Chiamparino: "Cirio accusa per nascondere la sua incapacità"
Un impazzimento. Il Piemonte conquista il picco delle vittime e la giunta Cirio, schiacciata nell'angolo dalle accuse di incapacità avanzate da tutti i sindacati medici, tenta di scaricare il barile su chi l'ha preceduta. Sergio Chiamparino resiste: «Non vorrei nemmeno replicare. È un vecchio vizio dei politici in difficoltà quello di scaricare su chi li ha preceduti». L'ex presidente della Fiera del Tartufo, oggi alla guida della giunta del Piemonte, ha infatti attaccato dai microfoni di Radiol: «Abbiamo dovuto far fronte, all'epidemia con la sanità che ci ha consegnato la giunta precedente. Io ho trovato due laboratori che erano in grado di fare solo 120 tamponi al giorno operativi, gli altri erano stati chiusi nella riorganizzazione della sanità piemontese». Attacchi simili a quelli degli alleati salviniani in consiglio regionale.
«Una polemica stucchevole - osserva Chiamparino - tipica di chi non sa o non è in grado di fare». Facile per l'ex presidente della giunta ricordare quel che ebbe a dire lo stesso assessore della giunta leghista di Cota: «Fu Monferino a dire che la sanità del Piemonte era in uno stato di prefallimento. Noi l'abbiamo riportata a livello delle altre del Nord. Era in brache di tela e l'abbiamo rivestita». Chiamparino propone «appena sarà finita l'emergenza» «una sede istituzionale nel Consiglio regionale per fare chiarezza su ciò che è accaduto». Ma quando sarà finita l'emergenza sarà probabilmente lo stesso Cirio a non voler più sentir parlare di indagini sull'accaduto. Se è vero che il «taglio dei laboratori» di cui parlava ieri il capogruppo leghista Alberto Preioni in realtà non è mai esistito: «Ma quale taglio? Ogni ospedale ha il suo laboratorio in grado di effettuare i tamponi», dice l'ex assessore dalla sanita Antonino Saitta. Certo, per analizzare i tamponi bisogna acquistare i reagenti. Ciò che Cirio e la stessa unità di crisi guidata dall'anatomopatologo Roberto Testi e dal magistrato in pensione Antonio Rinaudo non hanno fatto in tempo. Nei giorni scorsi, di fronte alle critiche dei medici che accusano ormai esplicitamente l'unità di crisi di incapacità, almeno in chi la guida, i due si erano offesi lasciandosi andare a volgari accuse ai sanitari di volerli pugnalare alla schiena. Ma perché non acquistare i reagenti? La spiegazione è venuta da Rinaudo in conferenza stampa: «Gli acquisti per un ente pubblico sono regolati da norme precise che comportano tempi un po' più lunghi rispetto a un privato e richiedono anche indagini lunghe e articolate per capire con chi si parla». Dunque, sembra di capire, anche di fronte alla pandemia è prevalsa la burocrazia.
Dal centrosinistra regionale non vengono altre dichiarazioni ufficiali. Ma l'accusa a Cirio più diffusa da parte dei protagonisti della stagione precedente è quella di aver smantellato il sistema sanitario sostituendo gente capace con fedelissimi di partito. Una scelta che in questi giorni di emergenza avrebbe finito per provocare ritardi e sottovalutazioni. Quelle di cui ha parlato anche due giorni fa il chirurgo Mauro Salizzoni: «La risposta affannata e non priva di errori delle prime settimane è comprensibile, ma non è più accettabile la gestione confusa della Regione, che pare non avere sotto controllo la situazione».
Da ormai cinque giorni il numero dei morti in Piemonte è intorno al centinaio. Che gli epidemiologi sperano sia il picco prima dell'inizio della discesa. Ma mentre in altre regioni (ieri la Toscana) si attivano accordi con i laboratori privati e si preparano campagne di indagine a tappeto sulla salute della popolazione la giunta Cirio sembra ancora incerta sul da farsi. Azzoppati dai tagli alla sanità? «Il centrodestra di Cota - risponde Saitta - aveva tagliato i dipendenti della sanità da 57 mila a 54 mila. Noi, nonostante il commissariamento, durato tre anni, li abbiamo riportati a 55 mila tornando ad assumere. Dove sono i tagli di cui parla la giunta di Cirio?».
