A proposito della verginità di Maria
Sono cresciuto in una famiglia profondamente cristiana che fin da piccolo mi ha trasmesso un profondo amore per il Cristo Gesù ed una devozione sincera per Maria sua madre. Non avevamo ancora la televisione e la sera non andavamo a dormire senza aver recitato tutti insieme il Rosario.
Noi bambini ci divertivamo un mondo nel vedere come ogni volta che il papà si assopiva, stremato dal suo duro lavoro di carrettiere, veniva puntualmente e bruscamente risvegliato da mia madre affinché continuasse a rispondere alle "Ave Marie..." Mio padre attribuì ad un autentico miracolo della Madonna il fatto che all'età di sei anni, fossi sopravvissuto ad un terribile incidente. Nei pressi di un dirupo di montagna, il suo carro stracarico di legna su cui io stesso ero stato posto, si rovesciò rovinosamente a valle insieme al cavallo, lasciandomi inspiegabilmente indenne, nel bel mentre le campane del santuario vicino suonavano l'Ave Maria.
Eppure vi confesso che col passare degli anni mi son trovato sempre più in difficoltà nei confronti della devozione mariana come spesso veniva vissuta nelle comunità parrocchiali. Avevo la chiara impressione che il fatto di ricoprire Maria di Nazareth con ori e pietre preziose, di celebrarla, di innalzarla, di incoronarla, di osannarla, senz'altro con sincerità ma oltre misura, non avesse altro effetto che quello di allontanarla da noi. Non solo ma anche di tradire il grande ruolo evangelico ed umano oltre che di autentica madre, che Maria ha avuto accanto al suo Gesù. Mi domandavo se dietro la nostra voglia di renderla irraggiungibile ponendola così in alto, non si nascondesse in noi il desiderio inconscio di rimanere nel nostro tiepido, comodo e basso quieto vivere.
Vi confesso che ad intuire in che cosa possa essere consistita la vera verginità di Maria, mi sta aiutando quello che sto vivendo di doloroso e a volte addirittura di traumatico con i miei due figli adolescenti. A volte mi è veramente difficile capirli, accoglierli ed amarli nelle loro reazioni sempre più sconcertanti e riluttanti nei miei confronti... fino a non sentirmeli più miei. Proprio a seguito di questa esperienza dolorosa che sta coinvolgendo profondamente, anima e corpo me e mia moglie, non riesco più ad invocare Maria come la tutta santa, la tutta pura, immacolata, e men che meno come vergine, prima, durante e dopo il parto. Definizione che reputo essere irrispettosa nei confronti del suo essere donna.
Mi vien da pensare di conseguenza che la vera verginità di Maria sia consistita nel suo continuare ad amare ed a stare vicino ad un figlio che più cresceva e meno riusciva a capire, fino quasi a non sentirselo più come suo proprio figlio. Un figlio che ritrovatolo nel tempio dopo una disperata ricerca di giorni, gli risponde facendola rimanere più che interdetta: "ma non sai che io devo preoccuparmi innanzitutto di fare le cose del Padre mio?" Un figlio che ad un certo punto i suoi compaesani minacciano di gettare dal dirupo di Nazareth perché accusato di blasfemia. Un figlio che sfidando le supreme autorità religiose ha la spregiudicatezza di proclamarsi padrone e signore del sabato. Un figlio che giunge ad affermare con sfrontatezza: "vi è stato detto, ma io vi dico". Un figlio che ha perfino la sfacciataggine di affermare che "io e il Padre siamo una cosa sola". Un figlio che frequenta preferibilmente pubblicani, prostitute e peccatori pubblici. Un figlio che se a tratti viene osannato dalle folle, è sempre più osteggiato dalle autorità religiose e politiche del tempo fino ad essere minacciato di morte. Un figlio che però, sia pur non comprendendolo, fino a non sentirselo più suo, lei non abbandona, non rinnega, continua a stargli vicina, in ogni momento ed in modo particolare durante il percorso della sua dolorosissima passione, fino a quella croce sulla quale muore abbandonato da tutti, perfino da colui che aveva sempre chiamato Padre, ma non da lei, sua madre.
Sono cresciuto in una famiglia profondamente cristiana che fin da piccolo mi ha trasmesso un profondo amore per il Cristo Gesù ed una devozione sincera per Maria sua madre. Non avevamo ancora la televisione e la sera non andavamo a dormire senza aver recitato tutti insieme il Rosario.
