e l'incognita delle recidive
Per quanto tempo restano infette le persone colpite dal coronavirus? «Purtroppo non si sa ancora con precisione — dice Gianni Rezza, che guida il settore Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità — Abbiamo adottato la regola di 14 giorni dalla fine dei sintomi per concludere l'isolamento ma poi abbiamo trovato persone che ci mettono 20 giorni o un mese ad avere il tampone negativo.
Tra l'altro, uno schema internazionalmente condiviso, da questo punto di vista, non c'è anche perché gli studi scientifici danno esiti diversi».
Chi, dopo aver avuto i sintomi è ancora positivo, è contagioso?
«Quei pochi studi fatti sulla base di campioni seriali sembrano suggerire che si ha un picco di escrezione virale all'inizio della comparsa dei sintomi — dice sempre Rezza — Dopo, come avviene per l'influenza, la carica virale si abbassa. Visto che con il tempo la contagiosità diminuisce, quando la malattia è passata e i sintomi sono scomparsi è difficile che la persona infetti. Difficile ma non impossibile».
La Lombardia ha annunciato di voler raddoppiare i tempi della quarantena dei sintomatici, portandoli cioè a 28 giorni, perché? «È giusto decidere per un periodo lungo perché non si sa quanto dura la contagiosità — osserva Vittorio Demicheli, epidemiologo membro della task force della Lombardia — Siamo nell'ambito della cautela, se si ricominciano a muovere le attività allora sui sintomatici bisogna stare molto attenti. Ci troviamo davanti una malattia nella quale le manifestazioni cliniche e la contagiosità vanno per conto proprio. C'è chi è ormai senza virus ma con l'infiammazione ai polmoni ancora presente e chi invece resta a lungo positivo senza sintomi. Meglio non rischiare».
Il numero di nuove positività non scende come ci si aspettava.
Potrebbe essere dovuto alle persone senza sintomi ma positive che hanno ricominciato a uscire?
«No, i numeri si giustificano ancora con la coda dell'epidemia — dice Pier Luigi Lopalco, epidemiologo di Pisa — Anche perché in genere chi ha avuto i sintomi, oltre ad essere meno infetto, è pure più cauto. Ancora per qualche settimana avremo questa coda epidemica».
Demicheli aggiunge che molti dei nuovi casi sono contagi in famiglia.
«L'isolamento domiciliare va fatto in condizioni di sicurezza. Per questo vengono messe a disposizione dei positivi le caserme e altre strutture alternative. È faticoso per le persone ma è più efficace».
Chi si è ammalato ed è guarito può essere di nuovo infettato dal coronavirus?
«Si sono viste recidive, ma tra l'altro non è detto che chi le ha sia contagioso — dice Rezza — Quelle comunque sono legate al fatto che qualcuno magari appare negativo al tampone ma il virus non è del tutto sparito dall'organismo. Riguardo alle nuove infezioni, invece, dovrebbe esserci comunque un periodo in cui queste non avvengono perché chi ha preso il virus si è immunizzato. Lo diciamo anche se non ci sono dati di follow up di pazienti, visto che l'epidemia è esplosa da relativamente poco anche in Cina.
Altrimenti ci troveremmo di fronte a una malattia infettiva completamente diversa dalle altre».
Quanto tempo resta in ospedale chi ha le forme più gravi di malattia?
A rispondere è sempre Demicheli.
«Di solito chi passa dalla terapia intensiva ci resta circa tre settimane. Poi ovviamente deve essere ricoverato anche in un reparto Covid prima di tornare a casa. In tutto, quindi, ci vuole circa un mese o anche un po' di più. Chi invece non ha bisogno della rianimazione può restare in ospedale una decina di giorni».
La Repubblica, 14 aprile