mercoledì 29 aprile 2020

IL SACRAMENTO QUOTIDIANO


IL SACRAMENTO QUOTIDIANO DELL'AMICIZIA SOLIDALE

Questa sera vorrei proporvi una riflessione su quello che potrei chiamare il sacramento quotidiano.
Parto da questo pensiero perché oggi è avvenuta una violenta presa di posizione della gerarchia cattolica italiana che nel provvedimento del governo, dettato dalla saggezza, vede la negazione della libertà di culto. Mi sembra incredibile. I vescovi, se qualche volta fanno un passo avanti, ne fanno subito tre indietro. Resto stupito perché questa durissima nota della conferenza episcopale parla con parole degne di un tempo in cui i cristiani vedevano ovunque la persecuzione.
In questi giorni, nel vivere il presente e nel progettare il futuro, si tirano in ballo i grandi sistemi, i problemi enormi che il futuro ci presenterà: è fondamentale tenere ben presente il quadro generale, il panorama che è fuori dall’uscio di casa nostra e guardare il mappamondo. 
Succedono tragedie dappertutto, vicino e lontano: dal disastro Usa alla violenza di Bolsonaro in Brasile, ai fatti violenti che sono successi riguardo all'informazione in Italia con la destituzione del direttore di Repubblica, con la sostituzione di uomini affidabili agli Agnelli e quindi agli Usa e quindi a Trump.
Allargare lo sguardo ci aiuta a non rinchiuderci nei soli nostri problemi, nelle nostre sofferenze, per non farne una prigione.
La Bibbia insegna ad essere sentinelle che guardano a che ora siamo della notte per vedere come è possibile andare verso il giorno. Ma stamattina mi hanno raggiunto alcune telefonate che mi hanno aiutato a capire ancora meglio il valore delle piccole cose che possiamo fare gli uni per le altre, in questo periodo così straordinariamente incerto.
Giovanna da Torino mi ha ricordato un pensiero di un sacerdote appassionato, che ha lasciato un segno ovunque è passato, don Michele Do. Egli ripeteva che il primo sacramento è il sacramento dell'amicizia, la pratica quotidiana della vita solidale. Questo sacramento, per dirlo ai nostri signori vescovi non ha nemmeno bisogno dell’eucarestia di tutte le domeniche (che pure tanto amiamo) ma in questo momento l si può vivere questo sacramento dell'amicizia, della spartizione della solidarietà, anche se la chiesa rimane chiusa.
Forse bisogna proprio scoprire le varie dimensioni di questo sacramento dell’amicizia solidale: tutti abbiamo bisogno e tutti possiamo essere dentro questo sacramento attori e protagonisti. Sacramento per dire segno della nostra umanità e della nostra fede. Anche le Scritture semplificano in modi diversi questo segno quotidiano della fede. Prendete le Scritture ebraiche al capitolo 16 e al capitolo 37 del libro di Siracide. Trovate delle espressioni bellissime per parlare del concetto di amicizia, di solidarietà quotidiana. “Un amico fedele è rifugio sicuro, chi lo trova trova un tesoro. Per un amico fedele, non c'è prezzo, non c'è misura per il suo valore, un amico fedele è medicina che dà vita. Lo troveranno quelli che vivono al cospetto di Dio e come lui saranno i suoi amici”(6). Ed ancora lo stesso autore procede nel dirci “Non dimenticarti dell’amico tuo per averlo nell'animo e non scordarti di lui nella tua prosperità”.
Ma sono bellissimi al riguardo gli altri passi del Libro dei Proverbi (capitolo 17) “Un amico è amico per sempre in ogni tempo, è nato per essere un fratello nei tempi difficili” e al capitolo 18 “Ci sono amici più affezionati di un fratello o di una sorella. Il consiglio dell’amico è come un dolce per il cuore”. Questi libri sapienziali non dimenticano i grandi problemi del mondo, ma ci invitano a fare un uso gioioso, liberante, costante delle piccole possibilità che il presente ci offre sul piano delle relazioni.