Paolo Griseri
(la Repubblica 15 aprile)
Un impazzimento. Il Piemonte conquista il picco delle vittime e la giunta Cirio, schiacciata nell'angolo dalle accuse di incapacità avanzate da tutti i sindacati medici, tenta di scaricare il barile su chi l'ha preceduta. Sergio Chiamparino resiste: «Non vorrei nemmeno replicare. È un vecchio vizio dei politici in difficoltà quello di scaricare su chi li ha preceduti». L'ex presidente della Fiera del Tartufo, oggi alla guida della giunta del Piemonte, ha infatti attaccato dai microfoni di Radiol: «Abbiamo dovuto far fronte, all'epidemia con la sanità che ci ha consegnato la giunta precedente. Io ho trovato due laboratori che erano in grado di fare solo 120 tamponi al giorno operativi, gli altri erano stati chiusi nella riorganizzazione della sanità piemontese». Attacchi simili a quelli degli alleati salviniani in consiglio regionale.
«Una polemica stucchevole - osserva Chiamparino - tipica di chi non sa o non è in grado di fare». Facile per l'ex presidente della giunta ricordare quel che ebbe a dire lo stesso assessore della giunta leghista di Cota: «Fu Monferino a dire che la sanità del Piemonte era in uno stato di prefallimento. Noi l'abbiamo riportata a livello delle altre del Nord. Era in brache di tela e l'abbiamo rivestita». Chiamparino propone «appena sarà finita l'emergenza» «una sede istituzionale nel Consiglio regionale per fare chiarezza su ciò che è accaduto». Ma quando sarà finita l'emergenza sarà probabilmente lo stesso Cirio a non voler più sentir parlare di indagini sull'accaduto. Se è vero che il «taglio dei laboratori» di cui parlava ieri il capogruppo leghista Alberto Preioni in realtà non è mai esistito: «Ma quale taglio? Ogni ospedale ha il suo laboratorio in grado di effettuare i tamponi», dice l'ex assessore dalla sanita Antonino Saitta. Certo, per analizzare i tamponi bisogna acquistare i reagenti. Ciò che Cirio e la stessa unità di crisi guidata dall'anatomopatologo Roberto Testi e dal magistrato in pensione Antonio Rinaudo non hanno fatto in tempo. Nei giorni scorsi, di fronte alle critiche dei medici che accusano ormai esplicitamente l'unità di crisi di incapacità, almeno in chi la guida, i due si erano offesi lasciandosi andare a volgari accuse ai sanitari di volerli pugnalare alla schiena. Ma perché non acquistare i reagenti? La spiegazione è venuta da Rinaudo in conferenza stampa: «Gli acquisti per un ente pubblico sono regolati da norme precise che comportano tempi un po' più lunghi rispetto a un privato e richiedono anche indagini lunghe e articolate per capire con chi si parla». Dunque, sembra di capire, anche di fronte alla pandemia è prevalsa la burocrazia.
Dal centrosinistra regionale non vengono altre dichiarazioni ufficiali. Ma l'accusa a Cirio più diffusa da parte dei protagonisti della stagione precedente è quella di aver smantellato il sistema sanitario sostituendo gente capace con fedelissimi di partito. Una scelta che in questi giorni di emergenza avrebbe finito per provocare ritardi e sottovalutazioni. Quelle di cui ha parlato anche due giorni fa il chirurgo Mauro Salizzoni: «La risposta affannata e non priva di errori delle prime settimane è comprensibile, ma non è più accettabile la gestione confusa della Regione, che pare non avere sotto controllo la situazione».
Da ormai cinque giorni il numero dei morti in Piemonte è intorno al centinaio. Che gli epidemiologi sperano sia il picco prima dell'inizio della discesa. Ma mentre in altre regioni (ieri la Toscana) si attivano accordi con i laboratori privati e si preparano campagne di indagine a tappeto sulla salute della popolazione la giunta Cirio sembra ancora incerta sul da farsi. Azzoppati dai tagli alla sanità? «Il centrodestra di Cota - risponde Saitta - aveva tagliato i dipendenti della sanità da 57 mila a 54 mila. Noi, nonostante il commissariamento, durato tre anni, li abbiamo riportati a 55 mila tornando ad assumere. Dove sono i tagli di cui parla la giunta di Cirio?».
Paolo Griseri
(la Repubblica 15 aprile)