga. E' una piccola cosa una parola di
sostegno, una visita in ospedale quando sarà possibile. E' una
piccola cosa dare tempo all’ascolto delle persone proprio in un
periodo in cui molte persone hanno soprattutto bisogno di trovare chi
ascolti il dolore. E' vero che non cessa di essere dolore ma
paradossalmente il dolore condiviso può creare un ponte e così si
impara che verso il futuro non si va se non insieme, tutti
ugualmente fragili e bisognosi della voce della mano dell'altro e
dell'altra.
In
un mondo che crea barriere, in questo momento di necessaria
lontananza, possiamo ancora più scoprire il bisogno di vicinanza,
di relazione, di cura reciproca. Solo il ritrovare il sentiero della
cura reciproca ci darà la voglia e la gioia di vivere. Certo nessuno
risolve magicamente i problemi degli altri, ma portarli insieme
almeno con una condivisione profonda e cordiale è un'altra cosa.
Paolo lo scriveva ai Galati “portate gli uni i pesi degli altri”.
Non si illudeva che qualcuno potesse fare tutto, ma sapeva bene che
si può portare qualche sollievo quando c'è una vicinanza
spirituale, amicale solidale. Il Salmo 55 dice: “Affida al Signore
il tuo affanno e poni davanti a lui il tuo cammino”. Paradossale,
ma vero. Certe relazioni diventano preziose e profonde quando ci
siamo incontrati in momenti difficili in cui abbiamo avvertito la
bellezza e la necessità della mano altrui e ci è capitato che la
nostra mano abbia anche sorretto qualche altro. In questo modo
scopriamo anche quanto sia importante condividere le gioie, le buone
notizie, le notizie che fanno vivere, gli orizzonti che si aprono.
Forse il Salmo 121 è un po'
abbondante e ottimista quando dice e ci promette che i nostri piedi
non vacilleranno mai, se guardiamo a Dio, ma intanto l’insegnamento
prezioso è gettiamo la nostra vita nelle mani di Dio. Una cosa
certa è che Dio, il nostro custode, come più volte il Salmo
ripete, non ci abbandona e qualche volta ci farà sperimentare una
presenza un po' strana, ma alla fine scopriremo che lui è il Dio
vicino a noi nella gioia e nel dolore.
Cari
amici e care amiche, voglio augurarvi una sera in cui davanti a noi
ci sia la compagnia di Dio, perché le notti si aprano sempre ad
un'alba, perché le tenebre lascino il posto alla luce.
Noi
non possiamo che stare davanti a Dio operosamente con questo
“sacramento quotidiano” della solidarietà, dell'amicizia, della
vicinanza, sapendo che è lì che si getta il seme dell’alba di un
domani, un domani che certamente non è tanto nel nostro calendario,
ma sta nelle mani di Dio, di quel Dio fedele che ha promesso e
manterrà la promessa.
Buona
notte a tutti e a tutte
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 27 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)