lunedì 25 maggio 2020

DUE COMANDAMENTI E DUE PASSIONI INSEPARABILI


DUE COMANDAMENTI E DUE PASSIONI INSEPARABILI
21 maggio
Carissimi e carissime vorrei avere questa sera l'intelligenza la passione e le parole per farvi gustare il messaggio centrale di questo breve passo del Vangelo di Marco. Intanto collochiamolo. Gesù esce da una accanita discussione con i sadducei che negavano la vita della risurrezione. Gesù su questo punto è fermo, diremmo di una decisione inconsueta e compie tre affermazioni: non conoscete la scrittura, non conoscete ciò che Dio può fare e siete in grande ignoranza.
Un gruppo di persone ha assistito a questa discussione con i sadducei, e, dice il Vangelo di Marco, ciò che io vi leggo dal capitolo 12 versetto 28. “Uno degli scribi che li aveva uditi discutere visto che egli aveva risposto bene si avvicinò e gli domandò: qual è il più importante di tutti i comandamenti? Gesù rispose il primo è ascolta Israele il Signore nostro Dio è l'unico Signore ama dunque il signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta l'anima tua con tutta la mente tua e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: ama il tuo prossimo come te stesso non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi. Lo scriba gli disse: maestro hai detto proprio bene tu hai detto secondo verità che vi è un solo Dio e che all'infuori di lui non ce n'è alcun altro e che amarlo con tutto il cuore con tutto l'intelletto con tutta la forza e amare il prossimo come se stessi è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici.
Gesù vedendo che aveva risposto con intelligenza gli disse tu non sei lontano dal regno di Dio e nessuno osava più interrogarlo”. Innanzitutto una informazione preliminare. Sovente dal catechismo e dalla predicazione noi abbiamo ricevuto la concezione di una profonda avversità di Gesù con i farisei e gli scribi. Piuttosto male informati, abbiamo pensato che fossero veramente due fronti opposti.
I Vangeli a più riprese invece ci parlano di scribi di farisei dei maestri della legge che concordano pienamente con Gesù. Leggere la storia di Gesù in opposizione al giudaismo del suo tempo è un falso storico da cui dobbiamo liberarci perché tra i discepoli di Gesù ebbero grande importanza addirittura ebrei credenti e autorevoli come Nicodemo Giuseppe d'Arimatea. Essi sentivano che Gesù era uno di loro, un profeta e un maestro di Israele. Gesù era un credente ebreo che, come tanti altri maestri e profeti del suo tempo, cercava di rendere più viva la fede. In Israele incontrarsi, scontrarsi discutere era segno di saggezza, non di distruttività. Lo scriba in questo caso un vero teologo di cui ci parla questa pagina del Vangelo di Marco, è subito suo alleato: vogliono la stessa cosa perché tutti e due si riferiscono agli stessi testi del Deuteronomio e del Levitico. Gesù e questo scriba avevano la stessa Bibbia, potremmo dire. Gesù non pensò mai di crearne un'altra, soprattutto erano animati dallo stesso spirito di fede. Notate un particolare molto i significativo: è lo scriba che citando 1 Samuele versetto 22 del capitolo 15 aggiunge alla conoscenza di Gesù che amare vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Come Gesù questo teologo ebraico sostiene che c'è tanta ipocrisia nel culto, che se il culto è dissociato dall’amore è inutile fare olocausti e sacrifici.
Gesù è colpito da questo scriba che va all’essenziale e che, facendo centro sull'amore, relativizza e subordina all'amore tutto il rituale dei sacrifici e degli olocausti. Fatta questa prima chiarificazione per liberare la nostra informazione dall’anti - ebraismo consueto, dobbiamo dire che Gesù nei suoi viaggi è sempre uno che ascolta, ha cura delle persone, dibatte, dice la sua, ci mette la faccia.
Questa dimensione del Gesù che si confronta, che accoglie e condivide, contesta, è un volto di Gesù poco conosciuto. Egli ascolta le domande e tenta sempre una risposta dentro il terreno della ricerca consueta dentro l’ebraismo. Ma perché Gesù nella vita in tutte le dimensioni è così appassionato? Gesù non separa mai la ricerca della conoscenza dalla pratica della vita.
Perché questo scriba teologo è così vicino al cuore e al pensiero di Gesù? Perché anche lui è uno in cui la ricerca biblica è sempre infine finalizzata all'amore.
Gesù e questo scriba maestro della legge sapevano bene che c'erano anche a quel tempo dei teologi di mestiere, che si perdevano in chiacchiere teologiche sulla data della fine del mondo, in prescrizioni ossessive di purità, di leggi infinite, più a servizio dell’istituzione sacerdotale e regale che del messaggio.
