domenica 17 maggio 2020

"NELLA FOSSA DEI LEONI E NELLA FORNACE ARDENTE: SCOPRIE LA PROPRIA FRAGILITA'


SCOPRIRE LA PROPRIA FRAGILITA'.

In questa serata vorrei parlare di due compagnie e due compagne insostituibili del nostro viaggio della vita.
In questi giorni di pandemia la realtà del mappamondo, cioè l'abitudine a guardare in vasto, si tinge sempre di più di ingiustizie crescenti e vistose, popoli interi destinati all'abbandono e alla fame oltre alla malattia.
Anche a livello personale e relazionale si avvertono diverse forme di povertà, solitudine, violenze, depressioni, malattie, sfumano tanti progetti, galoppano incertezze invasive, sembra spegnersi, attraverso queste sofferenze intime quasi innominabili la voglia di futuro. Non si vede una via d'uscita.
Come dare un senso oggi ad una progettualità ad una propria vita personale? Nella Bibbia ebraica ci sono parecchi di questi racconti, nati e redatti proprio in situazioni di totale smarrimento.
Parto da un racconto, una leggenda significativa, che tutti voi certamente conoscete, che si trova al capitolo 17 del primo libro di Samuele. Ci si trova in un momento della storia in cui sembra non esserci futuro. Questo “momento” viene descritto come la presenza di un gigante, Golia, che armato di tutto punto, vantandosi di avere doti eccezionali, rappresenta il potere, ma anche la situazione di morte e di sfasamento totale per Israele, l'ora del tramonto.
Attorno, descrive il libro, serpeggia il pianto, si respira sconforto e disperazione. Che fare? Viene trovato un pastore, un pastore abituato a vivere con il gregge: si chiama Davide.
Saul il re tenta di persuaderlo ad armarsi di tutto punto, come ha fatto Golia l'avversario. Bisognerà trovare un'arma alla pari.
In un primo momento Davide cede alla tentazione, si veste da grande guerriero, ma poi provando ad affrontare la situazione e a muoversi, in quei panni proprio non si trova e dice a Saul: “depongo questa armatura mi basta un bastone”. Lo convince e si disarma. Ma che messaggio trasmette? “Lasciami due cose soltanto, quelle che nella vita ho imparato, che contano, la fiducia in Dio e la solidarietà dei miei fratelli e delle mie sorelle”. Infatti Davide era animato da una grande fiducia in Dio e aveva in questo momento attorno a sé la solidarietà di tutte le persone che ancora progettavano un mondo diverso.
Conoscete la leggenda: con la fionda colpisce il filisteo e lo atterra. Davide riesce ed è lui che ringrazia Dio e ringrazia i suoi fratelli.
Ovviamrente il genere letterario epico qui non è certo un raccinto nonviolento ed edificante....
Israele vede riaprirsi la strada un sentiero. Due sono le cose che il testo ricorda. Non è che Dio o la solidarietà siano una magia, facciano la magia. Dio non fa magie, ma la solidarietà dei fratelli e delle sorelle e la fiducia in Dio sono la compagnia, l'energia, lo slancio per guardare avanti.
Come è prezioso questo insegnamento per la nostra vita quotidiana ma anche per la vita del mondo. Nel libro di Daniele, il quarto grande profeta, libro profetico che in realtà è fatto di sogni, di visioni, in una letteratura molto complessa anche divertente in cui ci sono re come Nabucodonosor e Dario, l'immagine del potere che rende infelice la vita e vanifica ogni sforzo di liberazione. Qui compare una figura storicamente molto documentata, Antioco Epifane IV, ma ci sono quattro voci profetiche Daniele Anania Azaria Misaele che si ribellano e vengono perseguitate e sottoposte a due prove. Il racconto è incredibilmente fantasioso.
Vengono internati nella fossa dei leoni e altri nella fornace ardente. Come si può uscire da una fossa di leoni affamati e da una fornace ardente? Succede che arriva nella fossa dei leoni un messaggero e la presenza del messaggero ha chiuso le fauci dei leoni che diventano ammansiti compagni di residenza. I leoni fanno ormai compagnia.... Al capitolo quattordicesimo sembra che, davanti alla fornace ardente, tutti gli amici si siano un po' dileguati per la paura.

