venerdì 22 maggio 2020

CELEBRAZIONE EUCARISTICA DI DOMENICA 24 MAGGIO 2020

DIO ACCOMPAGNA IL NOSTRO CAMMINO

P. Saluto all’assemblea


G. Grazie, o Dio di Gesù,
perché regali alle nostre vite questi momenti in cui possiamo pregarti insieme e trascorre questo tempo nel riposo, nella pace e nell’amicizia.

MUSICA

L. Ho detto all’angelo che presiedeva la porta dell’anno:
“Dammi, ti prego, una lampada
affinché con passo sicuro
possa andare incontro all’ignoto”.
Ma l’angelo mi ha risposto:
“Va’ pure nell’oscurità e metti la tua mano
nella mano di Dio.
questo è meglio di una lampada
e più sicuro di una via conosciuta”.
(AA.VV. Spalanca la finestra, Torre Pellice 2002).

LETTURE BIBLICHE

Libro dei Proverbi
Il paziente ha grande prudenza. L’iracondo mostra stoltezza (14,29)
Il paziente vale più di un eroe. Chi domina se stesso vale più di chi conquista una città (16,32)
E’ avvedutezza per l’uomo rimandare lo sdegno. Ed è sua gloria passar sopra le offese (19,11

Esodo 32,1
Gli Israeliti videro che Mosè tardava a scendere dalla montagna; allora si riunirono intorno ad Aronne e gli dissero: “Su costruisci per noi un dio che ci guidi. Ormai non sappiamo che fine abbia fatto quel Mosè che ci ha portati fuori dall’Egitto.

Deuteronomio 34,1-6
Mosè salì dalla pianura di Moab sul monte Nebo, sulla cima Pisga, che si trova di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: la regione di Galaad fino al territorio della tribù di Dan, quello di Neftali, di Efraim e di Manasse, quello di Giuda fino al mar Mediterraneo, il Negheb e la pianura nella vallata di Gerico, città delle palme, fino a Zoar.
Il Signore disse a Mosè: “Questa è la terra che ho promesso ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, quando dissi che l’avrei data ai loro discendenti. Io te la faccio vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!”.
Mosè, il servo del Signore, morì là, nella regione di Moab, come il Signore gli aveva detto. Fu sepolto in una valle nel territorio di Moab, di fronte a Bet-Peor; ma, fino a oggi, nessuno sa dove si trova la sua tomba.

PREDICAZIONE
Nella Bibbia ebraica spesso la pazienza è legata alla speranza, alla fatica di vivere, alle avversità con cui ogni esistenza umana si cimenta, alla prepotenza dei malvagi, alla debolezza dei fragili.
Alcuni libri detti “sapienziali” indicano attitudini e condotte che l’uomo saggio e retto è tenuto a adottare. Il libro dei Proverbi esorta ad avere un atteggiamento critico, vigile verso i giorni che scorrono.
Essere pazienti non vuol dire essere “rassegnati” ma avere la capacità di fare “pausa” non assumere un atteggiamento precipitoso.
In fondo è per impazienza che il popolo chiede ad Aronne di costruire il vitello d’oro. E’ per impazienza di raggiungere la terra promessa dal Signore che il popolo, durante la traversata del deserto ha crisi di sfiducia, si scoraggia si lamenta, si ribella arrivando a rimpiangere il tempo della schiavitù. In questo lungo cammino il popolo d’Israele è guidato da Mosè, umile e paziente servitore di un popolo, di un Dio ai quali ha dedicato tutta la sua esistenza. Ma la vita di Mosè è segnata anche da momenti di solitudine. Solo era stato trovato nelle acque del fiume, solo era cresciuto in una famiglia straniera, quella del Faraone, solo aveva cercato di difendere i suoi fratelli uccidendo chi li aveva insultati, solo affronta il Faraone per porgergli le sue richieste – la compagnia di Aronne non sembra contraddire la sua solitudine -, solo fa da mediatore presso Dio di quel popolo che mal sopportava la schiavitù e che ora mal sopporta la libertà. Solo affronta l’ultima visione: quella della terra promessa di cui si era fatto garante. Muore solo Mosè, muore in solitudine davanti agli occhi la distesa della terra promessa il cui accesso a lui è vietato. Sale sul monte Nebo, è sempre su un monte che avvengono i momenti decisivi della sua vita. Possiamo leggere tutta l’esistenza di Mosè alla luce di due parole “pazienza” e “speranza”. Ma non è per sé che Mosè spera, è per gli altri. Forse proprio per questo ci appare così grande.
Questo modo di lasciare la vita mi ha fatto pensare a tutti quelli che in questo periodo sono morti in solitudine, senza essere confortati dalla presenza dei loro affetti. Un altro pensiero sempre legato al momento che stiamo vivendo è l’importanza della “cura”. Aver cura richiede pazienza, è un’assunzione di responsabilità. E’ una “pazienza” positiva che si traduce nel prendersi cura di noi e degli altri.
Tutta la vita necessita di pazienza, da quella del bambino che procede in salita verso la vita a quella dell’anziano che deve fare i conti con il cumulo dei giorni, con le limitazioni del corpo, con il diradarsi degli affetti ma la presenza di Dio ci aiuta nel nostro cammino, ad allontanare lo scoraggiamento e vivere con gioia e pazienza gli anni che ci sono dati. Dio non ci abbandona, ci tiene per mano e anche se noi possiamo essere infedeli Dio è fedele.

