DUE
COMANDAMENTI E DUE PASSIONI INSEPARABILI
Carissimi
e carissime vorrei avere questa sera l'intelligenza la passione e le
parole per farvi gustare il messaggio centrale di questo breve passo
del Vangelo di Marco. Intanto collochiamolo. Gesù esce da una
accanita discussione con i sadducei che negavano la vita della
risurrezione. Gesù su questo punto è fermo, diremmo di una decisione
inconsueta e compie tre affermazioni: non conoscete la scrittura, non
conoscete ciò che Dio può fare e siete in grande ignoranza.
Un
gruppo di persone ha assistito a questa discussione con i sadducei,
e, dice il Vangelo di Marco, ciò che io vi leggo dal capitolo 12
versetto 28. “Uno degli scribi che li aveva uditi discutere visto
che egli aveva risposto bene si avvicinò e gli domandò: qual è il
più importante di tutti i comandamenti? Gesù rispose il primo è
ascolta Israele il Signore nostro Dio è l'unico Signore ama dunque
il signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta l'anima tua con
tutta la mente tua e con tutta la tua forza. Il secondo è questo:
ama il tuo prossimo come te stesso non c'è nessun altro comandamento
maggiore di questi. Lo scriba gli disse: maestro hai detto proprio
bene tu hai detto secondo verità che vi è un solo Dio e che
all'infuori di lui non ce n'è alcun altro e che amarlo con tutto il
cuore con tutto l'intelletto con tutta la forza e amare il prossimo
come se stessi è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici.
Gesù
vedendo che aveva risposto con intelligenza gli disse tu non sei
lontano dal regno di Dio e nessuno osava più interrogarlo”.
Innanzitutto una informazione preliminare. Sovente dal catechismo e
dalla predicazione noi abbiamo ricevuto la concezione di una profonda
avversità di Gesù con i farisei e gli scribi. Piuttosto male
informati, abbiamo pensato che fossero veramente due fronti opposti.
I
Vangeli a più riprese invece ci parlano di scribi di farisei dei
maestri della legge che concordano pienamente con Gesù. Leggere la
storia di Gesù in opposizione al giudaismo del suo tempo è un falso
storico da cui dobbiamo liberarci perché tra i discepoli di Gesù
ebbero grande importanza addirittura ebrei credenti e autorevoli come
Nicodemo Giuseppe d'Arimatea. Essi sentivano che Gesù era uno di
loro, un profeta e un maestro di Israele. Gesù era un credente ebreo
che, come tanti altri maestri e profeti del suo tempo, cercava di
rendere più viva la fede. In Israele incontrarsi, scontrarsi
discutere era segno di saggezza, non di distruttività. Lo scriba in
questo caso un vero teologo di cui ci parla questa pagina del Vangelo
di Marco, è subito suo alleato: vogliono la stessa cosa perché
tutti e due si riferiscono agli stessi testi del Deuteronomio e del
Levitico. Gesù e questo scriba avevano la stessa Bibbia, potremmo
dire. Gesù non pensò mai di crearne un'altra, soprattutto erano
animati dallo stesso spirito di fede. Notate un particolare molto i
significativo: è lo scriba che citando 1 Samuele versetto 22 del
capitolo 15 aggiunge alla conoscenza di Gesù che amare vale più di
tutti gli olocausti e i sacrifici. Come Gesù questo teologo ebraico
sostiene che c'è tanta ipocrisia nel culto, che se il culto è
dissociato dall’amore è inutile fare olocausti e sacrifici.
Gesù
è colpito da questo scriba che va all’essenziale e che, facendo
centro sull'amore, relativizza e subordina all'amore tutto il rituale
dei sacrifici e degli olocausti. Fatta questa prima chiarificazione
per liberare la nostra informazione dall’anti - ebraismo consueto,
dobbiamo dire che Gesù nei suoi viaggi è sempre uno che ascolta, ha
cura delle persone, dibatte, dice la sua, ci mette la faccia.
Questa
dimensione del Gesù che si confronta, che accoglie e condivide,
contesta, è un volto di Gesù poco conosciuto. Egli ascolta le
domande e tenta sempre una risposta dentro il terreno della ricerca
consueta dentro l’ebraismo. Ma perché Gesù nella vita in tutte le
dimensioni è così appassionato? Gesù non separa mai la ricerca
della conoscenza dalla pratica della vita.
Perché
questo scriba teologo è così vicino al cuore e al pensiero di Gesù?
Perché anche lui è uno in cui la ricerca biblica è sempre infine
finalizzata all'amore.
Gesù
e questo scriba maestro della legge sapevano bene che c'erano anche a
quel tempo dei teologi di mestiere, che si perdevano in chiacchiere
teologiche sulla data della fine del mondo, in prescrizioni ossessive
di purità, di leggi infinite, più a servizio dell’istituzione
sacerdotale e regale che del messaggio.
