domenica 31 maggio 2020

LA PREGHIERA CHE CAMBIA LA VITA


La preghiera per cambiare la nostra vita
14 maggio
Oggi a livello ufficiale cattolico è stata indetta la giornata mondiale di preghiere perché Dio liberi il mondo dalla pandemia. Vorrei procedere dopo una breve riflessione critica ad una proposta molto costruttiva. Esiste effettivamente la deviazione di credere in un Dio interventista che dall’alto dei cieli possa fare tutto, un Dio che esaudisce le nostre richieste, guarisce le malattie, punisce il male, premia il bene.
Allora se Dio esaudisce me, perché non ha esaudito il mio vicino di casa? Un Dio che guarisse A e ignora B è un Dio che veramente dobbiamo lasciarci alle spalle.
Oggi questa concezione del Dio elargitore della grazia è una perversione ancora abbastanza frequente. Dobbiamo proprio cambiare mentalità, cambiare prospettiva.
Abbiamo dimenticato quello che Gesù ci ha insegnato e che tutta la Bibbia ci conferma: si prega solo Dio.
Gesù ci ha insegnato a rivolgerci a Dio, non si è mai sognato di pregare qualche altro o di dire che pregassero lui. Gesù ha sempre fatto centro, come la Scrittura ebraica gli ha insegnato a pregare Dio. Siamo noi che poi nel corso dei secoli, mettendo un po’ da parte Dio e mettendolo lassù come colui che dirige e comanda, abbiamo cominciato a pregare Gesù( cosa che gli avrebbe fatto drizzare i capelli)e poi come non bastasse la Madonna e poi i santi e poi inventare nel 12º 13º e poi 15º secolo il rosario e poi i santi come i tirapiedi di Dio che intercedano presso di lui.
Che devastazione che divagazione.
Oggi noi sappiamo bene che le malattie si curano con la medicina, sappiamo bene che le devozioni sono spesso delle idolatrie e quindi sarebbe molto bene che noi imparassimo a ritornare all’essenziale della preghiera.
Dio non ha bisogno di intercessori, di intermediari che essendo più vicino a lui gli presentino le nostre richieste.
Dietro un fiume di parole devozionistiche, abbiamo dimenticato che la preghiera parte da un profondo ascolto, da un silenzio. Cercare di praticare il silenzio come il tempo dell'attesa è una cosa formidabilmente importante. Quando noi preghiamo (e lo dico con rispetto per tanti modi diversi) la preghiera è alimento della fede. Come ci educhiamo ad una sana alimentazione, così bisogna educarci ad una sana e adulta alimentazione della fede.
Nel mio blog raccolgo spesso testimonianze di uomini e donne che pregano e vorrei dire a ciascuno di noi ti è per caso successo che hai smesso di pregare personalmente?
Certo in alcuni culti ti hanno fatto andar via la voglia di pregare, ma tu cerca dei riferimenti, una comunità con cui pregare insieme Anche nel passato tradizionale ci sono state esperienze da non buttare, certe preghiere in famiglia, certi momenti di ringraziamento e di lode a Dio prima del pasto.
Quando ero bambino io ricordo che, portandomi nei rifugi durante i bombardamenti, si pregava. Sapevamo bene che le bombe non le cacciava via Dio, però pregavamo per darci fiducia, per guardare avanti insieme e vorrei dire qualche cosa di molto costruttivo.
Come cercare le vie di una preghiera adulta, di una preghiera che faccia veramente maturare in noi la fede?. Il teologo Lenaers grande teologo i cui libri sono editi dall’Editore Massari in Italia scrive: “Che cos'è la preghiera? La preghiera è l’esperienza di un incontro più o meno cosciente con il Tu divino quali parole riempiano questo incontro e quale immagine aiutino ad esprimerlo è abbastanza secondario. Nella preghiera occorre trovare le immagini per fare il centro della questione le immagini però sono stampelle il centro della questione è l’incontro che abbiamo previsto con Dio. Abbiamo bisogno di linguaggi chi prega non vuole capire Dio vuole incontrarlo in un certo senso il linguaggio della preghiera, continua il teologo Lenaers, è simile al linguaggio degli innamorati perché è anche un meta linguaggio un linguaggio in cui le parole sono semplicemente la personificazione di rapporti e sentimenti e non hanno lo stesso ruolo che hanno nel linguaggio quotidiano. Sono la busta non la lettera che è in essa”.