INTERVENTI LIBERI

MUSICA
1. E’ bello sapere o Dio che Tu sei con gli uomini e le donne:
li spingi avanti come la generazione dell’esodo
a guadagnare, lottando, qualche palmo di libertà.
Tu sei lì, in questo felice ed ostinato desiderio
di andare avanti, sempre e ancora, o Signore.
2.Il cammino della liberazione, ora felice ora faticoso,
è il cantiere in cui si costruisce la fraternità:
1. Lì incontriamo la Tua presenza e il Tuo amore,
o Signore, roveto ardente che non Ti consumi.
2.Tu ci chiami a sperare, a non fermarci, a far festa,
ad accendere fuochi e a intonare canzoni di vita!
Ci inviti a darci la mano, a non misurare ciò che si dà,a diventare poeti e fanciulli, come figli della risurrezione.
2.Questa mensa non sopporta la presenza degli idoli, ci aiuta a svestirci delle nostre frasi fatte,per amare questo oggi con il cuore dei profeti,guardando lontano, nel futuro del regno che viene.

MEMORIA DELLA CENA

G. La cena del Signore diventi per noi, deboli viandanti, il cibo che ci sostiene. Essa è data per coloro che sono deboli, stanchi scoraggiati. Dividendo questo pane tra noi in memoria di Gesù, vogliamo chiederTi di darci un cuore nuovo, una nuova consapevolezza. Rendi la nostra vita una compagnia profonda e responsabile per tutte le creature che vengono dalle Tue mani.

T. Prese del pane e, dopo aver alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo nome, o Padre, lo spezzò e lo distribuì dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo spezzare il pane tra di voi, sotto lo sguardo di Dio, vi ricordi che tutto viene da Lui e che io ho cercato ogni giorno di condividere, di spezzare tutto ciò che ho ricevuto dalle Sue mani”. Poi prese la coppa del vino e ancora una volta si rivolse a Te, per lodarti con tutto il suo cuore e, porgendola a bere, disse: “Questo vino vi ricordi che per essere fedele a Dio ho affrontato l’ingiustizia e il potere fino a perdere la mia vita, a versare il mio sangue. Quando vi riunirete per mangiare questo pane e bere questo vino, quando soprattutto cercherete di condividere i doni che Dio vi ha fatto, allora sarete miei discepoli, allora davvero vi ricorderete di me”.

PREGHIERA DI CONDIVISIONE.

COMUNIONE

MUSICA

1.Signore, nostro Dio, 
ogni albero con il tempo, mette radici profonde,che si ramificano sotto il terreno e si dilatano,fino ad intrecciarsi con quelle degli altri alberi.
Tutte insieme, esse sostengono il terreno
con una rete, invisibile ai nostri occhi,
ma così forte da impedire che tutto frani alla prima alluvione.
2.Lasciamo che le nostre radici si uniscano,
che le nostre mani e i nostri cuori si accarezzinoper sostenerci l’un l’altro, l’un l’altra.
1.Gli alberi guardano verso il cielo:
anche quando ci appaiono piegati su se stessi
e le loro chiome lambiscono quasi la terra.
Essi si lasciano irrorare dalla luce
che proviene dall’alto e li va a cercare,
facendosi spazio tra l’intrico dei rami e delle foglie.
2.Fa’ che anche noi,
pur chini per i pesi che gravano sulle nostre spalle,ci lasciamo abitare dalla Tua luce,
che spesso ci mantiene in vita.
1.Insegnaci la felicità di esistere,
perché come l’albero esiste
e porta frutti abbondanti di anno in anno,
grazie ad un gesto di amore,
così io mi ricordi sempre
che sono il seme e il frutto
di un atto d’amore,
Tuo e dei miei genitori.
2.Rendici, o Signore, docili e flessibili e pazienti
capaci di manifestarTi la nostra gratitudine
per i doni che ogni giorno ci fai
e per i fratelli che incontriamo sul nostro cammino.

PREGHIERE SPONTANEE

PADRE NOSTRO

BENEDIZIONE FINALE

G. “Che il vento, soffiando nei vostri capelli,
vi porti il palpitare della vita.
Che i vostri piedi lascino nella polvere
orme di speranza.
Che nell’oscurità
voi udiate battere il cuore del prossimo
Che le vostre mani si protendano
come porte che si aprono.
Che le vostre bocche trasmettano
quanto vi è stato dato di ricevere.
Che le vostre orecchie colgano
quello che le parole dicono solo a metà.
E che l’amore del Signore vi accompagni
anche là dove non vorreste andare” (Christian Kempf).

Comunità Cristiana di Base – Via Città di Gap, 13 – Pinerolo

24 maggio 2020.
Predicazione e liturgia preparate da Franca Gonella