La
preghiera per cambiare la nostra vita
14
maggio
Oggi
a livello ufficiale cattolico è stata indetta la giornata mondiale
di preghiere perché Dio liberi il mondo dalla pandemia. Vorrei
procedere dopo una breve riflessione critica ad una proposta molto
costruttiva. Esiste effettivamente la deviazione di credere in un Dio
interventista che dall’alto dei cieli possa fare tutto, un Dio che
esaudisce le nostre richieste, guarisce le malattie, punisce il male,
premia il bene.
Allora
se Dio esaudisce me, perché non ha esaudito il mio vicino di casa?
Un Dio che guarisse A e ignora B è un Dio che veramente dobbiamo
lasciarci alle spalle.
Oggi
questa concezione del Dio elargitore della grazia è una perversione
ancora abbastanza frequente. Dobbiamo proprio cambiare mentalità,
cambiare prospettiva.
Abbiamo
dimenticato quello che Gesù ci ha insegnato e che tutta la Bibbia ci
conferma: si prega solo Dio.
Gesù
ci ha insegnato a rivolgerci a Dio, non si è mai sognato di pregare
qualche altro o di dire che pregassero lui. Gesù ha sempre fatto
centro, come la Scrittura ebraica gli ha insegnato a pregare Dio.
Siamo noi che poi nel corso dei secoli, mettendo un po’ da parte
Dio e mettendolo lassù come colui che dirige e comanda, abbiamo
cominciato a pregare Gesù( cosa che gli avrebbe fatto drizzare i
capelli)e poi come non bastasse la Madonna e poi i santi e poi
inventare nel 12º 13º e poi 15º secolo il rosario e poi i santi
come i tirapiedi di Dio che intercedano presso di lui.
Che
devastazione che divagazione.
Oggi
noi sappiamo bene che le malattie si curano con la medicina, sappiamo
bene che le devozioni sono spesso delle idolatrie e quindi sarebbe
molto bene che noi imparassimo a ritornare all’essenziale della
preghiera.
Dio
non ha bisogno di intercessori, di intermediari che essendo più
vicino a lui gli presentino le nostre richieste.
Dietro
un fiume di parole devozionistiche, abbiamo dimenticato che la
preghiera parte da un profondo ascolto, da un silenzio. Cercare di
praticare il silenzio come il tempo dell'attesa è una cosa
formidabilmente importante. Quando noi preghiamo (e lo dico con
rispetto per tanti modi diversi) la preghiera è alimento della fede.
Come ci educhiamo ad una sana alimentazione, così bisogna educarci
ad una sana e adulta alimentazione della fede.
Nel
mio blog raccolgo spesso testimonianze di uomini e donne che pregano
e vorrei dire a ciascuno di noi ti è per caso successo che hai
smesso di pregare personalmente?
Certo
in alcuni culti ti hanno fatto andar via la voglia di pregare, ma tu
cerca dei riferimenti, una comunità con cui pregare insieme Anche
nel passato tradizionale ci sono state esperienze da non buttare,
certe preghiere in famiglia, certi momenti di ringraziamento e di
lode a Dio prima del pasto.
Quando
ero bambino io ricordo che, portandomi nei rifugi durante i
bombardamenti, si pregava. Sapevamo bene che le bombe non le cacciava
via Dio, però pregavamo per darci fiducia, per guardare avanti
insieme e vorrei dire qualche cosa di molto costruttivo.
Come
cercare le vie di una preghiera adulta, di una preghiera che faccia
veramente maturare in noi la fede?. Il teologo Lenaers grande teologo
i cui libri sono editi dall’Editore Massari in Italia scrive: “Che
cos'è la preghiera? La preghiera è l’esperienza di un incontro
più o meno cosciente con il Tu divino quali parole riempiano questo
incontro e quale immagine aiutino ad esprimerlo è abbastanza
secondario. Nella preghiera occorre trovare le immagini per fare il
centro della questione le immagini però sono stampelle il centro
della questione è l’incontro che abbiamo previsto con Dio. Abbiamo
bisogno di linguaggi chi prega non vuole capire Dio vuole incontrarlo
in un certo senso il linguaggio della preghiera, continua il teologo
Lenaers, è simile al linguaggio degli innamorati perché è anche un
meta linguaggio un linguaggio in cui le parole sono semplicemente la
personificazione di rapporti e sentimenti e non hanno lo stesso ruolo
che hanno nel linguaggio quotidiano. Sono la busta non la lettera
che è in essa”.
E
un'altra bellissima riflessione la compì Agostino di Ippona e quindi
siamo nel quarto secolo. “Davanti agli occhi del mio spirito volevo
l'intero creato tutto ciò che ne possiamo scorgere ossia la terra,
il mare, l'aria, gli astri, gli alberi, gli animali mortali e tutto
ciò che ci rimane invisibile avvolte penetrata da ogni parte da te
Signore che pure rimanevi in tutti i sensi unico mare che contenga
nel suo interno una spugna grande a piacere però finita e ripiene
evidentemente in ogni sua parte del mare immenso. Così concepivo la
tua creazione finita e ripiena di te infinito dicevo ecco Dio ecco le
creature di Dio”.
