SIFRA
E PUA.
Oggi
nel salutarvi vi invito ad entrare nella “scuola di Sifra e Pua”.
Capiremo bene che cosa significa.
Nelle
ultime generazioni almeno in occidente eravamo soliti crederci sulla
buona strada, anzi saliti sul treno del progresso illimitato.
In
realtà vicino e lontano, per chi è attento al mappamondo e non solo
alle stanze della sua casa, per chi guarda alle periferie del mondo,
cresceva questo panorama di guerre e di fame che per un certo tempo
abbiamo veduto ma fingendo che fosse all'estinzione.
Il
grido dei poveri dei migranti e poi l'urlo della terra ferita, le
mille solitudini, le violenze, le disuguaglianze ora ci dicono a
chiare lettere che il nostro treno del progresso ha le rotaie
interrotte si è invece espansa la società e la consapevolezza dell'
insicurezza.
Ovviamente
non è tutto perso, ma bisogna davvero riorganizzare il viaggio della
vita, cambiare treno e pensare bene in che direzione vogliamo andare.
Noi credenti abbiamo una testimonianza stimolante nelle Scritture.
Non cadiamo nell’equivoco di chi apre la Bibbia per trovare un
prontuario di risposte pronte all'uso. La Bibbia non si presta a
questo abuso che pure è così ricorrente da certi crociati del
nostro tempo.
Essa
però raccoglie la testimonianza di un popolo e di singole persone
che in una condizione di schiavitù si trovano al bivio o ci si
rassegna alle cipolle d'Egitto cioè alla schiavitù o si riorganizza
un cammino verso la libertà.
I
primi cinque libri della Bibbia ebraica, l'Esodo in particolare,
nel linguaggio della testimonianza etica e sapienziale del tempo, ma
con una profondità che si coglie solo nella lettura assidua,
rigorosa e comunitaria, narrano questo viaggio verso la libertà.
Ebbene oggi vi propongo la testimonianza di due donne ebree che il
testo colloca in Egitto ai tempi del faraone e che spesso Israele
proclama come madri del popolo, levatrici della libertà perché
Sifra e Pua (splendore e bellezza questi sono i loro nomi) mettono i
presupposti, le prime pietre del cammino verso la libertà.
L’Esodo
narra così, e mi permetto di leggervi in una traduzione più
fedele: “Il re d'Egitto disse alle levatrici degli ebrei delle
quali una si chiamava Sifra e l'altra Pua: quando assistete al parto
delle donne ebree osservate quando il neonato è ancora tra le due
sponde del sedile per il parto. Se è un maschio lo ucciderete, se è
una femmina potrà vivere. Ma le levatrici vivevano davvero al
cospetto di Dio, non fecero come aveva loro ordinato il re d'Egitto e
lasciarono vivere i bambini.
Il
re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: “perché avete
fatto questo e avete lasciato vivere i bambini? Le levatrici
risposero al faraone: le donne ebree non sono come le egiziane, sono
piene di vitalità. Prima che arrivi presso di loro la levatrice
hanno già partorito. Dio beneficò le levatrici, il popolo aumentò
e divenne molto forte e poiché le levatrici davvero vivevano al
cospetto di Dio, egli diede loro una numerosa famiglia”. ni
figlia. Dunque tre verbi in fila: avrete notato che qualche vecchia
Bibbia traduce sempre il verbo “temettero Dio”, ma il timor di
Dio nella Bibbia non ha nessuna parentela con la paura di Dio,
significa vivere al cospetto di Dio, consapevoli della propria
creaturalità e in ricerca della sua volontà.
La
parola timor di Dio nella Bibbia non ha proprio nessuna parentela con
quel terrore del Dio giudice che ci è stato spesso inoculato da
bambini. Le levatrici, siccome vissero al cospetto di Dio, ebbero la
forza di resistere al re egiziano e lasciarono vivere chi entrava
nella vita. Meraviglioso tutto questo e sono tre verbi collegati:
dove si trova la forza per vivere controcorrente? Per ritrovare un
cammino di libertà vera e responsabile? Le levatrici hanno trovato
la radice, la forza, la ragione per dire di no dentro il loro
rapporto con Dio, dentro questo vivere al cospetto di Dio.
