La mafia, una piaga che si può guarire
- Corriere della Sera
- 26 /5/2020
- di Dacia Maraini
Falcone
ha detto che la mafia come è cominciata, finirà. Credo che sia
importante ripeterlo, perché molti, osservando le capacità di
adattamento di Cosa nostra, danno per scontato che non finirà mai.
Intanto bisogna ricordare che mafia e criminalità cittadina sono due
cose diverse. La criminalità è endemica e la si trova ovunque. La sua
forza sta in una brutalità anarcoide e priva di sistema. La mafia invece
è un potere parallelo che si basa sul consenso dal basso, ragiona in
forma strategica, ha ambizioni governative, anche se si tratta di un
governo ombra, si avvale di un piccolo ma agguerrito esercito, dispone
di tanti soldi e usufruisce di una rete diplomatica e politica
internazionale. Un vero e proprio Stato nello Stato, che conta sulla
complicità di parti importanti delle Istituzioni. Questa è la sua
unicità e la sua forza.
La mafia è cominciata a metà dell’800 con i
gabellotti che, per insipienza e pigrizia dei grandi proprietari
terrieri, mantenevano per conto loro l’ordine fra i contadini. Passa poi
nelle città e prende a controllare i mercati del pesce e della carne.
Diventa potente perché sa ricattare, corrompere e uccidere. Ma sa anche
trattare con le amministrazioni locali trattando complicità dal basso
con chi sente lo Stato assente. Il primo grande cambiamento avviene
negli anni Settanta del '900 con il passaggio alla droga. I soldi sono
tantissimi, cominciano le rivalità fra le mafie dell’isola. L’enorme
quantità di denaro inoltre cambia i rapporti: butta per aria il regime
verticale basato sul rispetto verso gli anziani, l’esclusione delle
donne, un rapporto di interscambio col territorio.
Non a caso, in
coincidenza con la metamorfosi, nascono i pentiti. Leonardo Vitale è
stato il primo a parlare, facendo i nomi di Riina e Ciancimino. Non fu
creduto e fu chiuso in manicomio dove restò dieci anni. Appena uscito,
fu ucciso, segno che le sue parole erano veritiere. Più furbo e
intelligente è stato Buscetta che, dopo l’uccisione di tanti parenti,
decise di collaborare. L’organizzazione mafiosa in quel periodo ampliava
a dismisura il suo potere. Riuscì a fare sindaco di Palermo un suo
affiliato, Ciancimino, che in pochi anni ha contribuito a distruggere
gran parte delle bellezze architettoniche favorendo costruttori senza
scrupoli. Falcone che capì anche come intervenire, fu isolato e ucciso.
Il resto lo sanno tutti. Se ricordiamo come è nata questa orribile
piaga, sapremo pure che possiamo guarirla.