In qualche modo le esortazioni che troviamo nelle Scritture cristiane “pregate gli uni per gli altri” non vogliono invitarci a strappare grazie al buon Dio, ci sollecitano a tenere viva in noi la consapevolezza che stiamo camminando sullo stesso cammino di vita e di fede e vogliono rinsaldare i vincoli di fraternità e di sororità, di reciproca attenzione ed accoglienza. Come possiamo vivere davvero il segno dell’amicizia solidale? Bisogna passare dalla grammatica alla pratica. E' qui si vive il segno, il sacramento, quando non ho paura di confidare il mio dolore, mi riconosco un uomo che può soffrire. Date parole al vostro dolore, diceva lo psichiatra e lo psicologo Cancrini. Non ho paura di chiedere aiuto come fece Gesù che invitò i discepoli a stargli vicino nell'ora della passione. . E’ una piccola cosa trovare il tempo per una telefonata, ma tutti abbiamo sperimentato che qualche volta quando ci arriva una voce amica, il nostro cuore si allarga. E' una piccola cosa una parola di sostegno, una visita in ospedale quando sarà possibile. E' una piccola cosa dare tempo all’ascolto delle persone proprio in un periodo in cui molte persone hanno soprattutto bisogno di trovare chi ascolti il dolore. E' vero che non cessa di essere dolore ma paradossalmente il dolore condiviso può creare un ponte e così si impara che verso il futuro non si va se non insieme, tutti ugualmente fragili e bisognosi della voce della mano dell'altro e dell'altra.
In un mondo che crea barriere, in questo momento di necessaria lontananza, possiamo ancora più scoprire il bisogno di vicinanza, di relazione, di cura reciproca. Solo il ritrovare il sentiero della cura reciproca ci darà la voglia e la gioia di vivere. Certo nessuno risolve magicamente i problemi degli altri, ma portarli insieme almeno con una condivisione profonda e cordiale è un'altra cosa. Paolo lo scriveva ai Galati “portate gli uni i pesi degli altri”. Non si illudeva che qualcuno potesse fare tutto, ma sapeva bene che si può portare qualche sollievo quando c'è una vicinanza spirituale, amicale solidale. Il Salmo 55 dice: “Affida al Signore il tuo affanno e poni davanti a lui il tuo cammino”. Paradossale, ma vero. Certe relazioni diventano preziose e profonde quando ci siamo incontrati in momenti difficili in cui abbiamo avvertito la bellezza e la necessità della mano altrui e ci è capitato che la nostra mano abbia anche sorretto qualche altro. In questo modo scopriamo anche quanto sia importante condividere le gioie, le buone notizie, le notizie che fanno vivere, gli orizzonti che si aprono.
Forse il Salmo 121 è un po' abbondante e ottimista quando dice e ci promette che i nostri piedi non vacilleranno mai, se guardiamo a Dio, ma intanto l’insegnamento prezioso è gettiamo la nostra vita nelle mani di Dio. Una cosa certa è che Dio, il nostro custode, come più volte il Salmo ripete, non ci abbandona e qualche volta ci farà sperimentare una presenza un po' strana, ma alla fine scopriremo che lui è il Dio vicino a noi nella gioia e nel dolore.
Cari amici e care amiche, voglio augurarvi una sera in cui davanti a noi ci sia la compagnia di Dio, perché le notti si aprano sempre ad un'alba, perché le tenebre lascino il posto alla luce.
Noi non possiamo che stare davanti a Dio operosamente con questo “sacramento quotidiano” della solidarietà, dell'amicizia, della vicinanza, sapendo che è lì che si getta il seme dell’alba di un domani, un domani che certamente non è tanto nel nostro calendario, ma sta nelle mani di Dio, di quel Dio fedele che ha promesso e manterrà la promessa.
Buona notte a tutti e a tutte
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 27 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)