In
questa relazione vitale e liberante hanno trovato le energie. Non è
che avessero da qualche parte delle sovrumane energie, che potessero
resistere, opporsi, dire di no.
Chi
erano queste due donne di fronte a un faraone? Si fidano di Dio,
attingono da Lui, non ostentano uno zainetto interiore, non fanno
sfoggio di risorse eroiche. Semplicemente testimoniano la loro fede
che è un pozzo di energia, di vitalità, di resilienza e di
resistenza. impariamo dal coraggio, dalla intraprendenza, dall'
astuzia, dall’ironia, dalla fede di queste due donne. nel loro
lavoro quotidiano hanno detto un no agli idoli, hanno detto sì alla
vita del popolo e grazie a loro il popolo trovò un sentiero verso la
libertà, un sentiero certamente difficile, ma vero.
Ne
parleremo nei prossimi giorni. Nella narrazione del viaggio
dell’Esodo, il libro che canta la libertà, c'è questa esperienza
del popolo che va verso la libertà tra esitazioni e tradimenti, ma
sempre accompagnato dall'amore invitante di Dio.
Con
molti momenti diversi si esce dalla schiavitù alla libertà: essa
non è a due passi, a portata di mano. Ci vuole un lungo cammino, e
la letteratura ebraica dice che verso la libertà bisogna salire.
Si
deve entrare in una terra nuova con un cuore nuovo, un nuovo modo
di pensare e di agire. Viene la voglia di tornare indietro, mancano
le forze, rinascono le nostalgie per le cipolle d'Egitto, le
relazioni sono difficili: un'impresa che lascerebbe la voglia di non
cominciarla mai.
Credo
che oggi noi possiamo capire benissimo il racconto. dell’Esodo.
Conosciamo i cammini difficili, piccoli, solidali, faticosi per
andare verso la libertà e ci resta la domanda sul come possiamo
cambiare questo mondo fondato sulla disuguaglianza, noi che siamo
piccoli come Sifra e Pua.
Come
possiamo noi fermare le armi, come possiamo cambiare noi stessi a
volte così legate e legati alle nostre cose alle nostre abitudini?
Come possiamo cambiare questa chiesa di cui ci sentiamo parte ma che
è così aggrappata alla sua immagine e alla sua struttura? Dove
trovare le energie la fiducia? Ripensiamo a queste due piccole donne
Sifra e Pua (Splendore e Bellezza). Questo è lo splendore e la
bellezza di una vita: cercare la libertà. Hanno sfidato il
faraone.....
Dunque
non perdiamoci d'animo per le nostre fragilità. Dio sa aspettare,
sa chiamare, sa ripetere l'invito, è paziente con noi, continuerà a
chiamarci.
Genesi
12,1 ricorda che Abramo prima di muovere il primo passo, si è fatto
chiamare ben tre volte e, leggendo il testo ebraico diremmo che in
qualche modo Dio ha dovuto alzare un tantino la voce.
Vorrei
lasciarvi stasera mentre ci domandiamo che cosa possiamo fare noi
piccole persone per sperare, per avere fiducia nel cambiamento.
Possiamo
fare quello che il Salmo 84 ci dice: “Beato chi cerca Te o Signore,
beato l'uomo che trova in Te la sua forza, che mette le Tue vie nel
suo cuore. Se anche passa per la valle del pianto, la cambierà in
una sorgente, come la pioggia di primavera che ammanta di benedizioni
e lungo il cammino gli crescerà il vigore, finché sarà davanti a
Te nell’ultimo dei suoi giorni”.
Che
promessa! Durante il cammino ci crescerà il vigore, la voglia di
libertà, la fatica e la gioia messe insieme. Ma non c'è
scorciatoia verso la libertà. C’è invece la fedeltà di Dio e
la sua compagnia che non verranno mai meno per le donne e gli uomini
che cercano la vera libertà.
Buona
serata a tutti e tutte.
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 28 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)