lunedì 25 maggio 2020

RECENSIONE

La pm Pazè
‟Racconto la giustizia diseguale”.
 
La legge è uguale per tutti? 
Ma nemmeno per sogno. Parola di magistrato, che le leggi vorrebbe farle applicare ma si scontra con innumerevoli ostacoli sulla strada dell’equità. 
Elisa Pazè, pubblico ministero a Torino nel pool dei reati economici, completa la sua opera di critica al sistema giustizia con il libro ‟Anche i ricchi rubano” edito dal Gruppo Abele, che è già disponibile in formato digitale ed esce domani in cartaceo. Completa, perché nel 2017 era uscito per Laterza, sempre scritto da lei, ‟Giustizia roba da ricchi”. «Quello era il libro che spiegava il codice dei poveracci - dice provocatoriamente - quest'ultimo è quello sul codice per i galantuomini. 
E parla del contraltare, i reati dei colletti bianchi». Anche i ricchi rubano, dicevamo. «Ma per loro il codice parla di evasioni fiscale, di bancarotta, aggiotaggio. Basta ascoltare il suono di queste parole per capire che evocano più l'immagine di una fuga dalla disgrazia che un reato. Oppure, come nel caso dell’aggiotaggio, le parole diventano incomprensibili ai più, smettono di raccontare qualcosa alle persone comuni». Le questioni sono principalmente due: le leggi mal scritte e un condizionamento culturale che è sopravvissuto anche a Tangentopoli. «Credo dipenda dall'ammirazione sociale portata dal denaro» dice la pm. «Facciamo fatica ad applicare gli stessi giudizi ai ricchi e ai poveri. Di un ricco ci spingiamo semmai a dire che è disonesto, ma difficilmente lo crediamo un criminale». Questo determina anche una certa resistenza nel denunciarli i reati dei ricchi, perché la percezione è evidentemente distorta. Chi subisce uno scippo non fa fatica a sentirsi vittima di un reato, e invece chi si ammala perché lavora in un ambiente malsano, o per l’inefficienza del sistema sanitario, raramente ha la consapevolezza di essere vittima allo stesso modo.
«Il mio libro è il tentativo di spiegare al cittadino la difficoltà di applicare le norme a certi reati complessi come sono quelli dei colletti bianchi - dice Elisa Pazè - ma anche il tentativo di denunciare gli squilibri del sistema». Squilibri che determinano disagio negli operatori del diritto, tanto da indurre a una critica così dura in un magistrato che esercita quotidianamente l'azione penale. Da un lato il furto, l’appropriazione indebita, l'insolvenza fraudolenta. Dall'altro l'evasione fiscale che a ben vedere è solo un furto ai danni della collettività, ma che richiede indagini molto più complesse per essere provato.

Ottavia Giustetti, La Repubblica 19 maggio