E un'altra bellissima riflessione la compì Agostino di Ippona e quindi siamo nel quarto secolo. “Davanti agli occhi del mio spirito volevo l'intero creato tutto ciò che ne possiamo scorgere ossia la terra, il mare, l'aria, gli astri, gli alberi, gli animali mortali e tutto ciò che ci rimane invisibile avvolte penetrata da ogni parte da te Signore che pure rimanevi in tutti i sensi unico mare che contenga nel suo interno una spugna grande a piacere però finita e ripiene evidentemente in ogni sua parte del mare immenso. Così concepivo la tua creazione finita e ripiena di te infinito dicevo ecco Dio ecco le creature di Dio”.
Che bello questo tenere insieme il Dio e la creazione.
Ma dire Tu rivolgendosi a Dio è un modo adulto di pregare? A mio avviso esiste un Tu che quasi vuole essere la fotografia di Dio, come se fosse come un uomo o una donna, ma il Tu detto a Dio è un Tu funzionale alla relazione amorosa, che usa questo pronome personale come una cifra amorosa del mistero di Dio.
So bene che non è il Tu di mio padre, di mia madre, di un altro uomo, di una donna, coi capelli o calvo eccetera, in carne e ossa, non è il Tu dell'iconografia sacra. Sono linguaggi simbolici per indicare una relazione d'amore. Pensate questo Tu come suona spesso nella Bibbia nella varietà e nella pregnanza dei vari linguaggi allusivi e simbolici . “Tu buon pastore, Tu sole mio, Tu sorgente, Tu acqua che zampilla sempre, Tu pozzo, Tu fuoco che non si spegne, Tu energia che riempie il mondo, Tu custode dei miei giorni, Tu sapienza che mi guida ,Tu mio rifugio, Tu mio pastore, Tu mio custode, Tu difensore del povero dell’orfano, della vedova dello straniero, Tu tenero come un padre, Tu l'aquila che porta i suoi figli Tu il mio aiuto Tu che raccogli le lacrime, Tu che ascolti il grido, Tu che mandi la benedizione”.
Nella bibbia ebraica il Tu non è sempre un teismo, non è la raffigurazione di una persona fisica, ma è un immaginario espansivo e affettivo. Chi dice “Tu Sei il pozzo” non ha l'immagine di uomo.
“Tu sei il pastore” non ha l'idea di fissare l'immagine di Dio; “Tu sei l'acqua” “Tu sei la sorgente”. Qui non si definisce Dio, ma si allude a lui in una relazione di amore: è il tu di Gesù al Padre.
Scrive Molari in un recente libro: “il rapporto che si stabilisce, si sviluppa nella preghiera è di carattere strettamente personale perché termina alla realtà suprema e alla fonte della nostra struttura di creature. Non c'è alcun rischio di confusione. La creatura non è Dio. Nella preghiera Dio è accolto in modo eminente, più eccelso è più grande di tutte le sue creature”.
Non c'è nessun linguaggio, nulla che dica tutto di Dio, le nostre sono espressioni allusive. Pensate al Salmo 131: Dio è colui che tiene noi in braccio come una madre tiene in braccio il bambino. Pensate al Salmo 8, il salmo della meraviglia, di questo Dio che ha creato le cose, di questo Dio che ci guarda e siamo noi di fronte a Dio.
Meraviglia, silenzio, ascolto poche parole spesso e di nuovo silenzio e di nuovo ascolto perché per fare un buon rifornimento bisogna che ci sia uno spazio vuoto dentro di noi. Ma pensate l’immaginario bello con cui un grande credente Arturo Paoli disse in una meravigliosa preghiera “o Dio tu sei il porto che attende ciascuno di noi”.
Ecco allora che cosa volevo prefiggermi con questa riflessione. Educhiamoci ad una preghiera essenziale, liberante, una preghiera che non cambi la volontà di Dio, che cambi le nostre vite, che ci nutra che ci apra alla creazione, che ci apra alla solidarietà che apra le nostre mani i nostri cuori. Noi non preghiamo perché Dio ci esaudisca ma perché facciamo spazio alla ricerca della sua volontà e vogliamo cercare di compierla. Sì, la preghiera è fatta per cambiare la nostra vita, per accogliere il soffio leggero della volontà, voce di Dio e poi per prendere sul serio l'energia creativa di Dio che ci spinge a vivere con cura, con impegno, con gioia le nostre relazioni con le creature.
La relazione con Dio sfocia e conduce necessariamente, se la nostra è una fede vera, ad aprirci a tutte le creature in un atteggiamento di compagnia umile e di solidarietà fattiva e calda.
Vi auguro che questo Tu, che questi nomi che diamo a Dio, che questo approssimarci a Lui faccia crescere il senso del mistero, gli spazi del silenzio, gli spazi dell'ascolto, il tempo dell'attesa.
E' in questo cammino che troviamo le creature alle quali stringere la mano perché nella compagnia di Dio c'è la compagnia di tutto il creato.
Buona serata, buonanotte a voi amici e amiche
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 14 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)