Alcuni
lo facevano per spirito di prevalenza, quasi ossessionati degli
adempimenti formali esterni. Gesù e questo scriba si trovano
perfettamente d'accordo, ma è esattamente ciò che è sotto i
nostri occhi oggi.
Gran
parte della teologia si occupa del sesso degli angeli, delle
apparizioni mariane, delle norme liturgiche, delle reliquie dei
santi, delle feste patronali, dei miracoli di Bolsena e...delle
madonne vaganti. E poi fiumi di commenti dogmatici, regole ossessive
sulla sessualità, il diavolo, gli esorcismi, incredibili collane
mariologiche. Qui Gesù e lo scriba ci dicono che c'è un altro
modo di fare ricerca teologica, di fare la ricerca della volontà di
Dio.
Si
tratta di smetterla di girare intorno al peccato originale, alle
devozioni, alle processioni, per cercare e fare centro.
Ecco
perché è importante la lettura biblica, lo studio delle Scritture
perché così si possono abbandonare i fardelli inutili, ma
soprattutto ci si orienta e si ribadisce dov'è il centro della
nostra fede.
La
mancanza di ricerca favorisce sempre la ripetizione, la routine,
quindi non si tratta di disertare la teologia perché si cadrebbe nel
devozionalismo, si favorirebbe il tradizionalismo, di sapere che
essa non è per mettere in luce qualche personaggio, per contrastare
qualche altro, per alimentare discussioni inutili irrilevanti, ma
per essere messa a servizio del popolo di Dio. Perché leggiamo la
Bibbia?
Perché
cerchiamo di conoscere la storia teologica?
Non
certo per metterci in contrasto, ma per liberare il baule da troppi
indumenti inutili e per dare al popolo di Dio la coscienza di ciò
che è essenziale. Beate quelle comunità che hanno dei pastori che,
nutriti di una conoscenza biblica e teologica, annunciano davvero il
centro dell’evangelo; ma beate soprattutto quelle comunità che
diventano esse stesse dei laboratori conviviali e plurali di lettura
biblica, di nuove esperienze pastorali e liturgiche catechistiche,
beate quelle comunità che sanno leggere assiduamente la Bibbia,
studiare approfondire confrontarsi coi nuovi problemi.
Allora
è chiaro che non si può più fare il catechismo come 20 anni fa,
non si possono più recitare le consuete formule; bisogna che le
comunità, i teologi e le teologhe lavorino per passare da comunità
di consumatori di prodotti della gerarchia a confezionatori di nuove
strade. Ma vorrei finire con un elemento che ha accomunato Gesù e
questo teologo ebreo. Questo scriba e Gesù si sono spiritualmente
ritrovati come un cuor solo e un’anima sola perché ambedue hanno
trovato il centro, il punto focale, il binomio costitutivo: “da
questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.
Credo
che spesso ci perdiamo nelle periferie, vaghiamo tra torrentelli
privi di acqua, solleviamo questioni marginali, oziose.
Si
può e si deve discutere di tutto, sono utili e preziosi anche gli
studi, le ricerche più sottili e complesse, ma soprattutto bisogna
avere tanta passione per questo studio e poi bisogna avere sempre un
centro:adorare amorosamente Dio e cercare appassionatamente i
sentieri dell'amore solidale. Senza questo centro, senza questo
binomio inseparabile, senza queste due colonne la casa della nostra
fede non cresce e non sta in piedi. Questo scriba e Gesù ci
insegnano quanto sia importante avere un centro, un faro orientativo,
un criterio pratico ed accessibile, un progetto unificante perché la
vita non si perda in mille rigagnoli.
Ecco
ciò che costruisce la saggezza, la conoscenza profonda di cui il
popolo di Dio è capace e poi l'amore appassionato.
Anche
noi siamo pieni di gioia quando nella nostra vita incontriamo delle
persone dotte, preparate, consapevoli che ci aiutano a conoscere le
Scritture in modo profondo, ma la nostra gioia tocca davvero il
cielo, come si dice, quando possiamo constatare che queste persone
hanno centrato la vita non su una dottrina non su un sapere di sole
idee, ma hanno fatto della loro personale prassi d'amore il luogo dal
quale Dio ci parla attraverso le Scritture.
Unire
e mai dividere la conoscenza, l'approfondimento, l'assiduità alla
parola e poi l'amore del prossimo. La passione della ricerca e la
passione per i nostri fratelli e sorelle possono stare insieme.
Perfetto l'esempio di Gesù, esemplare la vita di questo scriba:
possiamo imparare anche noi a congiungere le due passioni, i due
comandamenti.
Buona
notte a tutti e a tutte.
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 21 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)