Il libro di Daniele narra al capitolo 14 versetti 33-40:
33 Si trovava allora in Giudea il profeta Abacuc il quale aveva fatto una minestra e spezzettato il pane in un recipiente e andava a portarlo nel campo ai mietitori. 34 L'angelo del Signore gli disse: «Porta questo cibo a Daniele in Babilonia nella fossa dei leoni». 35 Ma Abacuc rispose: «Signore, Babilonia non l'ho mai vista e la fossa non la conosco». 36 Allora l'angelo del Signore lo prese per i capelli e con la velocità del vento lo trasportò in Babilonia e lo posò sull'orlo della fossa dei leoni. 37 Gridò Abacuc: «Daniele, Daniele, prendi il cibo che Dio ti ha mandato». 38 Daniele esclamò: «Dio, ti sei ricordato di me e non hai abbandonato coloro che ti amano». 39 Alzatosi, Daniele si mise a mangiare, mentre l'angelo di Dio riportava subito Abacuc nel luogo di prima.
40 Il settimo giorno il re andò per piangere Daniele e giunto alla fossa guardò e vide Daniele seduto


Si tratta di storie che narrano, attraverso un linguaggio a noi un po' lontano, la fragilità che ci accomuna. Noi siamo viventi parabole della fragilità, la stessa fragilità che accompagna questi personaggi. Quando essi credono di rivestirsi delle vesti del potere prendono la strada sbagliata; quando si convertono ed accettano la loro fragilità, allora questa realtà imprescindibile diventa quasi una rivelazione. Scoprire la propria fragilità significa scoprire il bisogno reciproco. E' un messaggio estremamente impegnativo a livello politico, a livello sociale, a livello ecumenico ,a livello personale. O si scopre la propria fragilità come bisogno reciproco di una mano di un aiuto o non c'è futuro e non c'è felicità nel presente.
In quella meravigliosa lingua che è il latino, fragile deriva da “frango” cioè che si rompe. Se io porto un peso di 100 kg e ne posso sopportare solo due, si rompe la mia schiena. Fragilità vuol dire accoglienza dei nostri limiti, fare i conti con le nostre sofferenze, le nostre ferite, la capacità di guardare in faccia la realtà profonda del nostro essere creature.
Ma lo stesso verbo frango e la parola “fractio” vuol dire spezzare, condividere. Quando si è scoperta la fragilità essa diventa un invito a condividere, ad aver fiducia nella mano amica.
Il gesto della frazione del pane che facciamo nell’eucarestia significa che solo insieme si fa cammino.
A volte la nostra vita ha i giorni della fornace ardente o della fossa dei leoni e vivere è un'impresa ardua. Nella vita ci sono molti momenti di primavera, di soleggiamento, di felicità, di amore, di tenerezza, che costituiscono un grande dono, ma ci sono molte salite, molte montagne, molti pendii pericolosi, molti saliscendi.
Le Scritture ce lo ricordano in questi brani così leggendari ma così significativi. Ricordiamoci di non separare mai la fiducia in Dio dalla condivisione con chi fa viaggio con noi.
La fiducia in Dio, se tu non la rendiamo operante e se non la traduciamo in condivisione diventa uno spiritualismo astratto. La condivisione è rafforzata dalla fiducia in Dio perché lo sentiamo compagno della nostra fragilità e del nostro impegno a condividere. Accettiamo la nostra fragilità, gli anni, la salute, le malattie, i problemi, i progetti, tutto: ma essere fragili non vuol dire essere fallimentari o falliti, vuol dire essere creature.
Nella misura in cui facciamo i conti con la nostra fragilità, scopriamo una quantità più estesa, più profonda di felicità.
Ci auguriamo reciprocamente tanta fiducia in Dio e tanta accoglienza positiva delle nostre fragilità.
Buonanotte.
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 13 maggio a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)