Quei piccoli gesti silenziosi nel sacrificio dei sacerdoti
Caro Augias, il flagello dell'epidemia ha fatto parlare di eroi: medici e personale sanitario, chi garantisce la catena alimentare. Mi permetta di ricordare i sacerdoti, compresi molti miei confratelli che causa contagio hanno terminato il loro viaggio terreno. Qui a Milano due sacerdoti, nel pieno del loro vigore, sono stati abbattuti dall'invisibile nemico mentre svolgevano la loro missione. Uno di loro era stato anche il responsabile del servizio diocesano per gli immigrati, quindi anche mio superiore come cappellano per la comunità giapponese. Sono partiti come i medici in prima fila, senza far rumore, nemmeno l'arcidiocesi lo ha fatto. So di comunità di suore di clausura che hanno convertito la vita di consacrazione nel servizio di cucina, preparando pasti caldi che poi mandano a chi sta in prima linea. I gesti più belli sono quelli silenziosi che non chiedono ringraziamenti
Padre Luciano Mazzocchi - Milano
Il sacerdote autore della lettera è un missionario saveriano che da alcuni decenni condivide con altri il cammino umano nel dialogo cristiano - buddhista: vangelo e zen. Ho apprezzato il suo richiamo al silenzio, alla discrezione generosa di chi fa e da senza mettersi in mostra. Ricevo molte lettere ogni giorno nelle quali si critica l'eccesso di chiacchiere, di notizie confuse. Scrive il regista Piero Maccarinelli: «In questa pandemia che tocca tutti, i semplici come gli avvertiti, i colti e i tanti "non so", non si tratta di diffondere opinioni ma di avere il massimo d'informazioni scientifiche, salvavita, che non possono essere date a sprazzi o in modo contraddittorio». Ancora più grave il comportamento di chi non riesce a reprimere la voglia (il bisogno) di catturare voti nemmeno nel mezzo di una tragedia di proporzioni mondiali. Mi ha scritto la signora Margherita Smeraldi da Venezia: «Che vergogna Salvini che continua a strizzare l'occhio al ondo cattolico con la sua idea di riaprire le chiese». Anche Rosario Fiorello, che si è detto (con umiltà) un semplice cattolico, ha espresso un giudizio: «Secondo il mio parere, riaprire le chiese a Pasqua potrebbe essere un errore, Dio non credo che accetti le preghiere solo da chi va in chiesa. Se hai fede puoi pregare anche in bagno». Consapevole o no Fiorello parafrasava il vangelo di Matteo (6 - 5,6) dove si legge: «Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Non sono cattolico, non sono credente, però rispetto chiunque pratichi la sua fede in modo discreto e tollerante. Da laico posso dire che poche manifestazioni sono più riprovevoli di chi cerca di coinvolgere la fede, in particolare quella dei semplici, per un suo vantaggio - sia commerciale, letterario o elettorale. Che tristezza un uomo che brandisce simboli sacri nei comizi come se fossero armi, incapace - come scrive padre Mazzocchi - di capire la fede silenziosa, i gesti "che non chiedono ringraziamenti". Prima che una colpa questa e la sua punizione.
Corrado Augias
(la Repubblica 7 aprile)
Caro Augias, il flagello dell'epidemia ha fatto parlare di eroi: medici e personale sanitario, chi garantisce la catena alimentare. Mi permetta di ricordare i sacerdoti, compresi molti miei confratelli che causa contagio hanno terminato il loro viaggio terreno. Qui a Milano due sacerdoti, nel pieno del loro vigore, sono stati abbattuti dall'invisibile nemico mentre svolgevano la loro missione. Uno di loro era stato anche il responsabile del servizio diocesano per gli immigrati, quindi anche mio superiore come cappellano per la comunità giapponese. Sono partiti come i medici in prima fila, senza far rumore, nemmeno l'arcidiocesi lo ha fatto. So di comunità di suore di clausura che hanno convertito la vita di consacrazione nel servizio di cucina, preparando pasti caldi che poi mandano a chi sta in prima linea. I gesti più belli sono quelli silenziosi che non chiedono ringraziamenti
Padre Luciano Mazzocchi - Milano
Il sacerdote autore della lettera è un missionario saveriano che da alcuni decenni condivide con altri il cammino umano nel dialogo cristiano - buddhista: vangelo e zen. Ho apprezzato il suo richiamo al silenzio, alla discrezione generosa di chi fa e da senza mettersi in mostra. Ricevo molte lettere ogni giorno nelle quali si critica l'eccesso di chiacchiere, di notizie confuse. Scrive il regista Piero Maccarinelli: «In questa pandemia che tocca tutti, i semplici come gli avvertiti, i colti e i tanti "non so", non si tratta di diffondere opinioni ma di avere il massimo d'informazioni scientifiche, salvavita, che non possono essere date a sprazzi o in modo contraddittorio». Ancora più grave il comportamento di chi non riesce a reprimere la voglia (il bisogno) di catturare voti nemmeno nel mezzo di una tragedia di proporzioni mondiali. Mi ha scritto la signora Margherita Smeraldi da Venezia: «Che vergogna Salvini che continua a strizzare l'occhio al ondo cattolico con la sua idea di riaprire le chiese». Anche Rosario Fiorello, che si è detto (con umiltà) un semplice cattolico, ha espresso un giudizio: «Secondo il mio parere, riaprire le chiese a Pasqua potrebbe essere un errore, Dio non credo che accetti le preghiere solo da chi va in chiesa. Se hai fede puoi pregare anche in bagno». Consapevole o no Fiorello parafrasava il vangelo di Matteo (6 - 5,6) dove si legge: «Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Non sono cattolico, non sono credente, però rispetto chiunque pratichi la sua fede in modo discreto e tollerante. Da laico posso dire che poche manifestazioni sono più riprovevoli di chi cerca di coinvolgere la fede, in particolare quella dei semplici, per un suo vantaggio - sia commerciale, letterario o elettorale. Che tristezza un uomo che brandisce simboli sacri nei comizi come se fossero armi, incapace - come scrive padre Mazzocchi - di capire la fede silenziosa, i gesti "che non chiedono ringraziamenti". Prima che una colpa questa e la sua punizione.
Corrado Augias
(la Repubblica 7 aprile)