domenica 3 maggio 2020

SEMPRE BOCCIATE LE RAGAZZE MADRI IN SIERRA LEONE

Da qualche settimana, in Sierra Leone, alle ragazze incinte e alle mamme minorenni è permesso tornare a scuola. Per dieci anni ne erano state bandite: a loro era proibito studiare. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l'indegno provvedimento non riguardava un'esigua minoranza di infelici teenager. Nel travagliatissimo Paese dell'Africa occidentale oltre un terzo delle gravidanze, per la precisione il 36 per cento, sono di adolescenti. E appena 38 ragazze ogni cento arrivano a frequentare le scuole medie. Questa tragica situazione ha un perché. La Siena Leone è stata devastata da una feroce guerra civile durata una decina d'anni e finita nel 2002. La lenta ricostruzione avviata nel nuovo secolo ha subito un'altra battuta d'arresto con l'epidemia di Ebola del 2014-2016. La Sierra Leone, con circa 4 mila morti, è stata il secondo Paese più colpito. Le scuole sono rimaste chiuse per lunghi periodi, migliaia di ragazze abbandonate a se stesse, costrette a provvedere come potevano alla propria sopravvivenza, vittime di soprusi e violenze. Quasi 20 mila le gravidanze precoci.
Il  divieto di frequentare la scuola alle giovanissime mamme voleva essere un deterrente, considerata la fame di istruzione che c'è in tutta l'Africa. Ma il rimedio è stato ovviamente molto peggiore del male. Donatori, ong, attiviste si sono battuti per anni contro quella legge discriminatoria. Finalmente, dopo le recenti condanne da parte di corti internazionali, il 30 marzo ne è stata annunciata la revoca immediata. Poi è arrivato il coronavirus. In Sierra Leone ne sono stati segnalati sei casi. Il presidente ha assunto poteri d'emergenza e annunciato provvedimenti estremi. Le scuole rischiano di essere chiuse a tempo indeterminato.
Pietro Veronese

(il Venerdì, 17 aprile 2020)