sabato 16 maggio 2020

C'è ancora da camminare

Ecco l'impresa davvero nuova, ecco il proseguimento del viaggio. L'anima è più grande del mondo. II viaggio è interiore, ha molte più strade della terra. Il mondo di dentro è tanto più grande del mondo di fuori, pur con tutta la bellezza di questo (e non solo bellezza). Non te lo insegna un maestro, ma il tempo vissuto, e le strade percorse. C'è ancora tantissimo da camminare. L'evoluzione umana, se non ci distruggiamo, è tutto aperta, ed è in ritardo. Costruiamo ancora mastodontiche armi per la guerra finale. Alla mensa umana stanno due straricchi, obesi e otto poveri, affamati. La fabbrica del superfluo consuma l'unica terra.
Di ritorno da un bel viaggio, pensi al viaggio della vita, la tua, e la vita generale: illusione, delusione, dedizione.
Si potrebbe aggiungere un'altra tappa: l'umiliazione.
Non intendo l'umiliazione nel senso di offesa che disconosce la dignità, e riduce la grandezza, offesa specialmente penosa per chi si crede più grande di quel che è, e si sente diminuito.
Intendo umiliazione come quel tempo (non solo alcuni momenti) della vita che ci riduce nelle nostre pretese, nelle forze, nella considerazione, nella posizione, nell'attività, nell'influenza sugli altri e sulle cose.
Humus, terra, suolo, è nella radice della parola. Come quando diciamo: «Mi sento a terra». Ma non solo come una depressione temporanea, o l'effetto di un colpo. Il tempo della vita, dopo tutte le sue stagioni, ci riavvicina alla terra, ci rifà piccoli. Chi ha buono spirito sa scherzare sul fatto che il "rimbambire" della vecchiaia è un tornare bambini (però il vangelo chiede di "diventare" bambini, che è un passo avanti, per entrare nel regno). Siamo capaci di vivere questa riduzione di forze, di azione, di posizione, non come una caduta, ma come un sedersi in terra, o sdraiarsi su un prato, o posare riflettendo, ricapitolando cammini e tempi, e ritrovare la realtà, le radici?

Enrico Peyretti, Il foglio n. 384, settembre 2011