Che
bello questo tenere insieme il Dio e la creazione.
Ma
dire Tu rivolgendosi a Dio è un modo adulto di pregare? A mio avviso
esiste un Tu che quasi vuole essere la fotografia di Dio, come se
fosse come un uomo o una donna, ma il Tu detto a Dio è un Tu
funzionale alla relazione amorosa, che usa questo pronome personale
come una cifra amorosa del mistero di Dio.
So
bene che non è il Tu di mio padre, di mia madre, di un altro uomo,
di una donna, coi capelli o calvo eccetera, in carne e ossa, non è
il Tu dell'iconografia sacra. Sono linguaggi simbolici per indicare
una relazione d'amore. Pensate questo Tu come suona spesso nella
Bibbia nella varietà e nella pregnanza dei vari linguaggi allusivi e
simbolici . “Tu buon pastore, Tu sole mio, Tu sorgente, Tu acqua
che zampilla sempre, Tu pozzo, Tu fuoco che non si spegne, Tu energia
che riempie il mondo, Tu custode dei miei giorni, Tu sapienza che mi
guida ,Tu mio rifugio, Tu mio pastore, Tu mio custode, Tu difensore
del povero dell’orfano, della vedova dello straniero, Tu tenero
come un padre, Tu l'aquila che porta i suoi figli Tu il mio aiuto Tu
che raccogli le lacrime, Tu che ascolti il grido, Tu che mandi la
benedizione”.
Nella
bibbia ebraica il Tu non è sempre un teismo, non è la
raffigurazione di una persona fisica, ma è un immaginario espansivo
e affettivo. Chi dice “Tu Sei il pozzo” non ha l'immagine di
uomo.
“Tu
sei il pastore” non ha l'idea di fissare l'immagine di Dio; “Tu
sei l'acqua” “Tu sei la sorgente”. Qui non si definisce Dio,
ma si allude a lui in una relazione di amore: è il tu di Gesù al
Padre.
Scrive
Molari in un recente libro: “il rapporto che si stabilisce, si
sviluppa nella preghiera è di carattere strettamente personale
perché termina alla realtà suprema e alla fonte della nostra
struttura di creature. Non c'è alcun rischio di confusione. La
creatura non è Dio. Nella preghiera Dio è accolto in modo
eminente, più eccelso è più grande di tutte le sue creature”.
Non
c'è nessun linguaggio, nulla che dica tutto di Dio, le nostre sono
espressioni allusive. Pensate al Salmo 131: Dio è colui che tiene
noi in braccio come una madre tiene in braccio il bambino. Pensate al
Salmo 8, il salmo della meraviglia, di questo Dio che ha creato le
cose, di questo Dio che ci guarda e siamo noi di fronte a Dio.
Meraviglia,
silenzio, ascolto poche parole spesso e di nuovo silenzio e di nuovo
ascolto perché per fare un buon rifornimento bisogna che ci sia uno
spazio vuoto dentro di noi. Ma pensate l’immaginario bello con cui
un grande credente Arturo Paoli disse in una meravigliosa preghiera
“o Dio tu sei il porto che attende ciascuno di noi”.
Ecco
allora che cosa volevo prefiggermi con questa riflessione.
Educhiamoci ad una preghiera essenziale, liberante, una preghiera che
non cambi la volontà di Dio, che cambi le nostre vite, che ci nutra
che ci apra alla creazione, che ci apra alla solidarietà che apra le
nostre mani i nostri cuori. Noi non preghiamo perché Dio ci
esaudisca ma perché facciamo spazio alla ricerca della sua volontà
e vogliamo cercare di compierla. Sì, la preghiera è fatta per
cambiare la nostra vita, per accogliere il soffio leggero della
volontà, voce di Dio e poi per prendere sul serio l'energia creativa
di Dio che ci spinge a vivere con cura, con impegno, con gioia le
nostre relazioni con le creature.
La
relazione con Dio sfocia e conduce necessariamente, se la nostra è
una fede vera, ad aprirci a tutte le creature in un atteggiamento di
compagnia umile e di solidarietà fattiva e calda.
Vi
auguro che questo Tu, che questi nomi che diamo a Dio, che questo
approssimarci a Lui faccia crescere il senso del mistero, gli spazi
del silenzio, gli spazi dell'ascolto, il tempo dell'attesa.
E'
in questo cammino che troviamo le creature alle quali stringere la
mano perché nella compagnia di Dio c'è la compagnia di tutto il
creato.
Buona
serata, buonanotte a voi amici e amiche
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 14 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)