Noi bambini ci divertivamo un mondo nel vedere come ogni volta che il papà si assopiva, stremato dal suo duro lavoro di carrettiere, veniva puntualmente e bruscamente risvegliato da mia madre affinché continuasse a rispondere alle "Ave Marie..." Mio padre attribuì ad un autentico miracolo della Madonna il fatto che all'età di sei anni, fossi sopravvissuto ad un terribile incidente. Nei pressi di un dirupo di montagna, il suo carro stracarico di legna su cui io stesso ero stato posto, si rovesciò rovinosamente a valle insieme al cavallo, lasciandomi inspiegabilmente indenne, nel bel mentre le campane del santuario vicino suonavano l'Ave Maria.
Eppure vi confesso che col passare degli anni mi son trovato sempre più in difficoltà nei confronti della devozione mariana come spesso veniva vissuta nelle comunità parrocchiali. Avevo la chiara impressione che il fatto di ricoprire Maria di Nazareth con ori e pietre preziose, di celebrarla, di innalzarla, di incoronarla, di osannarla, senz'altro con sincerità ma oltre misura, non avesse altro effetto che quello di allontanarla da noi. Non solo ma anche di tradire il grande ruolo evangelico ed umano oltre che di autentica madre, che Maria ha avuto accanto al suo Gesù. Mi domandavo se dietro la nostra voglia di renderla irraggiungibile ponendola così in alto, non si nascondesse in noi il desiderio inconscio di rimanere nel nostro tiepido, comodo e basso quieto vivere.
Vi confesso che ad intuire in che cosa possa essere consistita la vera verginità di Maria, mi sta aiutando quello che sto vivendo di doloroso e a volte addirittura di traumatico con i miei due figli adolescenti. A volte mi è veramente difficile capirli, accoglierli ed amarli nelle loro reazioni sempre più sconcertanti e riluttanti nei miei confronti... fino a non sentirmeli più miei. Proprio a seguito di questa esperienza dolorosa che sta coinvolgendo profondamente, anima e corpo me e mia moglie, non riesco più ad invocare Maria come la tutta santa, la tutta pura, immacolata, e men che meno come vergine, prima, durante e dopo il parto. Definizione che reputo essere irrispettosa nei confronti del suo essere donna.
Mi vien da pensare di conseguenza che la vera verginità di Maria sia consistita nel suo continuare ad amare ed a stare vicino ad un figlio che più cresceva e meno riusciva a capire, fino quasi a non sentirselo più come suo proprio figlio. Un figlio che ritrovatolo nel tempio dopo una disperata ricerca di giorni, gli risponde facendola rimanere più che interdetta: "ma non sai che io devo preoccuparmi innanzitutto di fare le cose del Padre mio?" Un figlio che ad un certo punto i suoi compaesani minacciano di gettare dal dirupo di Nazareth perché accusato di blasfemia. Un figlio che sfidando le supreme autorità religiose ha la spregiudicatezza di proclamarsi padrone e signore del sabato. Un figlio che giunge ad affermare con sfrontatezza: "vi è stato detto, ma io vi dico". Un figlio che ha perfino la sfacciataggine di affermare che "io e il Padre siamo una cosa sola". Un figlio che frequenta preferibilmente pubblicani, prostitute e peccatori pubblici. Un figlio che se a tratti viene osannato dalle folle, è sempre più osteggiato dalle autorità religiose e politiche del tempo fino ad essere minacciato di morte. Un figlio che però, sia pur non comprendendolo, fino a non sentirselo più suo, lei non abbandona, non rinnega, continua a stargli vicina, in ogni momento ed in modo particolare durante il percorso della sua dolorosissima passione, fino a quella croce sulla quale muore abbandonato da tutti, perfino da colui che aveva sempre chiamato Padre, ma non da lei, sua madre.
È qui a mio parere che dobbiamo ricercare la vera grandezza e la vera verginità di Maria, quella verginità che gli fu profetizzata dal vecchio Simeone esclamando: "una spada ti trapasserà l'anima". Una verginità che giorno dopo giorno l'ha svuotata anima e corpo di se stessa, per renderla sempre più trasparente, docile ed accogliente al soffio dello Spirito. La verginità che la fa veramente grande anche se non secondo i nostri parametri mondani ma secondo quelli del Cristo Gesù e del suo Vangelo. Una verginità che ce la fa sentire particolarmente vicina, compagna di viaggio nel nostro cammino di fede a volte entusiasmante è vero ma altrettante volte incomprensibile ed oscuro, al seguito del Cristo Gesù. Quella verginità di Maria che sta aiutando me e mia moglie in questo momento non facile, a continuare a stare vicino, a rispettare e ad amare i nostri due figli adolescenti benché li capiamo sempre meno e che nonostante i nostri diplomi e le nostre lauree si divertono ad apostrofarci come degli ignoranti e dei matusa.
da Bolzano, Giuseppe Morotti