Alcuni lo facevano per spirito di prevalenza, quasi ossessionati degli adempimenti formali esterni. Gesù e questo scriba si trovano perfettamente d'accordo, ma è esattamente ciò che è sotto i nostri occhi oggi.
Gran parte della teologia si occupa del sesso degli angeli, delle apparizioni mariane, delle norme liturgiche, delle reliquie dei santi, delle feste patronali, dei miracoli di Bolsena e...delle madonne vaganti. E poi fiumi di commenti dogmatici, regole ossessive sulla sessualità, il diavolo, gli esorcismi, incredibili collane mariologiche. Qui Gesù e lo scriba ci dicono che c'è un altro modo di fare ricerca teologica, di fare la ricerca della volontà di Dio.
Si tratta di smetterla di girare intorno al peccato originale, alle devozioni, alle processioni, per cercare e fare centro.
Ecco perché è importante la lettura biblica, lo studio delle Scritture perché così si possono abbandonare i fardelli inutili, ma soprattutto ci si orienta e si ribadisce dov'è il centro della nostra fede.
La mancanza di ricerca favorisce sempre la ripetizione, la routine, quindi non si tratta di disertare la teologia perché si cadrebbe nel devozionalismo, si favorirebbe il tradizionalismo, di sapere che essa non è per mettere in luce qualche personaggio, per contrastare qualche altro, per alimentare discussioni inutili irrilevanti, ma per essere messa a servizio del popolo di Dio. Perché leggiamo la Bibbia?
Perché cerchiamo di conoscere la storia teologica?
Non certo per metterci in contrasto, ma per liberare il baule da troppi indumenti inutili e per dare al popolo di Dio la coscienza di ciò che è essenziale. Beate quelle comunità che hanno dei pastori che, nutriti di una conoscenza biblica e teologica, annunciano davvero il centro dell’evangelo; ma beate soprattutto quelle comunità che diventano esse stesse dei laboratori conviviali e plurali di lettura biblica, di nuove esperienze pastorali e liturgiche catechistiche, beate quelle comunità che sanno leggere assiduamente la Bibbia, studiare approfondire confrontarsi coi nuovi problemi.
Allora è chiaro che non si può più fare il catechismo come 20 anni fa, non si possono più recitare le consuete formule; bisogna che le comunità, i teologi e le teologhe lavorino per passare da comunità di consumatori di prodotti della gerarchia a confezionatori di nuove strade. Ma vorrei finire con un elemento che ha accomunato Gesù e questo teologo ebreo. Questo scriba e Gesù si sono spiritualmente ritrovati come un cuor solo e un’anima sola perché ambedue hanno trovato il centro, il punto focale, il binomio costitutivo: “da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.
Credo che spesso ci perdiamo nelle periferie, vaghiamo tra torrentelli privi di acqua, solleviamo questioni marginali, oziose.
Si può e si deve discutere di tutto, sono utili e preziosi anche gli studi, le ricerche più sottili e complesse, ma soprattutto bisogna avere tanta passione per questo studio e poi bisogna avere sempre un centro:adorare amorosamente Dio e cercare appassionatamente i sentieri dell'amore solidale. Senza questo centro, senza questo binomio inseparabile, senza queste due colonne la casa della nostra fede non cresce e non sta in piedi. Questo scriba e Gesù ci insegnano quanto sia importante avere un centro, un faro orientativo, un criterio pratico ed accessibile, un progetto unificante perché la vita non si perda in mille rigagnoli.
Ecco ciò che costruisce la saggezza, la conoscenza profonda di cui il popolo di Dio è capace e poi l'amore appassionato.
Anche noi siamo pieni di gioia quando nella nostra vita incontriamo delle persone dotte, preparate, consapevoli che ci aiutano a conoscere le Scritture in modo profondo, ma la nostra gioia tocca davvero il cielo, come si dice, quando possiamo constatare che queste persone hanno centrato la vita non su una dottrina non su un sapere di sole idee, ma hanno fatto della loro personale prassi d'amore il luogo dal quale Dio ci parla attraverso le Scritture.
Unire e mai dividere la conoscenza, l'approfondimento, l'assiduità alla parola e poi l'amore del prossimo. La passione della ricerca e la passione per i nostri fratelli e sorelle possono stare insieme. Perfetto l'esempio di Gesù, esemplare la vita di questo scriba: possiamo imparare anche noi a congiungere le due passioni, i due comandamenti.
Buona notte a tutti e a tutte.
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 21 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)